I giganti

I giganti recensione film di Bonifacio Angius con Stefano Deffenu [Anteprima]

I giganti recensione film diretto ed interpretato da Bonifacio Angius con Stefano Deffenu, Michele Manca, Riccardo Bombagi e Stefano Manca

In quest’opera c’è la rappresentazione estrema di esseri umani che, nel buio del loro ingorgo, si rendono conto che la vita non è niente e realizzano la loro totale inutilità.
(Bonifacio Angius)

Esterno, giorno, campo lungo. Una remota vallata della Sardegna. In primo piano dei campi incolti, trascurati. In secondo piano una vecchia casa segnata dal tempo, stile novecento. Sullo sfondo una strada poco trafficata. La voce di Stefano (Stefano Deffenu) da fuori campo: “Ci sono persone che dicono di fare una cosa e poi ne fanno un’altra”.
Sono solo i primi secondi de I giganti, l’ultimo lavoro di Bonifacio Angius, ma contengono già tutto il film.

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Se la casa decadente è Stefano e i campi incolti le occasioni perdute, la strada è la vita. C’è chi la percorre e chi invece rimane fermo, bloccato, preferendo chiudersi in se stesso.

Stefano Deffenu
Stefano Deffenu (Credits: Il Monello Film)

Le “persone che dicono di fare una cosa e poi ne fanno un’altra” sono Massimo (Bonifacio Angius), Andrea (Michele Manca) e Piero (Stefano Manca), tre vecchi amici che si incontrano a casa di Stefano dopo tanto tempo per una rimpatriata a base di alcol e droghe. Massimo è un uomo sull’orlo del baratro, dilaniato dal dolore per aver perso la possibilità di stare con sua figlia. “Hai presente quelli che non ce la fanno più, che prendono e ammazzano la moglie, i figli e poi si sparano un colpo in testa? Io ci sono arrivato a tanto così”. La perfetta descrizione di un personaggio in un paio di frasi.
Andrea entra in scena con sorrisi e battute pronte, per poi lasciarla tra le lacrime. Si atteggia a gran mattatore, ma viene rifiutato anche da una prostituta.
Nelle parole del regista, Piero è “cinico, menefreghista, presuntuoso e saccente”. È stata la politica a ridurlo così? O lo è sempre stato?

C’è anche un ragazzo con loro: Riccardo (Riccardo Bombagi), il fratello di Piero. Più giovane degli altri, non ancora devastato dalla vita. Inizialmente ha un ruolo di contraltare: agendo come una sorta di autorità morale giudicante, mette i personaggi davanti alla loro vera condizione. Col passare delle ore, però, finisce immancabilmente per farsi avvelenare dalla cappa di disperazione che aleggia nella casa.

E poi una carrellata di alcol, cocaina, speed, crack ed eroina. Inizia la distruzione fisica, cui si accompagna quella psicologica. Non vengono risparmiate critiche, recriminazioni e attacchi feroci.
La tragedia della condizione umana va in scena: “è tutto finto, frate!”.
Per ultima, la “pistola di Cechov”.
“Ancora non hai capito come doveva andare questa storia?”.

I giganti recensione film diretto ed interpretato da Bonifacio Angius
I giganti diretto ed interpretato da Bonifacio Angius con Stefano Deffenu (Credits: Il Monello Film)

I giganti è il terzo lungometraggio di Bonifacio Angius. Fresco vincitore del premio della Giuria Giovani e di quello per la miglior regia al festival di Annecy, è stato inserito nella rosa dei diciotto film tra cui scegliere il candidato italiano agli Oscar per il miglior Film Internazionale 2022. Scritto in un mese (dallo stesso Angius a quattro mani con Deffenu) e girato in sole tre settimane nel 2020, dopo il primo lockdown, il film contiene inevitabilmente forti richiami ai tempi attuali. “È stata una reazione all’incertezza della situazione che stavamo vivendo”, ha commentato il regista sassarese alle telecamere del Locarno Film Festival, dove la pellicola è stata presentata in anteprima lo scorso agosto, “non l’ho vissuta bene, non voglio nasconderlo”.

Avvalendosi di una troupe ridotta, composta da un insieme di maestranze esperte e principianti, Angius porta a casa una storia fresca, ben confezionata e dalla perfetta lunghezza (80 minuti). Le interpretazioni sono credibili e realistiche, ma la prova di Angius salta subito all’occhio. Quella attoriale è un’esperienza da lui stesso definita “piacevole ma anche dolorosa e faticosa”. Però “il ruolo era talmente congeniale per me che non sono potuto scappare”. Una menzione particolare merita anche Michele Manca che, al suo primo ruolo drammatico, inscena un personaggio molto “fisico” e convincente.

Stefano Deffenu e Michele Manca
Stefano Deffenu e Michele Manca (Credits: Il Monello Film)

Tra gli elementi migliori della pellicola c’è sicuramente la colonna sonora. Eterogenea ma coesa, è stata curata da Luigi Frassetto. In scena c’è un vecchio giradischi sul quale i personaggi alternano vinili che in realtà non esistono. Come ha spiegato Frassetto: “Dovevamo inventare dei dischi, mai esistiti che però sembrassero dei “classici perduti”, così abbiamo percorso a ritroso le strade del bolero, del mambo, del cha cha cha, del pop americano e dei primi cantautori italiani.”

La regia di Angius è statica, quasi teatrale, molto elegante. Viene prestata molta attenzione alla profondità di campo: spesso più personaggi si muovono contemporaneamente su piani diversi, in un’attenta coreografia che è possibile seguire per intero (e questo favorisce l’immersione dello spettatore).

Via via che passano le ore, gli effetti di alcool e droghe sui personaggi si fanno più evidenti, e i primi piani non lesinano sul realismo. Molto bella l’attenzione con cui vengono maneggiati i vinili e splendidi tutti i dettagli sulle droghe. Passando alla fotografia (anch’essa curata dal regista), il film è quasi totalmente girato all’interno della casa, dove i personaggi si sono “barricati”, infastiditi dalla luce naturale. La scena, quindi, è illuminata artificialmente da un impianto dei primi del novecento mai aggiornato. Prevalgono toni di chiaroscuro, soprattutto nei primi piani, che rimandano abbastanza esplicitamente alle ombre dell’anima dei personaggi.

Riccardo Bombagi e Stefano Manca
Riccardo Bombagi e Stefano Manca (Credits: Il Monello Film)

Angius ha dichiarato di ispirarsi, tra gli altri, a John Cassavetes e Martin Scorsese; riferimenti che si possono notare rispettivamente nella scrittura dei personaggi e nelle improvvise esplosioni di violenza. Rimane comunque visibile la sua mano, specie nella scrittura e nel manifesto attaccamento alla sua terra, omaggiata specialmente sul finale.

In chiusura, le parole Giona A. Nazzaro, direttore artistico del Locarno Film Festival: “Bonifacio Angius è un regista in piena crescita, e I giganti è un film che raccoglie il meglio di una certa idea di cinema italiano: la ferocia, ma anche la serietà e l’intensità dello sguardo sui maschi di un Marco Ferreri; un approccio molto preciso alla realtà ambientale sarda, filtrata dallo sguardo tipico di Bonifacio, estremamente consapevole del cinema e della sua tradizione (…). I giganti è un film che farà discutere, ma è un film di una grande onestà intellettuale, e dotato di un coraggio ancora maggiore.”

Sintesi

Scritto a quattro mani da Bonifacio Angius e Stefano Deffenu e girato durante il primo lockdown con un connubio di maestranze esperte e principianti, I giganti è una pellicola ben confezionata ed interpretata, con una regia elegante e una colonna sonora eterogenea ma coesa, coraggioso e di grande onestà intellettuale.

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