Una battaglia dopo l’altra recensione film di Paul Thomas Anderson con Leonardo DiCaprio, Sean Penn, Chase Infiniti, Benicio del Toro e Regina Hall

Una battaglia dopo l’altra racconta un mondo costantemente minacciato dall’insurrezione. Un film dall’anima politica, che mette in luce problemi attuali degli Stati Uniti – razzismo, fanatismo, disparità sociale, immigrazione, corruzione – utilizzando generi diversi, senza restare intrappolato in un solo registro, il tutto condito da un brillante humour nero.
Paul Thomas Anderson accompagna lo spettatore in un viaggio serrato e senza pause, dove ogni scena sorprende e diverte, con un umorismo calibrato e una narrazione chiara e incisiva. Ci guida dentro l’America contemporanea senza moralismi, mostrando personaggi complessi le cui contraddizioni emergono continuamente, rendendoli profondamente umani.
Il film è una libera reinterpretazione del romanzo Vineland di Thomas Pynchon, con una sceneggiatura firmata dallo stesso Anderson. Al centro della storia ci sono i French 75, un gruppo rivoluzionario considerato di matrice terrorista dal governo, che combatte contro l’oppressione e l’avanzata del fascismo, colpendo obiettivi strategici.
Sedici anni dopo essere stati quasi annientati e costretti a vivere nell’ombra, un vecchio nemico con un conto in sospeso riappare. Trascinerà così uno dei membri del gruppo in un pericoloso carosello per salvare una persona a lui cara.

Un film dalla personalità travolgente
Con un ritmo narrativo impeccabile, questo film di 160 minuti cattura lo spettatore dall’inizio alla fine. Il regista orchestra un’opera vivace e coinvolgente, capace di mescolare i generi con naturalezza e di immergerci in un universo ricco di personalità e figure memorabili. Il risultato è uno dei titoli più riusciti dell’anno.
Il cast è straordinario e regala interpretazioni di altissimo livello. Leonardo DiCaprio, in una prova da Oscar, richiama per intensità e ironia il pathos tragicomico del suo Rick Dalton in C’era una volta a… Hollywood. L’antagonista, il colonnello Steven J. Lockjaw (Sean Penn) è tratteggiato con ironica esagerazione, giocando consapevolmente sugli stereotipi del ruolo. A completare il quadro emerge un personaggio secondario di grande spessore interpretato da Benicio Del Toro.
Non meno incisive Chase Infiniti e Teyana Taylor, che confermano il carattere corale del film: qui sono i personaggi stessi a trascinare la narrazione, tessendo un mosaico efficace.
Dal dramma familiare al thriller politico, dalla commedia nera intrisa di satira fino all’action con venature da western moderno.
Una battaglia dopo l’altra restituisce l’immagine amara di un paese dilaniato da violenza, razzismo, bande paramilitari e logge segrete al servizio della supremazia bianca. I rivoluzionari stessi appaiono lontani da qualsiasi idealizzazione, privi di eroismo e spesso ridotti a figure miserevoli. È questo lo sguardo cinico, corrosivo e scomodo che Paul Thomas Anderson imprime al film.
La critica alla società e alla politica americana resta sullo sfondo, ma il regista non esita a osservare ogni lato della questione, trasformando l’umorismo in un’arma narrativa affilata.



