The Drama – Un segreto è per sempre

The Drama recensione film di Kristoffer Borgli con Zendaya e Robert Pattinson

The Drama – Un segreto è per sempre recensione film di Kristoffer Borgli con Zendaya e Robert Pattinson.

di Giorgio Maria Aloi

The Drama di Kristoffer Borgli (Credits: IWP_A24)
The Drama di Kristoffer Borgli (Credits: IWP_A24)

The Drama – Un segreto è per sempre vede Emma (Zendaya) e Charlie (Robert Pattinson) che sono felicemente fidanzati. Ma, a una settimana dalle nozze, un segreto rivelato si insinua nella loro quotidianità travolgendoli e mettendo a dura prova il loro amore.

Kristoffer Borgli prosegue il suo percorso autoriale interrogando ancora una volta il confine tra realtà e percezione. Se opere come Sick Of Myself e Dream Scenario si muovevano su un terreno più apertamente satirico e paradossale, qui il regista sceglie un tono più cupo e introspettivo. Il risultato è un film meno immediato, ma più penetrante, che rinuncia a parte della sua ironia per scavare nelle fragilità emotive delle relazioni.

La narrazione non segue un percorso lineare né rassicurante. Borgli costruisce un racconto volutamente ambiguo, in cui il confine tra ciò che accade realmente e ciò che è filtrato dalla percezione dei personaggi resta sfocato. Il montaggio gioca un ruolo cruciale in questo senso, creando continui slittamenti che destabilizzano lo spettatore. Questa scelta può risultare a tratti disorientante, ma è anche perfettamente coerente con il tema centrale: l’impossibilità di conoscere davvero chi si ha accanto.

Visivamente, il film adotta uno stile controllato e quasi glaciale. La fotografia privilegia luci naturali e ambienti quotidiani, che progressivamente assumono una dimensione opprimente. Le case, gli uffici, gli spazi familiari diventano luoghi carichi di tensione, come se qualcosa di invisibile stesse incrinando una normalità solo apparente.

Al centro della storia c’è la coppia interpretata da Robert Pattinson e Zendaya. Pattinson conferma il suo percorso di decostruzione del protagonista tradizionale, già evidente in The Lighthouse e The Batman. La sua interpretazione è trattenuta, costruita su silenzi e sfumature, restituendo un uomo incapace di affrontare le proprie emozioni. Zendaya, invece, offre una performance stratificata e ambigua: il suo personaggio oscilla continuamente tra sincerità e manipolazione, lasciando lo spettatore in uno stato di costante incertezza.

I personaggi secondari contribuiscono in modo significativo alla costruzione del racconto. Non sono semplici comparse, ma riflessi distorti della coppia protagonista. Attraverso amici, colleghi e familiari, il film mostra diverse modalità di affrontare il conflitto: c’è chi lo evita razionalizzando tutto, chi lo maschera con il cinismo e chi lo esaspera. In questo modo, Borgli amplia il discorso sulle relazioni, suggerendo che nessuna coppia esiste in isolamento, ma è sempre inserita in una rete di influenze e aspettative.

Il cuore del film è però l’analisi sulle dinamiche di coppia. Non si tratta solo di una crisi sentimentale, ma di una riflessione più ampia sull’illusione della conoscenza reciproca. I personaggi credono di sapere chi sia l’altro, ma in realtà si confrontano con una versione costruita, filtrata dai propri bisogni e dalle proprie paure. Quando questa immagine si incrina, emerge una frattura che coinvolge anche l’identità individuale.

Il tema del segreto viene affrontato senza moralismi. Non è tanto la rivelazione in sé a distruggere il rapporto, quanto ciò che porta alla luce: insicurezze, incoerenze e incapacità di comunicare. Il regista sembra suggerire che le relazioni si fondano spesso su equilibri precari, mantenuti più per abitudine o paura che per reale comprensione reciproca.

La colonna sonora resta discreta, lasciando spazio ai silenzi, che diventano uno degli strumenti più efficaci per trasmettere il disagio e la distanza tra i personaggi. Il finale, coerente con il resto dell’opera, evita una chiusura definitiva, lasciando aperte diverse interpretazioni.

Nonostante qualche rallentamento nel ritmo e una certa opacità narrativa, The Drama mantiene una forte coerenza interna. Le sue imperfezioni fanno parte del progetto stesso, che rifiuta la chiarezza per restituire la complessità delle relazioni umane.

The Drama di Kristoffer Borgli (Credits: IWP_A24)
The Drama di Kristoffer Borgli (Credits: IWP_A24)

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