Gl’Irripetibili di Francesco Sala

Gl’Irripetibili di Francesco Sala
Gl’Irripetibili di Francesco Sala
Gl’Irripetibili di Francesco Sala
Francesco Sala

Siamo oggi a tu per tu con Francesco Sala, regista, autore, giornalista, si è sempre occupato di teatro; oggi pubblica un nuovo libro: Gl’Irripetibili, edito da Edizioni Cooper. E così mi trovo a domandargli cosa sia, a suo parere, la ripetizione.

La ripetizione in francese vuol dire prove. Da noi può essere replica o ripetizione. – spiega Francesco Certi attori in teatro mettono a posto il personaggio grazie alla ripetizione, altri si lasciano vincere dalla pigrizia di un pilota automatico e vanno di mestiere.

In effetti, spesso ci si domanda quali siano le differenze tra teatro e cinema. Questa domanda è oggetto di accesi dibattiti, lezioni universitarie, elucubrazioni di vario genere; a questa domanda però un attore risponderebbe così: la differenza principale tra il teatro e il cinema è che il cinema non si ripete. Ma… siamo veramente sicuri?

A ben pensarci, nel cinema si è di fronte ad una telecamera e la scena viene ripetuta migliaia di volte finché non viene ben eseguita. Nel teatro non c’è la ripetizione, nel senso una volta che sei sul palco sei tu con il tuo personaggio ed hai un contatto con il pubblico, e quel personaggio è ogni sera diverso, mai lo stesso, nelle sue infinite sfumature.

Proprio come le persone, ed esattamente come i grandi artisti: irripetibili, ovvero “Personaggi che è difficile circoscrivere in una sola categoria”. Ed è di loro che racconta Francesco Sala nel suo libro  Gl’Irripetibili: “Personaggi che sono uno spaccato del cambiamento. Dissacranti, surreali, piccanti, unici.” Questi i tratti comuni delle diverse personalità, uomini e donne, che questo libro ci racconta.

Quando ho scritto il libro pensavo ai personaggi ma anche a quel clima culturale , l’habitat che li ha fatti gemmare. – ci racconta Francesco – Oggi mi sembra ci sia una gelata.

Ed è tragicamente vero: la società di oggi tende sempre più all’omologazione e sempre di meno all’ “irripetibilità” del singolo. Un tratto, dunque, che per essere compreso va forse ricercato nel nostro passato, nelle nostre radici culturali ed artistiche.

Gl’Irripetibili di Francesco Sala
Gl’Irripetibili di Francesco Sala

E così leggiamo tra queste pagine le storie di grandi nomi quali Ettore Petrolini, Carmelo Bene per il teatro, Rino Gaetano e Gabriella Ferri per la musica, Marco Ferreri per il cinema, Gianfranco Funari per la televisione. Francesco Sala ci rende accessibili queste figure del nostro recente passato in tutto il loro accattivante fascino.

Dunque, ci viene da chiederci: irripetibile… è sinonimo di inimitabile?

Inimitabile sì. – sorride Francesco – Siamo tutti unici e irripetibili. Il mio libro è una riflessione sul talento, sulla difficoltà di trasmettere oggi, la mancanza dei maestri, il dimenticatoio, l’esercizio pervasivo e costante di fare reset con il passato. Ė una autobiografia di spettatore che oggi da operatore, si pone delle domande.

Didattica della visione. Questa dovrebbe essere l’espressione chiave di oggi, valida soprattutto per noi, pubblico che si trova a guardare, ad essere non solo spettatore ma testimone della storia teatrale nel suo dipanarsi. Testimone nel presente, ma anche nel passato: sì, perché grazie ai nuovi media gli “irripetibili” di cui ci racconta Sala sono ancora visibili, memorabili.

Possiamo ancora imparare da loro. Possiamo rivolgere a questi grandi delle domande silenziose, possiamo, in qualche modo, cercare di “intervistarli”; questo è ciò che cerca di fare Francesco Sala.

Intervistare è allenarsi all’ascolto. – ci spiega Francesco – Come uno psicoanalista cialtrone che conosce qualcosa del suo intervistato. Tira fuori dall’altro. Intervistare è educarsi al dialogo, alle ragioni di un punto di vista non tuo e imprevedibile.

In teatro gli attori, quando studiano una parte, attraversano una fase che si chiama proprio così: intervista al personaggio. Serve a comprenderne a fondo le infinite sfumature, a comprendere aspetti di lui che nemmeno un riflettore riuscirebbe a mettere alla luce, ma solo l’animo può comprendere. Si domanda e poi si scrive. Si scrive per rispondere a delle domande, anzi di più, ad una profonda esigenza interiore.

L’esigenza interiore ė la domanda: perché la sala cinematografica o teatrale aveva più magia agli occhi di me spettatore tanti anni fa? Il suo buio ventre materno, le apparizioni, l’ attore mattatore. In clima olfattivo, ideologico, politico, si respirava un’aria di libertà. Avevo vent’anni io o l’omologazione c’è per davvero? Tanto per citare Pasolini: Un clima dove si respirava.

E così anche noi tentiamo di “respirare” attraverso queste pagine di storie di personaggi, pagine di Storia vere e proprie, incantati dalla profondità del mistero unico ed irripetibile che è ogni uomo.

Chiara