Tienimi presente

Tienimi presente recensione film di e con Alberto Palmiero

Tienimi presente recensione film di e con Alberto Palmiero, Francesco Di Grazia, Gaia Nugnes, Elena Fattore e Carlo Palmiero.

di Batiki Coscia

Tienimi Presente di Alberto Palmiero (Credits: Fandango)
Tienimi Presente di Alberto Palmiero (Credits: Fandango)

Tienimi presente segna l’esordio nel lungometraggio di Alberto Palmiero, che firma regia e sceneggiatura scegliendo di mettersi in gioco anche come interprete del protagonista. Presentato al Sotto18+ Film Festival e al Sudestival Monopoli, il film si inserisce nel panorama del cinema indipendente italiano con un’opera prima personale, sincera e fortemente radicata nell’esperienza autobiografica del suo autore.

Il protagonista, Andrea, è un ventisettenne che ha lasciato Caserta per trasferirsi a Roma con un obiettivo chiaro: diventare regista. Frequenta una prestigiosa scuola di cinema, convinto che talento e determinazione possano bastare a trasformare la passione in una professione. Roma, in questo senso, non è solo una città ma un simbolo: rappresenta l’ambizione, la promessa di un futuro diverso, il luogo in cui i sogni sembrano poter prendere forma. Tuttavia, la realtà si rivela ben più complessa. I mesi trascorrono tra tentativi falliti, occasioni mancate e un senso crescente di frustrazione che lentamente incrina le certezze del protagonista.

Palmiero sceglie di raccontare questa fase con uno sguardo intimo e diretto, evitando toni melodrammatici e privilegiando una narrazione essenziale, quasi confidenziale. Lo spettatore assiste così al progressivo sgretolarsi delle aspettative di Andrea, fino alla decisione di fermarsi e tornare a casa. Non si tratta solo di una resa professionale, ma di una crisi più profonda, che investe identità, aspirazioni e percezione di sé. Tornare a Caserta significa fare i conti con ciò che si è lasciato e con ciò che non si è riusciti a diventare.

Il ritorno nella città d’origine costituisce il nucleo emotivo del film. Andrea ritrova gli amici di sempre, i genitori caotici, le abitudini quotidiane che un tempo lo avevano spinto a partire. Eppure, nulla è rimasto davvero uguale. Gli amici sono cresciuti: c’è chi è diventato padre, chi ha accantonato i sogni giovanili per un lavoro stabile, chi continua a inseguire un’idea di futuro, chi si è fermato lungo la strada. In questo mosaico di destini diversi, Andrea si percepisce sospeso, come se fosse rimasto indietro rispetto agli altri, incapace di trovare una direzione definitiva.

Tienimi presente indaga con sensibilità questa sensazione di inadeguatezza e incompiutezza che spesso accompagna l’ingresso nell’età adulta. Andrea vive una nostalgia costante per l’adolescenza, per un tempo in cui tutto sembrava ancora possibile. Allo stesso tempo, osserva con malinconia il presente, consapevole che il tempo è andato avanti e che le scelte, fatte o mancate, hanno lasciato un segno. La narrazione si sviluppa attraverso momenti di quotidianità: le passeggiate sul lungomare, le serate con gli amici, le partite del Napoli vissute come rituali collettivi, e l’incontro con un nuovo amore che riaccende in lui un barlume di speranza.

Caserta diventa così più di un semplice sfondo geografico: è uno spazio dell’anima, il luogo in cui Andrea può rallentare, riflettere e riconnettersi con la propria essenza. Palmiero costruisce un racconto che alterna dialoghi sinceri a silenzi significativi, lasciando emergere le fragilità del protagonista senza giudicarle. Il tono è quello di una confessione aperta, capace di coinvolgere chiunque abbia vissuto una fase di smarrimento simile.

Tienimi presente si configura quindi come un film generazionale, capace di intercettare le inquietudini di chi si avvicina ai trent’anni senza aver ancora trovato il proprio posto nel mondo. Parla a una generazione cresciuta con l’idea di un futuro lineare, fatto di lavoro stabile e realizzazione personale, e che invece si scontra con precarietà, instabilità e continui cambi di rotta. È un’opera che racconta il passaggio delicato tra giovinezza ed età adulta: quando si è troppo grandi per sentirsi ragazzi, ma ancora troppo insicuri per sentirsi davvero adulti.

Con uno stile semplice ma autentico, l’esordio di Palmiero riesce a toccare corde profonde senza mai forzare l’emozione. Il film suggerisce che il fallimento non è necessariamente una fine, ma può diventare un punto di ripartenza. Tornare a casa, in questo senso, non significa arrendersi, bensì concedersi il tempo di respirare, di fermarsi e di rimettere ordine nei propri desideri.

Tienimi Presente di Alberto Palmiero (Credits: Fandango)
Tienimi Presente di Alberto Palmiero (Credits: Fandango)

Sintesi

Tienimi presente lascia allo spettatore un messaggio chiaro: anche quando i sogni sembrano sfumare, esiste sempre la possibilità di ridefinire la propria strada. A volte è proprio tornando alle proprie radici che si trova la forza per ripartire, per riscoprire chi si è stati e comprendere chi si vuole diventare, in un mondo che va veloce e che corre senza aspettare nessuno

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