Artemis Fowl

Artemis Fowl recensione [Disney+]

Artemis Fowl recensione film di Kenneth Branagh con Ferdia Shaw, Colin Farrell, Judi Dench, Lara McDonnell, Josh Gad, Tamara Smart e Nonso Anozie

In tempi di Coronavirus succede che uno dei film di punta di Disney venga distribuito direttamente in streaming, saltando l’uscita nelle sale. Programmato per il 27 maggio, l’adattamento dei primi due romanzi della saga dell’irlandese Eoin Colfer approda infatti sulla piattaforma Disney+ a partire dal 12 giugno. Una scelta, col senno di poi, che ci sentiamo di condividere. Artemis Fowl si inserisce in quel filone composito che, negli anni, ha portato alla ribalta come fenomeni anche di costume le saghe di Harry Potter, Percy Jackson, Twilight e Animali fantastici, solo per citarne alcune delle più rappresentative. Inizialmente successi letterari, tutti questi “Young Adult” hanno trovato una trasposizione cinematografica, andando ad allargare il proprio pubblico di riferimento.

Ferdia Shaw
Ferdia Shaw
Colin Farrell
Colin Farrell

Di un adattamento di Artemis Fowl si era cominciato a parlare già nel 2001, allora al progetto era stata accostata la Miramax. Dal 2013 la palla è passata alla Disney, che successivamente ha affidato la regia a Kenneth Branagh e ha estromesso Harvey Weinstein dalla produzione in seguito allo scandalo che lo ha coinvolto. Girato nel marzo del 2018, il film ha avuto una lunga gestazione e diversi rinvii. Ambientato in un mondo sospeso tra realtà e fantasia, Artemis Fowl si concentra prevalentemente su un dodicenne che usa le sue abilità per lanciarsi alla ricerca del padre, accettandone l’eredità di grande genio criminale. Come in ogni “Young Adult” che si rispetti, sarà aiutato nei suoi propositi da alcune creature fantastiche, nello specifico l’elfo Spinella Tappo e il nano Bombarda Sterro. Al centro dell’intrigo c’è il prezioso Aculos, che non deve finire nelle mani sbagliate.

Branagh concentra in circa 95 minuti i primi due romanzi della saga, affida alla voice-over di Sterro il racconto e si imbarca in un’impresa molto più complicata del previsto. Artemis Fowl è infatti un film che non funziona, forse anche per un montaggio che prova a comprimere in una dimensione temporale troppo breve fatti che avrebbero necessitato di un maggiore approfondimento. Mancano completamente le caratterizzazioni di personaggi che rimangono privi di un’anima, a cominciare dal protagonista. Il rapporto padre-figlio, elemento chiave nel cinema di Branagh, diventa più un presupposto all’azione che il vero motore del film.

Kenneth Branagh con Ferdia Shaw, Lara McDonnell, Josh Gad e Nonso Anozie
Kenneth Branagh con Ferdia Shaw, Lara McDonnell, Josh Gad e Nonso Anozie
Artemis Fowl
Judi Dench

Mancano le sfumature, le reali motivazioni, l’emotività e il pathos che da una storia come questa ci si aspetterebbe. Si ha la sensazione di trovarsi di fronte alla sintesi di un corpus più ampio, fatta di didascalie e di semplificazioni narrative. Persino gli effetti speciali non si rivelano sempre all’altezza. Quello di Artemis Fowl sembra un immaginario vecchio, superato, non tanto per colpa della controparte letteraria, quanto per la rappresentazione visiva che se ne fa. Ed è un peccato perché gli spunti erano interessanti e le possibilità di creare un’interazione tra il mondo reale e quello fatato molteplici. La sensazione è quella di assistere a una lunga introduzione che ci prepara a un secondo capitolo da cui aspettarsi realmente qualcosa di sostanzioso.

Riallacciandoci all’introduzione, non è quindi un male che un film come questo sia uscito direttamente in streaming, evitandosi un molto probabile fiasco nelle sale e arrivando comunque a un pubblico più ampio. Forse Branagh non era il regista adatto, forse sta diventando sempre più complicato creare suggestioni fantasiose in un panorama di riferimento che sembra aver già raccontato tutto. Difficilmente, però, Artemis Fowl diventerà un’opera di culto, a meno che il probabile sequel riesca a ribaltare la situazione.

Sintesi

Quello di Artemis Fowl sembra un immaginario vecchio, superato, non tanto per colpa della controparte letteraria, quanto per la rappresentazione visiva che se ne fa. Mancano completamente le caratterizzazioni di personaggi che rimangono privi di un’anima, a cominciare dal protagonista. Mancano le sfumature, le reali motivazioni, l’emotività e il pathos che da una storia come questa ci si aspetterebbe. Si ha la sensazione di trovarsi di fronte alla sintesi di un corpus più ampio, fatta di didascalie e di semplificazioni narrative.

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