Amor Fati

Amor Fati recensione film documentario di Cláudia Varejão [BFM 39]

La sensibilità di uno sguardo che indaga i piccoli momenti di affetto quotidiani racconta una storia che va oltre ogni cliché sull’amore e le relazioni. La recensione di Amor Fati

Amor Fati recensione film documentario di Cláudia Varejão presentato al Bergamo Film Meeting 39

«Can everybody say love?» «Love!»
(Amor Fati)

Amor Fati, presentato in Italia per la prima volta al Bergamo Film Meeting 2021 e disponibile online sulla piattaforma di MYmovies sino al 27 aprile, è la terza opera cinematografica della regista, fotografa e docente portoghese Cláudia Varejão, i cui film sono stati selezionati e premiati nei più prestigiosi festival cinematografici quali Locarno, Rotterdam, Visions du Réel, Cinéma du Réel, Karlovy Vary e molti altri. Amor Fati è un saggio documentario che racchiude al suo interno uno sguardo frammentato sulle relazioni sentimentali nelle loro molteplici forme, andando al di là di ogni cliché. Dopo due anni di riprese Varejão restituisce agli spettatori uno sguardo nuovo sull’amore, che nel corso del lungometraggio assumerà svariate forme, sino a creare un mosaico contemplativo e riflessivo sui legami affettivi delle persone protagoniste dell’opera.

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Il documentario si apre con un monocromo nero e una voce in sottofondo che cita il discorso di Aristofane nel simposio di Platone: «Ognuno di noi è solo la faccia di una medaglia, le cui metà sono state separate». Varejão richiama alla memoria il mito greco secondo il quale gli uomini erano essere perfetti che non mancavano di nulla, ma un giorno Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due e da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà. Veniamo così introdotti in un viaggio che non si pone come obbiettivo quello di trovare una risposta all’esistenza dell’anima gemella, ma, nel suo scrutare la quotidianità dei protagonisti, racconta con sensibilità piccoli gesti colmi d’amore lasciando agli spettatori il compito di ricercare un filo conduttore, una storia in all’interno di questi ritratti che assumeranno per ognuno un significato diverso.

Jonita e Ana Carvalho
Il documentario di Cláudia Varejão presentato al Bergamo Film Meeting 39 (Credits: Terratreme Filmes)

Bergamo Film Meeting 39
Jonita Carvalho (Credits: Terratreme Filmes)

Uniti da raccordi sul movimento, sul colore, lo sguardo o il sonoro, Varejão ci conduce una sequenza dopo l’altra alla scoperta dei protagonisti del suo lungometraggio: due gemelle anziane che vivono sole in un piccolo villaggio; un musicista e la sua allieva, membro di una famiglia di musicisti; una coppia che sfida le convinzioni di genere; un ragazzo cieco e sua madre; un musicista e il suo strumento; un falconiere con il suo animale; una drag queen e il suo carlino Gianni; due gemelle che gestiscono un ristorante; due sorelle, Ines e Teresa, che rivivono la loro infanzia osservando foto e filmati di famiglia; un eremita e il suo cavallo; due madri con le rispettive figlie. Queste sono solo alcune delle figure che la regista osserva creando una racconto delicato che si colma di piccoli rumori quotidiani e musica quasi esclusivamente diegetica (ad eccezione per i filmati d’archivio che raccontano l’infanzia di Ines e Teresa).

L’amore tra sorelle, per la musica, un animale, la famiglia o il sentimento romantico appaiono in equale intensità attraverso lo sguardo di Varejão, la quale si sofferma sui loro sguardi, come improvvisamente l’espressione cambi nell’osservare l’essere amato, così da far tornare alla memoria Norma Desmond (Gloria Swanson) in Viale del tramonto di Billy Wilder: «A noi non occorrevano i dialoghi, bastava il volto». Volti che divengono riflesso di chi amiamo portando gli amanti ad assomigliarsi, come a dimostrare che Jacques Lacan aveva ragione nell’affermare che ci invaghiamo di un’idea, un’immagine ideale che abbiamo di noi stessi; allo stesso modo l’amore nasce nel momento in cui riconosciamo l’altro come diverso, separato da noi, così com’è. L’idea stessa di amor fati che Nietzsche afferma essere la forma d’amore più grande: il non volere nulla di diverso per tutta l’eternità.

Amor Fati recensione film documentario di Cláudia Varejão
Amor Fati documentario di Cláudia Varejão presentato al Bergamo Film Meeting 39 (Credits: Terratreme Filmes)

Il documentario di Cláudia Varejão
Il documentario di Cláudia Varejão presentato al Bergamo Film Meeting 39 (Credits: Terratreme Filmes)

È così che l’amore, protagonista di questo delicato e coinvolgente documentario, vince la lontananza, le differenze e anche gli strazianti addì. Il lungometraggio è stato dedicato alla memoria delle gemelle Jonita e Ana Carvalho, le due donne anziane che vediamo apparire come prime protagoniste di questa serie di ritratti. Nel corso delle riprese Jonita ha dovuto dire addio alla sorella. In una dolorosa e intima sequenza vedremo Jonita sulla tomba della sorella chiedere di raggiungerla nuovamente per stare ancora insieme.

Il film si chiuderà con uno sguardo ricco di speranza e dolcezza alla nascita del bambino di una delle madri protagoniste del lungometraggio. Un momento così intimo e riservato che viene donato a noi spettatori.

Amor Fati si colma di molteplici significati inaspettati. Da più di un anno siamo rinchiusi nelle nostre case, molti sono lontani dalle persone amate, membri della propria famiglia e amici. Guardando il film di Cláudia Varejão si percepisce la forza degli abbracci e si sente la mancanza di quella quotidianità fatta di gesti d’affetto e di contatto umano. Ma la bellezza dello sguardo di Verajão, così attento e sensibile restituisce un sentimento non solo di tristezza per ciò a cui stiamo rinunciando, ma anche di determinazione verso un futuro dove potremo ricongiungerci a coloro che amiamo.

Sintesi

Saggio documentario che racchiude al suo interno uno sguardo frammentato sulle relazioni sentimentali nelle loro molteplici forme, andando al di là di ogni cliché, con Amor Fati Cláudia Varejão mostra agli spettatori una vista nuova sull’amore, creando un mosaico contemplativo e riflessivo sui legami affettivi e restituendo un sentimento non solo di tristezza per ciò a cui stiamo rinunciando, ma anche di determinazione verso un futuro dove potremo ricongiungerci a coloro che amiamo.

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