The Old Oak

The Old Oak recensione film di Ken Loach con Dave Turner e Ebla Mari [Anteprima]

Un film semplice ma necessario in un'epoca dominata dall'incertezza e dalla prevaricazione sistematica

The Old Oak recensione film di Ken Loach con Dave TurnerEbla MariClaire Rodgerson Trevor Fox [Anteprima]

The Old Oak di di Ken Loach (Credits: Lucky Red)
The Old Oak di di Ken Loach (Credits: Lucky Red)

Se ad una qualsiasi associazione umanitaria venisse chiesto l’obiettivo più importante che si propone di raggiungere, probabilmente la risposta sarebbe sempre la stessa: la sua chiusura.

Nel caso in cui Save the Children annunciasse la cessazione delle proprie attività, vorrebbe dire che non ci sarebbero più bambini da salvare. Se le mense dei poveri scomparissero insieme alla fame e alla povertà, il mondo avrebbe due questioni decisive in meno a cui pensare.

Il cinema di Ken Loach è esattamente questo, una collezione di azioni e prese di posizione su tematiche che dovrebbero scomparire dai nostri radar ma di cui non possiamo farne a meno. The Old Oak è soltanto l’ultimo di una lunga serie.

C’è chi accusa il regista britannico di realizzare da sempre lo stesso film spostato a sinistra su lavoratori e classi sociali meno abbienti, ma il mondo che si propone di combattere non è mai stato sconfitto e, anzi, sembra in continuo peggioramento.

In questo caso, in una realtà al limite del collasso di una vecchia città mineraria inglese arriva una comunità siriana in fuga dalla guerra. Un’invasione di campo che mette in crisi il concetto stesso di povertà, dal momento che il fondo del barile di uno è simile all’idea di salvezza dell’altro. Persone inaridite e disunite dalla miseria e dalla globalizzazione riconoscono nello straniero il comodo capro espiatorio di una situazione già compromessa, sfogando frustrazioni e amarezze contro di loro.

The Old Oak di di Ken Loach (Credits: Lucky Red)
The Old Oak di di Ken Loach (Credits: Lucky Red)

Ken Loach, insieme a Paul Laverty, sceglie di essere più reale che verosimile, immaginando una situazione composta da frammenti di testimonianze e racconti raccolti sul campo per due anni. I profughi cercano l’integrazione a suon di gentilezza con l’aiuto di chi riconosce in loro la stessa umanità, ma il nucleo reazionario della città ostacola e boicotta ogni tentativo di connessione. Il campo di battaglia è il vecchio pub della città, l’ultimo baluardo di un passato di lotte e scioperi ormai sbiadito simboleggiato da quella vecchia insegna che, in una scena emblematica, cade a pezzi e deve essere rimessa a posto con un bastone.

Lo svolgimento della trama è piuttosto semplice e prevedibile, come in tante altre storie che vedono realtà differenti provare a coesistere su uno stesso territorio. Tentativi puntualmente sabotati, difficoltà personali, una conclusione che crede ancora al cuore della gente.

La spettacolarizzazione di tutto questo non è però l’obiettivo del film e dell’intera filmografia di Ken Loach. Si vuole problematizzare quello che viene tacitamente consentito all’ombra della narrazione mainstream, mostrando uno scenario tendente più alla realtà che alla verosimiglianza.

Quello che accade ai personaggi coinvolti è un mosaico di piccole verità con cui è difficile non aver fatto i conti nella vita. Sulle cause che le portano ad affermarsi, The Old Oak prova a farle manifestare in tutta la loro contingenza.

Questo potrebbe essere l’ultimo, per ragione anagrafiche e energetiche, l’ultimo tassello della carriera di Ken Loach.

Nel frattempo, invece, il capitalismo è ancora ben saldo, le disuguaglianze continuano a crescere e la gente seguita a guardare in basso mentre i problemi sono più in alto. Le mense e le associazioni umanitarie hanno sempre più da fare. È davvero possibile, quindi, che questo sia l’ultimo film?

The Old Oak di di Ken Loach (Credits: Lucky Red)
The Old Oak di di Ken Loach (Credits: Lucky Red)

Sintesi

The Old Oak è un film necessario, come quelle attività svolta da associazioni umanitarie. Sarebbe bello non averne bisogno, ma fin quando le questioni di cui si occupano non saranno risolte, non si potrà farne a meno.

Perché MadMass.it

Consapevoli del nostro ruolo, da sei anni in MadMass.it portiamo avanti una linea editoriale responsabile, preferendo la copertura dei festival al content farming, le recensioni al clickbait, le rubriche e le interviste al sensazionalismo. Stiamo cercando di fare la nostra parte: sostienici con una donazione, acquistando i prodotti consigliati sul nostro magazine o semplicemente passa a visitarci, sfoglia le nostre pagine e condividi i nostri articoli sui social: ci permetterai di continuare a crescere e fare sentire la nostra voce.

Articoli Correlati

Commenti

Ultimi Articoli