West Side Story

West Side Story recensione film di Robert Wise e Jerome Robbins con Natalie Wood e Rita Moreno

West Side Story recensione del film di Robert Wise e Jerome Robbins tratto dall’omonimo musical di Stephen Sondheim e Leonard Bernstein, con Natalie Wood, Rita Moreno, Richard Beymer e Russ Tamblyn

Dopo quattro anni di successi a Broadway, Robert Wise e Jerome Robbins si posero come obiettivo quello di realizzare l’adattamento in forma filmica di West Side Story (1961). Un’impresa non da poco che permise loro di sbaragliare ogni possibile risultato al botteghino dominando incontrastati gli Oscar 1962 con dieci vittorie su undici nomination, tra cui Miglior film, Miglior regia e Miglior colonna sonora. Eppure erano non poche le perplessità sulla buona riuscita, specie perché – dal canto loro – i cineasti temevano di non riuscire a ricreare quell’insita magia del musical originario. Quella rivoluzionaria forza narrativa, in buona sostanza, che rese West Side Story l’evento che la storia del musical ha saputo cristallizzare nella memoria collettiva.

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L'incipit di West Side Story
L’incipit di West Side Story

Che ci si possa credere o meno però, la rivoluzione del musical iniziò quasi per caso, con un impresario morto e una festa a Manhattan. Siamo nel 1952, Stephen Sondheim è in affari con Lemuel Ayres per scrivere l’adattamento musicale de Front Porch in Flatbush. Poi la morte improvvisa di quest’ultimo, che di fatto fece abortire sul nascere il progetto, ma che permise a Sondheim di conoscere il librettista e regista teatrale Arthur Laurents.

Nel 1955, nella sopracitata festa newyorchese, questi lo informò che Leonard Bernstein era intenzionato a realizzare una versione moderna di Romeo e Giulietta ambientata a New York, nel West Side, proponendogli il ruolo di paroliere.

Il Tony Award mancato, il successo cinematografico e la rinascita teatrale

Due anni dopo West Side Story debutta a Broadway come musical in due atti, venendo replicato per 732 volte in cartellone. Nonostante il successo incontrastato però, l’opera di Sondheim, Laurents e Bernstein non riuscì a vincere il prestigioso Tony Award, andato quell’anno a The Music Man (che nel 1962 vedrà anch’esso un adattamento filmico noto alla distribuzione italiana come Capobanda); finendo con il non trovare il favore della critica specializzata di settore.

La fortuna del musical arrivò più tardi, proprio grazie all’adattamento cinematografico di Wise e Robbins. Permettendo così a West Side Story di ambire alla dimensione che gli competeva sin da quel primo curioso e timido accenno alla festa a Manhattan.

West Side Story: sinossi

Sullo sfondo dell’Upper West Side, quartiere di Manhattan, le bande degli Sharks e dei Jets si danno battaglia per la conquista del territorio. I primi, portoricani, sono guidati da Bernardo (George Chakiris); i secondi invece, “puri” americani, guidati da Riff (Russ Tamblyn). Giunti a un punto di impasse, i Jets propongono agli Sharks una tregua concordata, i cui estremi saranno discussi durante “il ballo dell’amicizia” indetto dalla comunità.

Riff però ha un piano. Intende incontrare faccia a faccia Bernardo, così da spazzare i portoricani dall’Upper West Side una volta per tutte. Nel farlo, chiede aiuto all’amico fraterno Tony (Richard Beymer). Ex-membro pentito ormai sulla retta via che ritiene il piano una follia, ma che sceglie comunque d’esserci. Presentatisi alla serata, Bernardo porta con sé la fidanzata Anita (Rita Moreno) e la sorella Maria (Natalie Wood); quest’ultima incrocerà lo sguardo di Tony lungo la pista da ballo. Sarà l’inizio di un amore folle e impossibile che li porterà verso un tortuoso percorso di dolore.

Natalie Wood e Richard Beymer
Natalie Wood e Richard Beymer in una scena de West Side Story

Saul Bass e un prologo d’antologia

La melodia dell’ouverture d’apertura; la grafica di Saul Bass a righe verticali diseguali che va a definirsi sempre di più in una macedonia di colori: giallo, arancione, rosso, rosso acceso, rosa, porpora, violetto, viola acceso, rosso bruciato; graduazione in crescita graduale con l’esponenziale crescita del tono musicale; poi il nero che avvolge il tutto, e infine un blu elettrico. La grafica passa da nero al bianco, attenuata da una delicatissima dissolvenza incrociata che ne rivela la natura di stilizzata isola di Manhattan: apre così West Side Story, a conferma della modernità del linguaggio filmico dell’opera di Wise.

I titoli di testa di Saul Bass
I titoli di testa di Saul Bass

Una panoramica paradisiaca della città, portandoci tra grattacieli e Hyde Park e lo stadio dei Mets, infine nei quartieri più popolari. La camera scende, stringe l’obiettivo, introducendoci la rivalità secolare tra i Jets del Riff di Tamblyn e gli Sharks del Bernardo di Chakiris. Wise ci porta così al centro del conflitto scenico e della criticità del racconto tramite schiocchi di dita e movimenti di camera fluidi, vivaci, facendone emergere la particolarità alla base del linguaggio filmico di West Side Story.

La violenza lascia il posto alla grazia: l’innovazione di Robert Wise e Jerome Robbins

In un prologo che vive d’intenzioni sceniche, di una formidabile cura scenografica e di un colore rosso che andrà a permeare il racconto nella sua totalità, Wise e Robbins oppongono a quella che sarebbe una violenza scenica e vibrante, delle sequenze di ballo d’antologia; determinando così lo scoppio di una guerra tra bande attraverso piroette e coreografie allo stato dell’arte.

Corse, agguati, spintoni, lanci d’ortaggi e scontri fisici. Tutti elementi che se fossimo in un I ragazzi della 56° strada (1983) o in un I guerrieri della strada (1979) sarebbero di violenza forte e sanguinolenta. Con il cineasta de Tutti insieme appassionatamente (1965) invece – e la poesia delle coreografie di Robbins – diventano momenti musicali di puro cinema. Una rivalità forte, che alza da subito la posta in gioco, ma che vive anche di onore: Jets e Sharks, i Montecchi e Capuleti di West Side Story. Bande rivali che si odiano ma il cui vero nemico sono le forze dell’ordine. Emerge così, l’insita anima ribelle di un racconto che nella sua delicatezza di forma vive comunque di strade, accoltellamenti e marcata rivalità.

West Side Story: Tony & Maria e un amore impossibile

Sulle note di The Jets Song, Wise e Robbins costruiscono le basi del conflitto scenico e delle intenzioni dei Jets; momento scenico fondamentale perché oltre ad alzare la posta in gioco introduce, nell’ombra, l’agente scenico del Tony di Beymer. L’antitesi caratteriale di Riff, coscienza dei Jets, sognatore, in cerca della retta via e dell’amore. Elementi di cui ci vengono date rimandi intenzionali grazie a note e testo di Something’s coming. In un ipotetico controcampo narrativo infatti, Wise e Robbins introducono l’energica Maria della Wood. Ponendo così, in un cambio d’abito immerso in una scenografia dai colori pastello, i due agenti scenici principe al centro del conflitto.

La scena del ballo di West Side Story
La scena del ballo di West Side Story

Si sviluppa il racconto di West Side Story in un andamento dal ritmo vivace che consolida la sua modernità filmica tra dissolvenze di colori accesi, piroette e balli – sfumandoli per introdurci così, alla scena madre. Una poesia di colori vivaci e attenuati, in un elemento danzatore che trova giustificazione nel contesto scenico e nella fluidità registica del regista de Ultimatum alla terra (1950) nella simmetria calcolata tra le due fazioni che vive di rosso e viola pastello e giallo spento.

Il Sogno Americano in fumo nell’esplosiva climax

Poi il buio. L’armonia di un momento onirico, un bacio a regola d’arte. Wise e Robbins alzano vertiginosamente la posta in gioco e danno il via alla dinamica relazionale al centro del conflitto: l’amore “proibito” di Tony e Maria, la cui portata immaginifica viene sottolineata dal brano Maria – nel cuore del primo atto.

Così facendo, West Side Story dispiega il suo prezioso sottotesto sociale, su frammenti di Sogno Americano avvolti attorno alla criticità dell’appartenenza a una minoranza, espressi maestosamente nell’ormai iconica America. Legandosi a doppio filo con l’amore proibito di Tony e Maria con cui arricchire di senso il racconto di Wise e Robbins tra la ricerca della retta via ed emancipazione femminile; agendo, di riflesso, nel consolidare il valore delle canzoni nell’opera filmica.

Richard Beymer in una scena de West Side Story
Richard Beymer in una scena de West Side Story

A certificare la modernità del linguaggio filmico posto da Wise e Robbins, musica e testi di Bernstein e Sondheim agiscono al pari degli agenti scenici dei western fordiani arricchendo di senso il racconto. Diventano infatti portatori sani di valori, testimoniano gli stati d’animo dei protagonisti, colorano le loro intenzioni e garantiscono, anche più delle azioni, l’evoluzione del racconto. L’elemento canoro agisce infine sull’andamento ritmico, che risulta così spezzato e a tratti: tanto rapido e semplice è West Side Story nel dispiego del conflitto scenico dei suoi turning point, quanto rallentato nella sua componente musicale.

Wise e Robbins costruiscono così una climax dal ritmo forsennato fatta di matrimoni figli della criticità del racconto e di violenza sempre più crescente che raggiunge l’apice nel delittuoso evento nella risoluzione del conflitto scenico. Ribaltamento della polarità della climax shakesperiana che nella fotografia ovattata di colori pastello e accesi, vede scendere ombre di dolore sconfinato sui due amanti.

Caposaldo del genere musical e del cinema moderno americano 

Gli speranzosi colori vividi del Sogno Americano di un amore shakespeariano che muore sotto i colpi di un pugnale figlio di una rivalità incontrollabile; le musiche di Bernstein e Sondheim; l’ultimo frastuono multietnico di un contesto scenico che negli anni sessanta vivrà una nuova stagione culturale all’insegna della rigenerazione urbana. Tra complesse tematiche sociali e razziali, avvolte nell’armonia danzante, West Side Story vive una vita doppia e compenetrante tra Hollywood e Broadway.

In tal senso quindi, che una simile mole narrativa figlia degli ingegni di Sondheim, Bernstein, Laurents, Robbins e Wise trovi in Steven Spielberg la sua nuova voce artistica è la miglior notizia possibile. Il cineasta de Lo squalo (1975) infatti, rappresenta chi con West Side Story c’è cresciuto dichiarando parole piene d’amore, in occasione dell’annuncio del remake filmico con Ansel Elgort e Rachel Zegler nei ruoli che furono di Richard Beymer e Natalie Wood:

In realtà West Side Story è stato il primo pezzo di musica popolare che la nostra famiglia abbia mai fatto entrare in casa. Io me ne ero completamente innamorato da bambino.

Certificando così la cura degli intenti artistici del principale innovatore degli ultimi quarant’anni di cinema americano tra produzione e regia, di cui potremo cogliere i frutti del lavoro non prima di Natale 2021. Nell’attesa, “toccherà” continuare a emozionarci con una delle più grandi opere filmiche di tutti i tempi. Quel West Side Story piena espressione dell’innovazione del cinema moderno americano, che cova al suo interno i primi vagiti new-hollywoodiani.

La locandina de West Side Story
La locandina de West Side Story

Sintesi

Gli speranzosi colori vividi del Sogno Americano di un amore shakespeariano che muore sotto i colpi di un pugnale figlio di una rivalità incontrollabile, le musiche di Bernstein e Sondheim, i dieci Oscar vinti nel 1962 e l'ultimo frastuono multietnico di un contesto scenico che negli anni sessanta vivrà una nuova stagione culturale all'insegna della rigenerazione urbana. Tra tematiche sociali e razziali complesse, avvolte nell'armonia danzante, West Side Story vive una vita doppia e compenetrante tra Hollywood e Broadway, nel segno di Natalie Wood e Rita Moreno.

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