American Animals

American Animals recensione

Bart Layton, come avvenuto per The Imposter, ricerca avvenimenti conturbanti per poi rappresentarli. American Animals, presentato al Sundance Festival, non è un film costruito su eventi reali ma è tratto da una storia vera, raccontata dai veri partecipanti di una rapina.

Anno 2003, Kentucky. Dopo aver scoperto, presso la biblioteca dell’università, la stanza dei libri rari dove vengono custodite opere di inestimabile valore, Spencer Reinhard (Barry Keoghan) e il suo amico di vecchia data Warren Lipka (Evan Peters) iniziano a crogiolarsi con l’idea di rubare questi libri. La noia e la consapevolezza di sapere che le loro vite saranno per sempre “normali” li spinge a cercare una svolta che li faccia sentire vivi, per colmare un vuoto nella loro monotona esistenza.

Barry Keoghan (Il Sacrificio del Cervo Sacro) in American Animals
Barry Keoghan (Il Sacrificio del Cervo Sacro) in American Animals

L’idea del furto in biblioteca diventa sempre più reale: arruolano gli amici Eric (Jared Abrahamson) e Chas (Blake Jenner) e, sull’onda dell’entusiasmo e del bisogno di sentirsi speciali, fissano una data per il furto. Come i protagonisti di una pellicola di azione, confondono la realtà con la finzione e sognano di poter effettuare un colpo perfetto, unico ed irripetibile; perfetto sulla carta, ma disastroso nella pratica.

L’originalità risiede soprattutto nel raccontare il punto di vista degli studenti coinvolti, i quali si rivolgono direttamente alla telecamera narrando come si sono svolti i fatti attraverso una serie di interviste. Il regista inserisce una singolare narrativa per creare un film “interattivo”, poiché non solo permette ai suoi protagonisti di contraddirsi in alcuni momenti ma, di volta in volta, li lascia interagire con gli attori per evidenziare alcune incoerenze nella memoria e nel racconto. Due anime che si mescolano in una storia: verità assoluta e verità cinematografica.

Evan Peters (il Quicksilver dei film degli X-Men) in American Animals
Evan Peters (il Quicksilver dei film degli X-Men) in American Animals

I dialoghi frizzanti accuratamente selezionati creano ritmo e connessione, nonostante la situazione non sia “leggera” come possa sembrare a prima vista; ogni personaggio contribuisce con il proprio personale punto di vista e con i propri ricordi su come pensa siano accaduti gli eventi. Giocando con i codici del docufilm attraverso le testimonianze reali, Layton non giudica ma cerca semplicemente di proporre una storia che, nelle sue quattro versioni, concorda sulle motivazioni, e poco importa se non vi è coincidenza sui singoli dettagli.

Il film non racconta soltanto una storia divertente dal retrogusto amaro, fornisce anche spunti di riflessione e probabilmente non avrebbe funzionato se non fosse stato per le ottime interpretazioni e per la scelta dei giovani attori, come il sottovalutato Evan Peters e il Barry Keoghan de Il Sacrificio del cervo sacro.

American Animals, nonostante la sua trama semplice e in un certo modo prevedibile, riesce a tenere alta la tensione e, oltre a raccontare una storia, rappresenta – forse – l’atto di redenzione dei quattro ragazzi.

Il libro bramato in American Animals
Il libro bramato in American Animals

Sintesi

Giocando con i codici dei docufilm, American Animals mescola in una sola storia verità assoluta e verità cinematografica, riuscendo a tenere alta la tensione grazie al ritmo dei dialoghi ed alle interpretazioni dei suoi giovani attori.

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