Intervista a Crista Alfaiate e Mariana Ricardo protagonista e sceneggiatrice di Diários de Otsoga [FdP 62]

Incontro con l'attrice protagonista di Diários de Otsoga, Crista Alfaiate, e la sceneggiatrice del film, Mariana Ricardo, in occasione della 62a edizione del Festival dei Popoli

Durante il Festival dei Popoli 62 abbiamo incontrato Crista Alfaiate e Mariana Ricardo, protagonista e sceneggiatrice del film Diários de Otsoga: l’intervista

Diários de Otsoga è molto legato alla situazione di emergenza provocata dalla pandemia di Covid-19 e, in un punto della storia, il personaggio di Crista dichiara che anche al mestiere dell’attore c’è un limite oltre il quale non si può più andare.
In rapporto allo strano contesto lavorativo che si è venuto a creare, avete mai avuto la sensazione, durante la realizzazione della pellicola, di avere un carico di lavoro più grande o più difficile da affrontare del solito?
Dal film – per quanto difficile da definire nel suo genere, essendo a metà tra il documentario ed il film di finzione – emerge che comunque ci possono essere stati degli ostacoli nel processo di realizzazione, come li avete affrontati?

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Crista Alfaiate: Abbiamo girato il film in una casa, stando tutti insieme, attori e troupe. Il punto in cui il mio personaggio fa riferimento ad una serie di limiti che il mestiere di attore non dovrebbe superare è un momento in cui la storia narrata è ancora una storia di finzione; in realtà ci siamo sentiti al sicuro per tutto il tempo delle riprese, non c’era la costante preoccupazione di essere contagiati. È vero che tutto il processo non è stato lineare né liscio perché essendo un film che veniva fatto giorno per giorno, c’erano una struttura ed un’idea di fondo a fare da guida ma restava comunque un margine di incertezza e confusione sul da farsi a cui noi attori ci siamo dovuti abituare.

Mariana Ricardo: L’idea del film che hanno avuto all’inizio Miguel (Gomes, regista) e Maureen (Fazendeiro, regista) era di lavorare sulla storia giorno per giorno. Hanno fatto in modo di rendere la produzione semplice, considerando le normative messe in atto per il contenimento del virus, e dunque si è deciso di girare in una villa isolata. Per quanto la storia fosse di finzione, comunque ciò che succedeva intorno a noi finiva sempre per entrare nella pellicola in un modo o nell’altro ed era in effetti difficile evitare la questione della pandemia, essendo irrimediabilmente entrata dentro la nostra realtà. Come Crista ha detto, alcune parti sono state rese finzione: non c’era davvero paura di essere infettati all’interno dell’ambiente lavorativo, allontanando questa minaccia costante.

Mariana Ricardo e Crista Alfaiate al Festival dei Popoli 62
Mariana Ricardo e Crista Alfaiate al Festival dei Popoli 62 (Credits: Ilaria Costanzo)
Maureen, all’interno del film, racconta di aver preso ispirazione da un racconto di Cesare Pavese in modo esplicito. Ci sono stati altri film o libri che vi sono serviti come fonte d’ispirazione per scrivere il film?

Mariana Ricardo: Il riferimento che Maureen fa a questo libro (La bella estate) è stato in qualche modo romanzato all’interno della pellicola: si ricordava di questo libro e pensava di rammentarlo in un modo ma nel momento in cui è tornata a leggerlo ha scoperto che non si trattava affatto del libro come lei credeva. Al di là di questo episodio non ci sono state particolari fonti di ispirazione, abbiamo dovuto lavorare molto velocemente, nel giro di quindici giorni abbiamo pensato il film e da qui giorno per giorno avveniva la scrittura vera e propria delle scene. Non c’è stato un lavoro preciso di scrittura prima dell’inizio delle riprese proprio per questa mancanza di tempo.

Crista Alfaiate: Una cosa interessante, però, è che durante la quarantena Miguel e Maureen hanno rivisto i film di John Ford partendo dall’ultimo per risalire fino al primo; hanno riguardato tutta la sua filmografia cronologicamente al contrario e questo ha fatto sì che Diários de Otsoga venisse girato con una narrazione inversa, può aver ispirato la struttura del diario. Quello che sapevamo dall’inizio era che la pellicola si sarebbe svolta in una villa, per cui tutti ci saremmo dovuti trasferire, e che la storia ruotava attorno ad un triangolo amoroso – o sarebbe meglio dire un “falso” triangolo amoroso. Per questo che Maureen si è ricordata di Cesare Pavese, che nelle sue opere racconta storie ambientate in campagna, con protagonisti dei ragazzi. È stata la somiglianza dell’universo narrativo tra il libro ed il film che ha fatto sì che se ne ricordasse, nonostante avesse letto il libro molti anni prima.

Crista Alfaiate
Crista Alfaiate (Credits: Festival dei Popoli)
Quanto vi siete sentiti liberi, in quanto attori, di portare parte della vostra personalità dentro i personaggi che vi siete ritrovati ad interpretare?
Al di là del fatto che i personaggi interpretati portano i vostri nomi reali, quanto margine c’era di libertà per costruire il personaggio e quanto invece era già stato scritto da registi e sceneggiatori?

Crista Alfaiate: Abbiamo creato questi personaggi giorno per giorno seguendo le proposte che Miguel e Mariana ci facevano, abbiamo scoperto progressivamente che cosa si poteva costruire insieme. Il nostro lavoro lo vivevamo con una serie di “compiti” da svolgere ogni giorno e così si procedeva, dopo le indicazioni che ci venivano date. Questo margine di libertà era abbastanza presente, pur tenendo di conto della situazione che costringeva a girare una scena al posto di un’altra oppure a cambiare all’ultimo minuto. Anche nella scena in cui ci è stata concessa maggior libertà dal regista, cioè recitarla e scriverla come volevamo noi attori, siamo dovuti comunque scendere ad un compromesso con la troupe e accordarci su come girarla.

Guardando questo film si ha l’impressione che “si sia fatto da solo”: si osservano attori che lavorano in modo autonomo, la mano del regista che sembra sparire e così anche quella degli sceneggiatori.
Era questa una delle intenzioni originarie dei registi, degli sceneggiatori, ovvero rendere il film in qualche modo “indipendente” da chi lo ha creato?

Crista Alfaiate: Penso che fosse già una delle intenzioni iniziali dei registi, essendo Diários de Otsoga strutturato come un diario. Ci sono diversi livelli: quello della realizzazione del film, quello della narrazione della storia interna e quello che viene scritto. Il film si creava giorno per giorno, gli sceneggiatori ed i registi si sono stabiliti nella villa una settimana prima rispetto agli attori ma durante questo periodo di permanenza precedente alle riprese qualsiasi accadimento poteva diventare utile come materiale di scena da inserire. Inizialmente tra noi attori nessuno sapeva chi doveva interpretare chi, nonostante fossimo già arrivati sul luogo delle riprese: in questo senso la pellicola andava costruita giorno per giorno.

Mariana Ricardo: Miguel e Maureen hanno un modus operandi che li porta a “scomparire” dietro la macchina da presa, cercano sempre di non portare troppo della loro personalità dentro un film ed in questo senso l’opera si costruisce da sola. Nel caso in cui ci fossero state conversazioni particolarmente interessanti, in modo casuale, sorte durante una cena, che avessero avuto una carica drammatica o comica, poteva essere d’ispirazione per una scena se non addirittura inserita nella storia. Qualsiasi cosa che succedeva intorno a noi e potesse avere rilevanza drammatica finiva per entrare dentro alla nostra storia, un esempio è la scena finale in cui esplode una discussione il primo giorno in cui troupe e attori si sono incontrati per stabilire il piano di lavoro.

Mariana Ricardo
Mariana Ricardo (Credits: Festival dei Popoli)
Pensate che la pandemia abbia cambiato in modo irrecuperabile il modo di scrivere un film, di recitare, o più in generale di portare avanti un progetto artistico?

Mariana Ricardo: Spero di no, sicuramente ci accompagnerà per molti anni questa situazione e saremo condizionati nel nostro modo di lavorare ma spero che possiamo smettere di pensarci prima o poi. Non penso che ci sia qualcosa che non torneremo mai più a fare, sicuramente avremo più attenzione ma torneremo ad andare al cinema come sempre abbiamo fatto.

Crista Alfaiate: Quando Miguel e Maureen hanno realizzato questo film hanno potuto farlo perché i loro progetti individuali erano stati messi in pausa a tempo indeterminato, non potevano andare avanti e non era proprio fattibile. Ancora sicuramente c’è il desiderio di poter tornare a realizzare queste idee senza blocchi e impedimenti, tornare a girare in modo normale.

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