I Limoni d'Inverno

I Limoni d’Inverno recensione film di Caterina Carone con Christian De Sica [Anteprima]

Caterina Carone racconta storie di persone ordinarie, donne e uomini maturati tra le intemperie.

Limoni d’Inverno recensione film di Caterina Carone con Christian De SicaTeresa Saponangelo, Francesco Bruni, Luca Lionello e Max Malatesta

Teresa Saponangelo e Christian De Sica in I Limoni d’Inverno di Caterina Carone (Credits: Vision Distribution)
Teresa Saponangelo e Christian De Sica in I Limoni d’Inverno di Caterina Carone (Credits: Vision Distribution)

Essere limoni d’inverno vuol dire maturare nonostante il freddo. Al contrario di Michele in Bianca, di Nanni Moretti, Pietro parla alla sua pianta di limone come se fosse la figlia che non ha mai avuto.

I Limoni d’Inverno è il secondo lungometraggio dell’autrice ascolana, Caterina Carone. Come in Fräulein: una fiaba d’inverno, Christian De Sica è la sua musa. L’attore romano interpreta Pietro Lorenzi, un professore di lettere in pensione amante dei sigari e del jazz, ma soprattutto del giardinaggio.

Attraverso il giardinaggio, Pietro fa la conoscenza di Eleonora (Teresa Saponangelo), per gli amici Ele. Entrambi sono divisi dal vuoto, sia esistenziale che letterale: Pietro ed Ele comunicano ognuno dal proprio terrazzo affacciato sui tetti di Roma. Un vuoto che, però, si concede alla possibilità di essere colmato, attraverso l’arte e i ricordi.

Il film è come se fosse ‘o panaro napoletano, il paniere tanto caro ad Ele che le ricorda l’infanzia a Napoli. Un oggetto semplice ma che abbatte le distanze, capace di aggiungere e quindi unire. Una storia che racconta di persone diverse, con un passato unico alle spalle. Qualcosa, però, le attrae: un bisogno creativo, altrettanto unico.

Per Ele è il dipinto che non ha mai creato. Per Pietro la scrittura di un libro, dedicato alle donne che ce l’hanno fatta. Su questa terra non esiste arte che sia identica all’altra, come le persone. E l’arte, come gli individui, necessita del dissimile nella sua esistenza, per continuare a rifiorire.

Caterina Carone intravede nell’essere umano la possibilità di essere acqua per la pianta (di limone) dell’altro. Pietro per Ele, Ele per Pietro, e non solo.

Altri personaggi gravitano intorno a questa storia. Nicola, interpretato da Francesco Bruni, è un giovane cameriere che ritrova in Pietro una figura paterna. Non ha avuto una particolare istruzione nella vita; non è un genio e nemmeno un ribelle. Il suo sogno è conseguire il diploma, un ponte verso la conoscenza. Pietro collabora nella costruzione di questo ponte, ritornando insegnante, quando Nicola porta il pranzo, poiché lo introduce a Kafka e Tolstoj.

In I Limoni d’Inverno la regista realizza un’attenta disamina riguardo l’ambizione, che nel film assume le sfumature più diverse. Per Luca (Max Malatesta) ambizione significa volare a New York per la propria mostra fotografica. Come Shao-Chun Ma in ‘The Terrorizers’ di Edward Yang la fotografia rappresenta per lui l’estensione del sentimento. Non riuscire a fotografare sua moglie Ele vuol dire non amarla più.

Invece, per Domenico (Luca Lionello) ambizione vuol dire ricostruire una barca, ripararla affinché possa solcare per l’ultima volta le acque dei ricordi, nel solco dell’accettazione del tempo che scorre inesorabile.

Attraverso il cinema Caterina Carone è tornata bambina. Ha creato arte per soggiogare il tempo, concedendo all’anziano protagonista un ultimo sguardo al passato.

Sintesi

I Limoni d’Inverno, donne e uomini maturati tra le intemperie. Attraverso le storie di persone ordinarie, Caterina Carone vuole ricordare che dopo il freddo invernale c’è sempre il ritorno della primavera.

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