Dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora?

Dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora? recensione film di Giuseppe Spina e Giulia Mazzone [TFF 40]

Dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora? di Giuseppe Spina (in coregia con Giulia Mazzone) è un film maestoso e ipnotizzante. La recensione

Dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora? recensione film di Giuseppe Spina e Giulia Mazzone con Roger Deutsch, Christian Kühne (voci) e Mauro Mazzone

In principio c’era la terra, nuda e misteriosa, che si estendeva in tutto il suo splendore. Poi venne l’uomo e nulla fu come prima. Sempre più catastrofi si materializzarono per colpa di chi aveva pensato fosse giusto deturpare quella stessa natura che li aveva visti crescere. La fine del mondo sembrava vicina, tutto ciò a cui eravamo abituati stava per finire. Ingloriosamente ci si stava preparando a qualcosa di inaudito, di difficile decriptazione, dove quello che era vivo stava morendo.

Nel caos generale partorito per mano nostra, un bagliore tentava di aprirsi e illuminare le tenebre e cambiare lo stato delle cose, quasi come faro in tempesta. Questa nuova speranza era l’Etna (probabilmente uno dei vulcani più impressionati e al tempo stesso meravigliosi esistenti), un luogo non ancora contaminato dalla distruzione dell’uomo.
L’Etna fu oggetto di ricerche per comprendere perché fosse uno tra i pochi posti sulla Terra, ad aver mantenuto quel fascino primordiale che attirava tanti esploratori, in particolare è da segnalare la spedizione da parte di uno scrittore francese che nel 1835 decise di esplorare da cima a fondo ogni lato di uno dei vulcani più importanti al mondo. Da tale avvenimento si sviluppano le vicende di questo film monumentale, un viaggio corporale e spirituale che mise gli esploratori, più di una volta, a dura prova sia per l’impresa quasi impossibile sia per le condizioni climatiche.
Nel frattempo, in un’altra parte del mondo non troppo remota, vi erano altri uomini che invece di distruggere il pianeta terra stavano costruendo le fondamenta (lastre metalliche si posavano quasi a tempo di musica in ogni lato o luogo) di una civiltà più sana e giusta.

Lo splendore dell'Etna in un'immagine di Dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora?
Lo splendore dell’Etna in un’immagine di Dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora? (Credits: Nomadica)
Dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora?
Rompere per poi costruire: il metallo (oggetto oscuro) in un’immagine di Dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora? (Credits: Nomadica)

Dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora? di Giuseppe Spina (in coregia con Giulia Mazzone), presentato al Torino Film Festival da poco conclusosi, è suddiviso in tre capitoli che fanno riferimento alle varie zone del vulcano Etna, ovvero sia la regione inferiore, la regione del fuoco e la regione deserta. Ognuna di esse contiene una descrizione che introduce lo spettatore in un vortice di immagini incandescenti (non potrebbe essere da meno visto che si fa riferimento ad un vulcano), accompagnate da suoni ancestrali tali da far venire i brividi.

Il film si pone come un’esperienza uditiva e non è un caso che i registi consigliano la visione con l’apposito uso di cuffie per ascoltare ogni rumore che la Terra ed in particolare l’Etna emette, ma anche quando il metallo incessantemente viene colpito.
Dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora? è un lavoro sbalorditivo (seppur di breve durata, un’ora appena) che affascina per la sua cura a livello visivo e descrittivo, impossibile non restare stupefatti a fine visione per l’opera a cui si è assistito. Pochi film italiani tentano (e con successo, bisogna ammettere) di intraprendere percorsi tortuosi e inesplorati come fa quello di Spina e Mazzone, provando a porsi come unico obiettivo una purezza di intenti e di immagini, libero da schemi e preconcetti che attanagliano gran parte delle produzioni nostrane.

Il cuore pulsante dell'Etna
Il cuore pulsante dell’Etna (Credits: Nomadica)

È un film che per struttura e immagini può ricordare benissimo il cinema del maestro Werner Herzog (in special modo quello documentaristico), ma Dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora? è molto più personale ed inedito di quello che si possa pensare. Non c’è un singolo momento che sappia di già visto, neppure quando gli autori fanno intervenire le voci fuori campo per descrivere le peculiarità dell’Etna come è tipico di alcuni documentari sperimentali di questa tipologia.

Giuseppe Spina e Giulia Mazzone sono stati bravi nel raccontare per immagini un qualcosa che ad un occhio meno attento potrebbe sembrare ridondante e nauseante, perché la loro pellicola è invece davvero unica nel suo genere (come scritto poc’anzi), ma soprattutto irripetibile. D’ora in avanti tutti gli altri film sperimentali dovranno fare i conti con Dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora? e chiedersi cosa si può fare per alzare l’asticella, cercando di non essere scontati e ripetitivi.

A tratti l’opera, senza perdere peraltro la propria unicità, ricorda l’episodio 8 (anch’esso magnifico) di Twin Peaks stagione 3, nella scena in cui il cielo si apre e mostra lampi, squarci di luce, fulmini in tutta la loro potenza, che atterriscono e rapiscono lo sguardo umano. Tali scene trovano quindi similitudini sia con il cinema di Herzog e di Piavoli che con quello di Spina e Mazzone.

Insomma, una ventata di aria fresca in un microcosmo circoscritto e che fa della retorica un vanto. Semplicemente fantastico e con la speranza che quest’opera sia vista da più spettatori possibili.

Sintesi

Dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora? è un lavoro sbalorditivo che affascina per la sua cura a livello visivo e descrittivo. Pochi film italiani tentano, e con successo, di intraprendere percorsi tortuosi e inesplorati come fa quello di Giuseppe Spina e Giulia Mazzone. Una ventata di aria fresca per una pellicola irripetibile e unica nel suo genere.

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