Una pallottola spuntata

Una pallottola spuntata recensione film di Akiva Schaffer con Liam Neeson

Tra gag e nostalgia, la saga di Una pallottola spuntata riaccende la sua comicità surreale.

Una pallottola spuntata recensione film di Akiva Schaffer con Liam Neeson, Pamela Anderson e Paul Walter Hauser [Anteprima]

Una pallottola spuntata di Akiva Schaffer (Credits: Paramount Pictures)
Una pallottola spuntata di Akiva Schaffer (Credits: Paramount Pictures)

Si è detto più volte in queste sedi quanto il continuo bisogno di sequel/reboot/revival dell’ultimo decennio sia arrivato a un punto tale da cercare più franchise possibili da sfruttare, anche nei meandri più impensabili. Ultimo picco di questa ricerca sono le saghe legate alla commedia demenziale/parodistica.

Prima che arrivi il già annunciato Balle Spaziali 2, a fare da apripista a questo ritorno del genere è Una pallottola spuntata. A raccogliere l’eredità di Leslie Nielsen è Liam Neeson, che interpreta Frank Drebin Jr., figlio dell’omonimo celeberrimo protagonista della trilogia classica.

La trama è quella solita: un cattivo (qui interpretato da Danny Huston) minaccia il mondo con un congegno malvagio e il nostro (poco) eroico protagonista, dovrà fermarlo con la bella di turno (stavolta incarnata da Pamela Anderson). Il tutto condito da una serie di situazioni e gag completamente demenziali e fuori di testa.

Nulla di nuovo quindi sul fronte narrativo, in una classica operazione di ripresa degli stilemi classici per introdurre i nuovi spettatori nelle dinamiche della saga e dare una sensazione di familiarità alla vecchia guardia di fan. Non a caso si ricorre anche in questa operazione alla scelta di riproporre il titolo originale del capostipite, senza numeri o sottotitoli (si pensi a quanto fatto con Scream, Halloween e So cosa hai fatto)

Tuttavia, è inevitabile porsi una domanda: potrà un umorismo come quello di Una pallottola spuntata adattarsi ai tempi moderni, caratterizzati da una sensibilità diversa rispetto al passato? O esso finirà per essere deponziato in un periodo come questo?

Il risultato finale riesce a reggere il colpo dei tempi che cambiano. Alcune polemiche della contemporaneità vengono cavalcate e liquidate, magari con troppa fretta, ma con battute ben piazzate e funzionali. Tolte queste, il film prosegue sulla scia di nonsense dei tre predecessori, tra monologhi interiori assurdi, gag sullo sfondo, cambi di genere e camei completamente casuali (e per questo esilaranti).

In Una pallottola spuntata compare, ma risulta molto sottoutilizzata, la componente metacinematografica. In particolare, si poteva ironizzare molto di più sul lato di ennesimo sequel arrivato dopo tanti anni. Da un lato, ciò permette al film di non essere troppo schiavo degli altri capitoli della saga, ma lo priva di un grande potenziale comico.

Molto più presente è l’ironia sugli action testoteronici dell’ultimo periodo, rappresentata dalla perfetta scelta di Liam Neeson, che passa dall’essere incarnazione di questo genere (con Io vi troverò) a diventarne decostruzione (proseguendo un discorso già introdotto in Un milione di modi di morire nel West).

L’iconicità e la follia dei primi tre film è probabilmente inarrivabile, ma questa prosecuzione riesce a risultare coerente e divertente.

Una pallottola spuntata di Akiva Schaffer (Credits: Frank Masi / Paramount Pictures)
Una pallottola spuntata di Akiva Schaffer (Credits: Frank Masi / Paramount Pictures)

Sintesi

Il quarto capitolo di Una pallottola spuntata riprende le dinamiche e l'umorismo dei tre predecessori in modo coerente e divertente, dando vita a un film forse meno iconico degli altri, ma comunque molto godibile.

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