Ancora un’estate

Ancora un’estate recensione film di Catherine Breillat con Léa Drucker [Anteprima]

Un film accattivante e provocatorio che gioca sulla tematica della menzogna e dell’ipocrisia

Ancora un’estate recensione film di Catherine Breillat con Léa Drucker, Samuel Kircher, Olivier Rabourdin e Clotilde Courau [Anteprima]

di Giada Iori

Ancora un’estate di Catherine Breillat (Credits: Teodora Film)
Ancora un’estate di Catherine Breillat (Credits: Teodora Film)

Ancora un’estate è l’ultima opera cinematografica della discussa regista francese Catherine Breillat, individuata da critici e pubblico sin dai suoi primi passi nel mondo della scrittura come un’artista provocatoria che gioca con le convenzioni contemporanee fino a mettere in discussione la stessa moralità umana.

Il film francese, in concorso durante lo scorso Festival di Cannes, remake della pellicola danese Dronningen del 2019, è quella tipologia di film ti che pone con forza di fronte al fatto che anche ciò che sembra apparentemente limpido e puro nasconde nelle viscere un’oscurità indecifrabile, quasi inafferrabile.

Anne (Léa Drucker) è uno stimato avvocato, moglie fedele e madre esemplare fino a all’arrivo in casa del figliastro Théo (impersonato dall’esordiente Samuel Kircher) che stravolge la sua vita. Un adolescente ribelle abituato a vivere la propria vita al limite del rispetto delle regole che porrà la stessa protagonista a sfidare i propri ideali e moralità. Tra i due infatti, sfocerà una passione e un desiderio che li travolgerà con un uragano di perversione.

Tante le tematiche a corollario del filone principale: dalla genitorialità acquisita al rapporto conflittuale padre-figlio fino alla continua riscoperta della propria identità. Anne è infatti una donna indipendente e affermata con alle spalle un passato doloroso segnato da un aborto e dalle insicurezze derivanti dal rapporto problematico con la sua famiglia.

Ogni giorno si scontra con gli abissi e le oscurità della realtà sociale contemporanea dove siamo tutti vittime e carnefici dei nostri stessi destini. Tutto può però essere messo in discussione da un colpo di fulmine, una fantasia perversa che stimola la riscoperta della nostra identità e mette in luce le nostre oscure ambiguità.

Ancora un’estate di Catherine Breillat (Credits: Teodora Film)
Ancora un’estate di Catherine Breillat (Credits: Teodora Film)

La narrazione è guidata da una fotografia fredda, quasi chirurgica, con l’obiettivo di mettere in luce con estrema dovizia di particolari ogni peculiarità emotiva che caratterizza le azioni dei protagonisti. Ciò è evidente soprattutto durante le scene a sfondo sessuale, in cui la cinepresa decide di indugiare a lungo sulle espressioni dei due protagonisti con limpida crudezza. Una regia sapientemente attenta che predilige inquadrature strette e primissimi piani, quasi a voler toccare simbolicamente la scena imponendo allo spettatore un’osservazione partecipativa della storia.

Nonostante non manchino scene dal contenuto sessuale esplicito tra Anne e Théo, il racconto dell’episodio non viene mai trattato con ostentazione e volgarità ma con estremo tatto e attenzione nei confronti della complessità di emozioni vissute dai due personaggi. Da un lato la cristallina e sfrontata purezza adolescenziale, dall’altra l’astuta e calcolatrice risolutezza adulta che spingerà Anne, in controtendenza rispetto ai propri principi e la sua stessa etica, a rinnegare con ipocrisia il frutto della sua stessa perversione.

Ancora un’estate di Catherine Breillat (Credits: Teodora Film)
Ancora un’estate di Catherine Breillat (Credits: Teodora Film)

Ciò che risulta mancante è un’indagine psicologica delle ragioni e scelte dei personaggi. Tutto il racconto si protende infatti verso un’oggettiva rappresentazione dei fatti senza mai consegnare allo spettatore una visione a tutto tondo della storia che lo aiuti ad empatizzare con i protagonisti. La sessualità femminile e il desiderio di riscoperta di sé stessi, tema caro alla regista fin dai suoi esordi, viene in questo film affrontato con grande lucidità lasciando allo spettatore il compito finale di giudicare quanto osservato attraverso lo schermo.

Catherine Breillat decide volutamente di non indugiare o indagare sulle implicazioni delle scelte morali che tali azioni comportano, imponendoci una riflessione sugli spettri che abitano la nostra interiorità e che potrebbero, anche nelle circostanze più inaspettate, riemergere mettendo in discussione il nostro percorso esistenziale.

Ancora un’estate di Catherine Breillat (Credits: Teodora Film)
Ancora un’estate di Catherine Breillat (Credits: Teodora Film)

 

Sintesi

Ancora un’estate è un film accattivante e provocatorio che gioca sulla tematica della menzogna e dell’ipocrisia lasciando allo spettatore la libertà di giudicare, manca però un’indagine sulla psicologia dei personaggi che lascia il posto al racconto crudo e imparziale della perversione umana.

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