Il ritorno di Casanova

Il ritorno di Casanova recensione film di Gabriele Salvatores con Toni Servillo e Fabrizio Bentivoglio [Anteprima]

Il ritorno di Casanova recensione film di Gabriele Salvatores con Toni Servillo, Fabrizio Bentivoglio, Sara Serraiocco, Natalino Balasso, Alessandro Besentini, Bianca Panconi e Antonio Catania

Il ritorno di Casanova: la fredda eleganza del vuoto

Ricordate la casa parlante di Nirvana? Correva l’anno 1997 e Gabriele Salvatores presentava un domicilio futuristico nel suo sci-fi thriller visionario. Era l’Italia che provava a fare Hollywood, Salvatores che guardava a Blade Runner, con risultati… nostrani, ma che comunque lasciarono il segno.

Nel 2023 c’è un’altra casa nel nuovo film di Salvatores. Oggi infatti una casa auto-pulente, parlante e intelligente non è futurismo, ma privilegio di cui può permettersi la domotica in ogni angolo del suo domicilio.

Il protagonista di Il ritorno di Casanova è il tipo di ricco artista che vive in una casa di questo tipo. Un regista che vive in una casa di design, bellissima, uber-tecnologica e totalmente impersonale. Eppure a un certo punto persino il robottino aspirapolvere, i rubinetti e i tendaggi automatizzati sembrano dolersi per lui e per la sua vecchiaia. Una reazione tecnologica ma empatica che risulta tanto più misteriosa in un film che colpisce (in negativo) per quanto sia distaccato, freddo, non partecipato dal suo regista.

Fabrizio Bentivoglio e Toni Servillo
Fabrizio Bentivoglio e Toni Servillo (Credits: 01 Distribution)

In Il ritorno di Casanova Salvatores si propone di raccontarci come sia la vecchiaia. Sulla carta, la sua vecchiaia, trasfigurata dentro un’opera che ha sua volta ha per fodera un meta-film. Le parti in bianco e nero, nel presente, vedono un anziano regista di nome Leo Bernardi (Toni Servillo) al lavoro sul montaggio del suo nuovo lavoro. La pellicola è proprio l’adattamento di Il ritorno di Casanova di Arthur Schnitzler, di cui ci vengono mostrati lunghi spezzoni appena usciti dalla sala di montaggio.

Il film in costume dentro al film è a colori e vede per protagonista Fabrizio Bentivoglio nei panni di Casanova, alter ego di Leo Bernardi, alter ego di Gabriele Salvatores. Un po’ Fellini un po’ Sorrentino, la pellicola racconta l’avanzare dell’età di un maestro cinematografico intrappolato nel disinteresse verso il cinema, verso la possibilità di un nuovo amore, verso gli amici di sempre di cui calpesta i sentimenti e le finanze, concentrato solo sulle sue miserie.

È difficile riconoscere il Salvatores che le sue opere ci hanno raccontato, perché questo film di fatto, non parla della vecchiaia di nessuno. Leo Bernardi è un simulacro vuoto, un sepolcro imbiancato di bianco e nero dentro cui non c’è nulla, nemmeno la vecchiaia. La sua malinconia sembra un tratto caratteriale più che agiografico, la sua salute è pressoché perfetta, persino la sua prestanza fisica e sessuale non sono state toccate dagli anni che avanzano.

Fabrizio Bentivoglio ne Il ritorno di Casanova
Fabrizio Bentivoglio ne Il ritorno di Casanova (Credits: 01 Distribution)

Fosse una parodia, un’irrisione delle pellicole con cui i grandi vecchi del cinema hanno spesso urlato alle nuvole il loro sdegno verso un mondo dimentico dei loro valori e della loro gloria, Il ritorno di Casanova sarebbe pazzesco. Invece è mortificante constatare come sia esattamente quel tipo di film, girato da un regista che racconta un mondo del cinema che non esiste più, con una superficialità spiazzante.

La Mostra del Cinema di Venezia è tutta scintillio e paparazzi, ma dentro non c’è nulla di quello che il Festival è oggi. Così come dentro il meta-film di Casanova non c’è nessun valore, nessuna sorpresa, nessuna scintilla. C’è solo una scena di nudo pretenziosa e un po’ ridicola. Eppure il modo in cui Bentivoglio velenoso e vanesio insidia la bella giovinetta che vuole a tutti i costi possedere per sentirsi di nuovo giovane è il singolo attimo di verità in un’opera che è una superficie tirata a lucido sotto cui non si agita nulla.

I bei movimenti di camera, la fotografia immacolata, le musiche veneziane non racchiudono nulla. La vecchia di Bernardi è inesistente, così come il Salvatores-pensiero sull’argomento. Invecchiare è brutto, ma lo è davvero? Bernardi è considerato un maestro e per questo stimato, le donne giovani e belle non riescono a reprimere l’impulso di accoppiarsi con lui, anzi: addirittura di crescerne la progenie.

Toni Servillo e Sara Serraiocco
Toni Servillo e Sara Serraiocco (Credits: 01 Distribution)
Sara Serraiocco e Fabrizio Bentivoglio
Sara Serraiocco e Fabrizio Bentivoglio (Credits: 01 Distribution)

Se la realtà di Il ritorno di Casanova fosse il vero sogno? Quello in cui si muovono donne che sono in realtà proiezioni del desiderio maschile, che fanno nascere i vitelli senza inzaccherarsi di fango. Contadine col taglio di capelli corto ed elegantissimo, che in casa indossano sottovesti di seta e sui trattori salopette di jeans che le fanno sembrare impossibilmente belle.

Un sogno in cui uno stuolo di giornalisti si precipita nell’hotel in cui il maestro ha deciso di alloggiare dopo la ribellione dolente, il requiem della sua casa domotica, perché la semplice presenza del regista italiano in un albergo italiano fa notizia (davvero?) tanto e più di una rock star internazionale.

Se fosse la parodia di uno di quei personaggi sorrentiniani che proprio Toni Servillo ha spesso incarnato, Il ritorno di Casanova sarebbe geniale. Invece è un film che parla di vecchiaia senza ciò che di negativo e terribile la rende tale, che parla di sesso e amore e figli senza il minimo trasporto emotivo, che fantastica di fantomatici giovani che prendono il posto degli anziani ma con una vaghezza esasperante.

Sintesi

Sfugge cosa stia a cuore a Salvatores di questo film, non si sente nemmeno la sua presenza di autore e regista. Non c’è compassione, non c’è tristezza, non c’è rabbia né ridicolo. C’è solo una casa perfettamente efficiente, bellissima, ma costantemente vuota di senso, sentimenti e significato.

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