Unicorni

Unicorni recensione film di Michela Andreozzi con Edoardo Pesce

Unicorni recensione film di Michela Andreozzi con Edoardo Pesce, Valentina Lodovini e Daniele Scardini

Unicorni di Michela Andreozzi (Credits: Paolo Modugno - Vision Distribution)
Unicorni di Michela Andreozzi (Credits: Paolo Modugno – Vision Distribution)

Durante la visione, una cosa è certa: Unicorni, il nuovo lungometraggio di Michela Andreozzi, arriva in un momento in cui il cinema internazionale — e in particolare quello italiano — sente una forte necessità di affrontare tematiche legate al genere. Ed è proprio per questo che, indipendentemente dal risultato che otterrà al botteghino, la storia va già considerata un successo, per il coraggio e la determinazione con cui sceglie di affrontare certi temi.

Edoardo Pesce e Valentina Lodovini interpretano i genitori di Blu, un bambino di 9 anni che ama vestirsi da bambina. Se inizialmente questi abiti vengono indossati solo tra le mura domestiche, il bambino inizia sempre di più ad esprimere il desiderio di mostrarsi per ciò che sente di essere. I genitori si trovano così divisi tra il desiderio di sostenerlo e la paura del giudizio sociale, dando inizio a un intenso e toccante percorso di accettazione, scoperta e avvicinamento verso una visione più moderna e inclusiva della realtà.

La pellicola non rappresenta soltanto un’apertura coerente e toccante per un festival pensato da e per i giovani, ma riesce, per vie traverse, a dialogare anche con gli adulti che li accompagneranno alla proiezione.

Non è solo un viaggio verso l’accettazione tra adolescenti e la scoperta di sé, ma anche un’analisi, dal tono pedagogico, del ruolo genitoriale, spesso incapace di tenere il passo con le stesse creature che ha generato: una vera e propria frattura tra la generazione rigida degli adulti e quella fluida dei figli.

Non c’è una semplificazione tra giusto e sbagliato, né una contrapposizione netta tra pro e contro: ogni personaggio esprime pensieri sfumati, complessi, difficili da ricondurre a categorie precise. Si tenta in ogni modo di plasmare la mente del piccolo protagonista, ignorando quanto sia non solo difficile forzare un pensiero o una scelta di vita, ma anche quanto sia profondamente sbagliato farlo, soprattutto quando si toccano aspetti delicati come la personalità e la sessualità. Un atto che non solo è ingiusto, ma rischia di annullare la complessità stessa dell’essere umano.

Unicorni di Michela Andreozzi (Credits: Paolo Modugno - Vision Distribution)
Unicorni di Michela Andreozzi (Credits: Paolo Modugno – Vision Distribution)

Al cospetto di una storia che mostra la sua importanza e il bisogno di essere narrata, Unicorni soffre il fatto che la sua scrittura provenga da una generazione passata.

L’opera finisce così per sembrare, più che un racconto sui giovani e sul loro conflitto interiore, una riflessione sui genitori che, dal proprio punto di vista, cercano di dare un senso a quel disagio. Non mancano i momenti in cui uno sguardo esterno, che pretende di comprendere a fondo una generazione a cui in realtà non appartiene, riduce battute, gesti e atteggiamenti giovanili a caricature eccessivamente stereotipate.

L’intero lungometraggio ruota attorno a un complesso dilemma esistenziale: bisogna davvero sperare che la vicenda del giovane protagonista sia solo una fase passeggera, oppure accettare che possa rappresentare una parte autentica e profonda della sua identità?

L’unicorno, magico e simbolico, è l’unica creatura capace di vedere il mondo come lo vede Blu: senza distinzioni e stereotipi, al di là delle banali recite sociali che insceniamo ogni giorno. È colui che non si limita ad ascoltare, ma riflette, comprende e sente in modo intenso.

Pur potendola definire con grande certezza l’opera più matura e riflessiva della regista, resta ancora lontana dal raggiungere quella consapevolezza stilistica e quella padronanza drammaturgica che ci si aspetterebbe.

I personaggi, principali e secondari, appaiono poco incisivi e non sufficientemente approfonditi, e l’alchimia familiare fatica in alcune parti a convincere. Si tratta certamente di una storia valida sul piano della consapevolezza della propria sessualità, ma è anche vero che il prodotto cinematografico tende a estendere la tematica delle distinzioni di genere a ogni scenario narrativo possibile, risultando col tempo leggermente circolare.

La pellicola risulta, in diversi passaggi, ridondante nel suo tentativo di spiegare temi attuali e fondamentali che le generazioni passate spesso non comprendono appieno. Se da un lato questo approccio può essere utile perché offre spunti di riflessione anche a chi crede di sapere già tutto, dall’altro il film attraversa momenti in cui sembra più un documentario, sotto le spoglie di un film di finzione, sulla sessualità contemporanea e sui cambiamenti legati alla fluidità di genere.

La tematica dell’identità si inserisce in un universo ben più ampio, fatto di politica, censura e istruzione, in cui la denuncia sociale si intreccia con la rappresentazione della decadenza contemporanea. Per quanto si tratti di un tema estremamente importante, il lungometraggio finisce per trasmettere un messaggio amaro: la sessualità non è che un piccolo frammento di un puzzle sociale ed esistenziale molto più vasto e, per certi versi, ancora più oscuro.

Unicorni di Michela Andreozzi (Credits: Paolo Modugno - Vision Distribution)
Unicorni di Michela Andreozzi (Credits: Paolo Modugno – Vision Distribution)

Sintesi

Unicorni è un prodotto coraggioso e necessario, che affronta temi complessi come identità, accettazione e rapporto genitoriale con sincerità e una buona sensibilità. Pur potendosi definire con tranquillità l’opera più matura e riflessiva di Michela Andreozzi, la costruzione e la gestione di personaggi, sequenze ed emotività restano ancora lontane dal raggiungere quella consapevolezza stilistica e quella padronanza drammaturgica che ci si aspetterebbe.

Perché MadMass.it

Consapevoli del nostro ruolo, da sei anni in MadMass.it portiamo avanti una linea editoriale responsabile, preferendo la copertura dei festival al content farming, le recensioni al clickbait, le rubriche e le interviste al sensazionalismo. Stiamo cercando di fare la nostra parte: sostienici con una donazione, acquistando i prodotti consigliati sul nostro magazine o semplicemente passa a visitarci, sfoglia le nostre pagine e condividi i nostri articoli sui social: ci permetterai di continuare a crescere e fare sentire la nostra voce.

Articoli Correlati

Commenti

Ultimi Articoli

Unicorni è un prodotto coraggioso e necessario, che affronta temi complessi come identità, accettazione e rapporto genitoriale con sincerità e una buona sensibilità. Pur potendosi definire con tranquillità l’opera più matura e riflessiva di Michela Andreozzi, la costruzione e la gestione di personaggi, sequenze ed emotività restano ancora lontane dal raggiungere quella consapevolezza stilistica e quella padronanza drammaturgica che ci si aspetterebbe. Unicorni recensione film di Michela Andreozzi con Edoardo Pesce