Cari compagni: intervista ad Andrey Konchalovsky e Julia Vysotskaya [Venezia 77]

Cari compagni: intervista al regista Andrey Konchalovsky e alla protagonista Julia Vysotskaya durante la 77esima Mostra del Cinema di Venezia

Dopo la proiezione di Cari compagni!, l’ultimo film di Andrey Konchalovsky in Concorso alla 77esima edizione del Festival del Cinema di Venezia – la nostra recensione in diretta dal Lido – abbiamo avuto modo di farci raccontare dal regista e dall’attrice protagonista Julia Vysotskaya come sono nate la costruzione dei personaggi e le scelte stilistiche dell’opera e il loro personale rapporto con la Mostra.

Cari compagni!: intervista ad Andrey Konchalovsky e Julia Vysotskaya

Come hai lavorato sulla costruzione del personaggio Lyudmila? E che relazione hai avuto con gli attori non professionisti?

Julia Vysotskaya: Andrey adora lavorare con attori non professionali perché le persone comuni ti trasmettono la verità. Per me girare con loro è stato bello ma anche un grande impegno, mi hanno aiutata molto a lasciarmi andare ed entrare in sintonia. Come ho lavorato sul personaggio è difficile da spiegare, è più facile farlo per il teatro che nel cinema dove questo processo di preparazione è una metodologia. Al teatro hai tutto pronto, al cinema molto dipende da quanto sei preparata tu internamente come persona. Ma con Andrey è stato semplice entrare nel ruolo.

Julia Vysotskaya e Andrey Konchalovsky
Julia Vysotskaya e Andrey Konchalovsky

Nel preparare il personaggio con Julia, avete trovato un parallelo tra la delusione di una donna oggi rispetto a una donna dell’epoca?

Andrey Konchalovsky: Io do l’impostazione, poi sta all’attore gestire l’interpretazione. Comunque la vita è ambivalente, il buono si mescola con il brutto e viceversa. Questo è l’aspetto più interessante per me e che ho voluto esplorare.

Hai detto detto di non essere troppo interessato all’attualità, pensi che questa pandemia possa influenzare la tua arte?

Andrey Konchalovsky: Questa pandemia ha un’influenza prima di tutto sulla nostra vita. Dobbiamo tenerne conto e non possiamo ignorarla, è una forma di imprigionamento molto interessante, ma come potrà influenzare l’arte o altri ambiti della nostra vita lo capiremo fra qualche anno. La pandemia non unisce le persone, anzi le divide.

Alberto Barbera e Andrey Konchalovsky
Alberto Barbera e Andrey Konchalovsky

Il vostro rapporto con la Mostra del Cinema di Venezia? Cosa vi attrae di più?

Andrey Konchalovsky: Ho mostrato sette dei miei film qui alla Mostra del Cinema, tra cui il mio primo cortometraggio che fu anche premiato, è così, il caso della vita.
Julia Vysotskaya: Io so perché Andrey è attratto da Venezia, perché è la città del Leone e lui è un leone quindi si capiscono.
Andrey Konchalovsky: Quando ho saputo che il nostro film era stato scelto per partecipare a questa edizione ho inviato al Direttore della Biennale una piccola lettera dove lo ringraziavo. Venire a Venezia è sempre una festa quando puoi far vedere la tua opera. L’attesa è molto più bella di un appuntamento.

Raccontaci alcuni aspetti della realizzazione del film, come il bianco e nero.

Andrey Konchalovsky: A metà del ventesimo secolo tutto era in bianco e nero e a me sembrava assurdo fare un film che parlava di guerra degli anni 60‘ a colori, è un documento e deve essere in bianco e nero.

In un film così ricco di personaggi e di comparse la scelta dei volti che ci riportano agli anni 60’ è stata molto accurata: quanto è stato difficile il casting?

Andrey Konchalovsky: Io mi do un obiettivo e dico che la parte più sottile di un’arte cinematografica è trovare il profumo giusto dell’epoca che rappresenti nel film. Quando ho girato Michelangelo cercavo sempre visi che mi rappresentassero quell’epoca e i visi di oggi sono diversi da quelli, non conoscevano i selfie.

Julia Vysotskaya
Julia Vysotskaya

Hai usato molte macchine da presa: l’utilizzo di tanti obiettivi significa una cura maniacale di tutto quello che è in scena?

Andrey Konchalovsky: È una bella domanda però direi il contrario, abitualmente uso molto cineprese perché dopo posso scoprire che ad esempio una certa angolatura mi ha trasmesso qualcos’altro o proprio quello che volevo ottenere. Io giro molto e velocemente, non faccio riprese separatamente. Filmo tutta la scena poi vado a casa e ci penso su, infine con molta pignoleria scelgo l’inquadratura.

Hai definito la storia raccontata nel film una tragedia greca che avviene negli anni 60’. Ciò che sta accadendo adesso nel vostro Paese è simile?

Andrey Konchalovsky: Si può sempre trovare una similitudine negli eventi del presente, si tratta di una domanda che si dovrebbe porre allo spettatore piuttosto che all’artista. Io giro film che rappresentano archetipi, ma le associazioni di pensiero sono qualcosa che afferisce alla sfera personale. Quando c’era il potere sovietico la censura era rigida, oggi puoi girare tutto quello che vuoi ma è una libertà che non ti garantisce la creazione di un capolavoro. Un’associazione di idee e situazioni dipende spesso dalla cultura dello spettatore e non da ciò che vuole trasmettere il regista o il produttore.

Ringraziamo Andrey Konchalovsky e Julia Vysotskaya, regista e protagonista di Cari compagni!, in Concorso alla 77esima Mostra del Cinema di Venezia.

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