Black Mirror 5, recensione: esperimento fallito o mancanza di nuove idee?

La quinta stagione di Black Mirror è da poco disponibile su Netflix ma sono già in molti ad aver bocciato i tre nuovi episodi scritti da Charlie Brooker.

Black Mirror 5, recensione dei tre nuovi episodi disponibili su Netflix
Black Mirror 5, recensione dei tre nuovi episodi disponibili su Netflix

Appena tre giorni fa Netflix ha rilasciato nel proprio catalogo la nuova stagione di Black Mirror. Nel corso degli anni lo show prodotto da Charlie Brooker ha saputo ritagliarsi uno spazio tutto suo nell’universo seriale, grazie ad un’identità ben delineata, di genere prettamente distopico. Episodio dopo episodio, la serie tv ci ha fatto rabbrividire ma anche ragionare riguardo alla nostra società e a ciò che siamo diventati con l’avvento e l’invasione della tecnologia, permettendoci di raggiungere nuove consapevolezze e portandoci a nette prese di coscienza.

Black Mirror, tre nuovi episodi disponibili dal 5 giugno

A distanza di un anno e mezzo dalla precedente stagione e di sei mesi dal film interattivo Bandersnatch, Black Mirror si ripresenta con tre episodi che sembrano voler spianare la strada in una direzione meno lontana dal nostro presente, mettendo da parte quel senso di angoscia che ha invece caratterizzato il passato della serie tv. Dobbiamo dunque dimenticarci le geniali sceneggiature alla base di episodi come The National Anthem, The Entire History of You o Hated in the Nation? Ritroveremo, magari già a partire dalla prossima stagione, la poesia utopica di San Junipero e Hang the DJ? Purtroppo non è dato sapersi ma la speranza è che nei prossimi mesi la squadra di Black Mirror riesca a rimboccarsi le maniche quanto prima per tirar fuori dal cilindro nuove storie all’altezza di quelle che hanno portato la serie tv ad essere una tra le più amate di sempre.

Striking Vipers

Black Mirror 5, recensione dei tre nuovi episodi disponibili su Netflix

Nel primo episodio della quinta stagione i protagonisti sono due uomini, Danny e Karl, legati da un’amicizia decennale, ed una donna, prima fidanzata e poi moglie di Danny. Dopo una breve introduzione che ci permette di conoscere gli anni più spensierati dei due uomini, quelli cioè durante i quali trascorrevano le ore a fumare spinelli e giocare al videogioco Striking Vipers, veniamo catapultati al 38esimo compleanno di Danny. Proprio in quest’occasione l’uomo ritroverà il suo migliore amico Karl, del quale aveva perso un po’ le tracce ed è sempre da lui che riceverà in regalo la nuovissima versione del videogioco che tanto amavano. La tecnologia nel frattempo ha fatto passi da gigante e permette, attraverso un piccolo chip da applicare sulla tempia, di entrare direttamente nel gioco e di impersonare in tutto e per tutto il personaggio scelto per combattere.

Sviluppato nello stile dei celeberrimi Street Fighters e Tekken, il picchiaduro di Black Mirror diventa sin da subito lo scenario nel quale le due rappresentazioni virtuali di Danny e Karl, rispettivamente un uomo ed una donna, si lasciano andare come non avrebbero mai fatto nella vita reale: si baciano e tra i due inizia una storia appassionata, fatta soprattutto di sesso, che a lungo andare metterà in crisi il matrimonio di Danny. Di lontano dalla realtà, in questo caso, risulta esserci soltanto la possibilità di essere catapultati direttamente nel videogame. Per il resto, l’episodio non si allontana troppo da un classico film nel quale un marito, seppur innamorato, si arrende alla noia della routine e cede alla tentazione di tradire la propria compagna, seppur in maniera virtuale. Una volta rinsavito, sceglie di tornare ad essere il marito perfetto nel tentativo di salvare il proprio matrimonio ed il finale dell’episodio ci mette semplicemente di fronte alla scelta comune dei due coniugi di potersi dedicare, con una frequenza prestabilita, una “via di fuga” dalla vita di coppia. Insomma, un episodio definibile in qualsiasi modo ma di certo non inquietante o delirante.

Smithereens

Black Mirror 5, recensione dei tre nuovi episodi disponibili su Netflix

Tra i tre episodi della quinta stagione, questo è probabilmente quello che più si avvicina allo spirito che ha sempre caratterizzato le story-lines di Black Mirror. Più che angoscia, però, la sceneggiatura in questo caso ci getta addosso un senso di disagio perché tutti noi possiamo tranquillamente riconoscerci nel protagonista, Chris. L’attore che lo interpreta, Andrew Scott, riesce perfettamente a farci percepire le sensazioni provate dall’uomo: un crescendo di insofferenza e frustrazione per quanto accaduto in un passato che nella prima parte dell’episodio possiamo semplicemente immaginare ma che sul finale ci viene raccontato in tutta la sua atroce crudezza.

Il titolo da cui la storia prende il titolo, Smithereens, fa riferimento all’azienda che nel nostro “mondo” equivale quasi in tutto a Facebook, così come il suo creatore Billy Bauer è ricollegabile a Mark Zuckerberg e tutti i suoi seguaci a tutti noi che da anni ci ritroviamo ad essere dipendenti dal celebre social network. Le persone non iscritte alla piattaforma on-line rappresentano ormai un’eccezione e difficilmente, chi è già registrato, riesce a sottrarsi almeno per un giorno intero al rituale di collegarsi anche solo per uno “switch” annoiato e superficiale. Alla fine viene da chiedersi, Chris è vittima o carnefice? Ma, soprattutto, come siamo arrivati a questo punto di non ritorno? Per rispondere a questa domanda viene in mente la storia della rana che, messa in una pentola di acqua fresca, non si rende conto dell’aumento della temperatura del liquido e si ritrova così nel pieno della bollitura senza neanche essersene resa conto. Ma nel mondo attuale, purtroppo, esistono già moltissimi Chris ed è per questo che anche nel caso di Smithereens non possiamo certo dire di aver ritrovato la brillantezza tipica di Black Mirror.

Rachel, Jack and Ashley Too

Black Mirror 5, recensione dei tre nuovi episodi disponibili su Netflix

Terzo ed ultimo episodio della quinta stagione, probabilmente rappresenta quello che ha saputo incuriosire anche coloro che magari Black Mirror non lo hanno mai seguito o amato particolarmente. Questo perché a recitarvi è Miley Cyrus, popstar di calibro internazionale che ormai da qualche anno aveva abbandonato i set cinematografici e seriali. In questo caso interpreta comunque una cantante e riesce in qualche modo a metterci di fronte all’altra faccia della medaglia per quanto riguarda la vita apparentemente perfetta di una star famosa a livello globale. Esattamente venti anni fa, Britney Spears raccontava più o meno la stessa cosa nel brano Lucky, quando in poche parole chiedeva: cosa accade quando i riflettori sul personaggio si spengono? Una delle risposte, sicuramente estremizzata ma neanche troppo, ce la dà proprio l’episodio di Black Mirror che, pur risultando piuttosto banale soprattutto nella parte finale, trova un punto di forza proprio in Miley Cyrus, la quale riesce a bilanciare dramma e ironia, senza rinunciare a quel pizzico di sfacciataggine e malizia che da anni caratterizzano la sua carriera.