Weapons recensione film di Zach Cregger con Julia Garner, Josh Brolin, Amy Madigan, Alden Ehrenreich e Cary Christopher [Anteprima]

La vicenda si apre a Maybrook, una tranquilla cittadina americana costellata di grandi case, prati curati, famiglie serene e un senso di sicurezza tale da permettere ai bambini di rincasare da soli, senza timori da parte dei genitori.
Weapons, diretto da Zach Cregger, ci trascina fin da subito in un viaggio inquietante e singolare, con atmosfere che in certi momenti richiamano The Leftovers.
La premessa è semplice ma agghiacciante: tutti gli alunni di una stessa classe svaniscono nel nulla alla stessa ora – le 2:17 del mattino – tranne uno. Le riprese delle telecamere di sorveglianza mostrano qualcosa di inspiegabile e angosciante: i bambini escono spontaneamente dalle loro abitazioni, come ipnotizzati, spinti da una forza invisibile, e si allontanano correndo in una posa innaturale.
Questo evento, subito al centro della narrazione, genera il panico e la disperazione tra le famiglie. In preda all’ansia, i genitori puntano il dito contro l’insegnante, interpretata in modo straordinario da Julia Garner, ritenendola responsabile di quanto accaduto.
Mentre le autorità brancolano nel buio, emergono dolore, rabbia e l’urgenza di trovare un colpevole.
Tra i personaggi più riusciti c’è anche quello di Josh Brolin, nel ruolo di un padre devastato dalla scomparsa del figlio, che incarna in modo potente il tormento genitoriale.

Weapons mantiene tutte le promesse ed è all’altezza delle aspettative: è un horror che gioca con la suspense, l’ambiguità e i colpi di scena. La narrazione oscilla tra reale e soprannaturale, alternando sequenze di crudo impatto visivo a momenti di black comedy che riescono, paradossalmente, a strappare una risata nel mezzo dell’orrore.
Questa miscela coraggiosa – a metà strada tra brivido e satira – è ciò che rende il film così originale. L’umorismo nero non sminuisce l’atmosfera misteriosa, ma anzi ne amplifica l’effetto disturbante, mantenendo lo spettatore costantemente in tensione.
Zach Cregger sorprende con una struttura narrativa a episodi, in cui ogni capitolo aggiunge un nuovo punto di vista e un ulteriore pezzo al puzzle. La costruzione frammentata si rivela perfetta per svelare, passo dopo passo, la verità che ci cela dietro le sparizioni.
Ogni frammento, ogni prospettiva arricchisce il quadro generale, fino a rivelare l’inquietante retroscena di quella notte facendo emergere la verità dietro la sparizione dei bambini. L’intreccio è costruito con intelligenza, e l’incertezza che pervade la vicenda contribuisce a mantenere alta l’attenzione fino all’epilogo.
Non è solo uno dei titoli più attesi del 2025: Weapons è anche uno dei più riusciti, capace di fondere suggestioni da leggende metropolitane, cronaca nera, elementi paranormali e ironia grottesca.
È un film bizzarro, nel senso più nobile del termine. Sebbene rientri nel genere horror, definirlo solo così sarebbe riduttivo. Cregger intreccia con audacia satira, venature noir, surrealismo e umorismo, costruendo un’esperienza che destabilizza, diverte e inquieta allo stesso tempo.



