El Conde

El Conde recensione film di Pablo Larraín con Jaime Vadell [Venezia 80 Netflix]

In uscita il 15 settembre su Netflix e presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia: El Conde di Pablo Larraín, la recensione in anteprima

El Conde recensione film di Pablo Larraín con Jaime VadellGloria Münchmeyer, Alfredo Castro,
Paula Luchsinger
, Catalina Guerra, Marcial Tagle,
Amparo Noguera
, Diego Muñoz, Antonia Zegers
e Stella Gonet

Pablo Larraìn torna al Festival del Cinema di Venezia due anni dopo Spencer per portare in sala la sua personale visione su uno dei personaggi più sanguinosi della storia cilena: il generale Augusto Pinochet. Per farlo, nel suo El Conde, il regista cileno sceglie di rendere lo spietato dittatore un vampiro di 250 anni (Jaime Vadell), oramai affetto da una crisi esistenziale e desideroso di mettere fine alla sua vita.

Dopo aver finto – di nuovo – la sua morte, Pinochet è rintanato in una sperduta dimora nel sud del paese, con la sola compagnia della moglie Lucìa (Gloria Münchmeyer) e del fedele servo Fyodor (Alfredo Castro). Quando una misteriosa contabile, Carmen (Paula Luchsinger) arriva per ordine dei figli del dittatore per sistemare le beghe economiche e legali della fortuna nascosta di Pinochet, tuttavia, la storia prende una piega del tutto inaspettata.

Larraìn ritorna a Venezia e lo fa per raccontare uno dei personaggi più ricorrenti della sua filmografia, Augusto Pinochet, dopo la trilogia cilena – Tony Manero (2008), Post-Mortem (2010) e No – I giorni dell’arcobaleno (2012) – questa volta, però, decidendo di allontanarsi dal reale, ammantando il suo protagonista di una veste vampiresca e immergendolo in un’atmosfera da dark comedy, a tinte gore. Perché proprio un vampiro? Larraìn ha dichiarato in più di un’occasione di aver pensato al dittatore in tal modo, come una creatura della notte, un mostro che continua a popolare gli incubi del popolo cileno. L’ispirazione, inoltre, è giunta dopo aver visto diverse foto di Pinochet con il mantello e aver approfondito la letteratura gotica e horror, soprattutto, quella incentrata sulla figura delvampiro: al centro di tutte le storie, dirà Larraìn, ci sono sempre gli stessi temi ricorrenti, la malvagità e l’eternità.

Jaime Vadell in El Conde
Jaime Vadell in El Conde (Credits: Netflix)

Una grottesca soap opera vampiresca in bianco e nero per raccontare la banalità del male

Scritto da Larraìn insieme allo sceneggiatore Guillermo Calderòn, El Conde non vuole svilire le crudeltà compiute da Pinochet, scegliendo di raccontarle attraverso la satira, ma al contrario sottoporre a processo uno dei personaggi più sanguinosi della storia, facendogli vivere una vita lunga e priva di qualsivoglia forma di amore: dai figli inetti e avidi, alla moglie desiderosa di poter essere morsa – “voglio diventare una bestia come te” gli dirà – il Pinochet del regista cileno è, oramai, un vecchio solo e lamentoso, ma non per questo meno minaccioso. Nel film, infatti, mai una volta sarà data occasione per empatizzare con il generale: Pinochet doveva essere mostrato in tutta la sua perversione, senza che si attivasse negli spettatori un meccanismo di difesa ed empatia per la sua condizione. Da qui anche la scelta dei pochi, ma efficaci elementi gore inseriti nella storia: il sangue
di cui si nutre Pinochet e quello di cui si macchia le mani fin dal primo omicidio saranno un costante richiamo nel film alla evilness del personaggio.

Attraverso una caravaggesca fotografia in bianco e nero, patinata, teatrale, quasi accecante nel suo dualismo cromatico (opera di Ed Lachman), la pellicola – girato in una zona desertica della Patagonia – trasporta il pubblico in una dimensione altra, nella quale il reale entra prepotentemente, attraverso l’interrogatorio serrato che Carmen conduce sui figli di Pinochet, provando a correggere una delle ingiustizie della storia: Pinochet non è mai stato sottoposto a processo, fino alla sua morte, avvenuta nel 2006. La storia, ci dice Larraìn, ripete se stessa quando i crimini restano impuniti, e con El Conde il regista intende mostrarlo chiaramente.

Paula Luchsinger alla Mostra del Cinema di Venezia 2023
Paula Luchsinger alla Mostra del Cinema di Venezia 2023 (Credits: Giorgio Zucchiatti/La Biennale di Venezia)

Giocando con i toni da commedia dark e celebrando il suo amore per un certo tipo di cinema espressionista, Larraìn crea un’opera che, sebbene arranchi nella parte centrale e a cui avrebbe giovato un minutaggio meno dilatato, regala un’intro e una fine da capogiro, con l’incursione di una (iconica) voce narrante femminile, la più grande fan del Generale e delle sue idee politiche.

El Conde è una riuscita satira di una delle figure più crudeli della storia del Cile, un ritratto della banalità del male e dell’ingiustizia che il paese ha subito per anni. Su questo, Pablo Larraìn ha dichiarato: “Molti credono che Pinochet non debba essere rappresentato. Io credo invece che abbiamo il dovere di raccontarlo. Altri che hanno commesso certi crimini sono ancora liberi e questo è molto triste. Questa impunità e questa sorta di chiusura del Cile nei confronti di quanto accaduto allora è qualcosa che mi interessa molto”.

Prodotto da Netflix, El Conde arriverà in piattaforma il prossimo 15 settembre.

Sintesi

Pablo Larraín dirige una grottesca soap opera vampiresca in bianco e nero per raccontare la banalità del male attraverso una riuscita satira su uno dei personaggi più sanguinosi della storia cilena, il dittatore Augusto Pinochet, ammantando il suo protagonista di una veste vampiresca e immergendolo in un'atmosfera da dark comedy a tinte gore.

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