Decision to Leave

Decision to Leave recensione film di Park Chan-wook con Tang Wei e Park Hae-il [Cannes 75]

Decision to Leave recensione film di Park Chan-wook con Tang Wei, Park Hae-il, Go Kyung-pyo, Lee Jung-hyun, Park Yong-woo, Jung Yi-seo e Jeong Ha-dam

Park Chan-wook, Hitchcock del nuovo millennio

In conferenza stampa al Festival di Cannes 2022 (durante cui è stato presentato in concorso) il regista coreano Park Chan-wook ha dichiarato di essersi molto stupito quando la stampa e la critica hanno descritto il suo film come un omaggio al cinema di Alfred Hitchcock e in particolare al film Vertigo. Park Chan-wook sostiene di non aver mai pensato a quel cinema e quel film nello scrivere e nel dirigere Decision to Leave, un raffinato thriller poliziesco con tocchi noir. Sarà stata un’influenza subconscia? Si è tentati di non credergli, anche se poi il paragone è più che altro rispetto al genere e all’altissimo livello su cui si muove questo film, tutto costruito attorno a un rompicapo poliziesco e a una tensione sensuale in continua crescita, raramente esplicitata, spesso repressa eppure dirompente.

Basterebbe girare un ottimo film a-la-Hitchcock per creare un gran bel titolo, ma Park Chan-wook è molto più che un ottimo regista. È un cineasta, un maestro, un grandissimo nome del cinema odierno, amato ma comunque sottovalutato rispetto alla strepitosa, perfetta lezione di cinema che dà con questo lungometraggio. Decision to Leave è facilmente il miglior film in concorso visto a Cannes quest’anno, che vince un meritato premio per la regia nel Palmarès finale ma si dimostra più complesso, ardito e sperimentale della Palma d’Oro stessa.

Park Hae-il e Tang Wei in Decision to Leave
Park Hae-il e Tang Wei in Decision to Leave (Credits: CJ ENM/Moho Film)
Tang Wei e Park Hae-il
Tang Wei e Park Hae-il (Credits: CJ ENM/Moho Film)

Classico, moderno, magistrale

La storia è quella del più classico dei detective senza sonno, alle prese con la morte di un uomo che è caduto durante una scalata in montagna, in circostanze apparentemente facili da chiarire. Incidente, suicidio o omicidio? Per mettere un punto alla vicenda il protagonista interroga la giovane, novella vedova del morto, una migrante proveniente dalla Cina il cui coreano è ancora traballante, costituendo una barriera linguistica che complica interrogatori e ricostruzioni. Barriera dietro cui si nasconde consapevolmente una femme fatale diabolica per intenti, capace di sedurre il detective, finendo forse però per essere coinvolta emotivamente più di quanto previsto.

Decision to Leave da semplice poliziesco (”semplice” nemmeno troppo, innestando una sull’altra almeno tre indagini differenti) si trasforma in una riflessione incisiva e memorabile su cosa differenzi il matrimonio dall’amore, la routine dalla passione. È un film in cui ciò che è costruttivo, abitudinario e conforme dà forma e organizzazione alla vita, i cui guizzi di felicità derivano invece da forze caotiche e distruttive, altrettanto necessarie alla nostra esistenza, anche se difficilmente contenibili e manovrabili. Al centro della silenziosa tempesta che mette alla prova la vita priva di pericoli, rischi e sentimento c’è una Tang Wei davvero memorabile, nei panni di una donna che “comincia ad amare quando tu hai smesso di amarmi”. La sua giovane vedova è acuta, ironica e misteriosa quanto necessario per sedurre sia il detective che sospetta di lei sia il pubblico in sala che tenta d’indovinarne le mosse.

Tang Wei
Tang Wei in Decision to Leave (Credits: CJ ENM/Moho Film)
Park Hae-il
Park Hae-il (Credits: CJ ENM/Moho Film)

Impossibile però prevedere dove andrà a parare un regista in assoluto controllo di una storia complessa e molto, molto sofisticata. Decision to Leave è impressionante per come racconta la sua investigazione con soluzioni visive ora classiche ma dal tocco personale, ora sperimentali. Park Chan-wook tenta di uscire dalla sua confort zone, concentrandosi molto su come rendere cinematograficamente efficaci e visivamente piacevoli i telefoni cellulari e le altre tecnologie necessarie per raccontare il presente ma che altrove sono difficilmente oggetto di uno sforzo cinematografico per essere essere più incisive e desiderabili.

Park Chan-wook si muove in scene di un romanticismo soffuso, tra insinuanti interrogatori ricchi di allusioni e adrenalinici inseguimenti tra polizia e criminali, senza dimenticare il tran tran quotidiano di un coppia consolidata: fa tutto questo senza mai incespicare o mettere il piede in fallo. Lavora con un’agilità e una inventiva tali in fase di montaggio e raccordo tra scene da far sospettare che questo film l’abbia immaginato e girato tutto nella sua mente ancor prima di arrivare sul set.

Decision to Leave è una pellicola perfetta che testimonia l’assoluta padronanza del mezzo cinematografico da parte di un fuoriclasse di rara maestria.

Sintesi

Decision to Leave funziona sia come grande omaggio ai noir della Hollywood classica sia come film innovativo, per lo stile del suo regista e per il panorama attuale del cinema coreano. Una pellicola perfetta che testimonia l’assoluta padronanza del mezzo cinematografico da parte di un regista di rara maestria e che, pur osannato, è largamente sottovalutato rispetto al livello altissimo su cui continua a muoversi. Park Chan-wook è un fuoriclasse.

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