The Disaster Artist

The Disaster Artist recensione film di e con James Franco

The Disaster Artist recensione del film diretto e interpretato da James Franco con Dave Franco, Alison Brie Seth Rogen

Nell’ormai lontano 2003, per la promozione del più grande scult di tutti i tempi – The Room (2003) – Tommy Wiseau affittò a Los Angeles un cartellone pubblicitario che mantenne, a spese sue, per i successivi cinque anni. In quello stesso periodo, un giovanissimo James Franco, fresco fresco del successo di Spider-Man (2002), ne rimase colpito; convinto che, per la sagoma bianca su sfondo nero, il film pubblicizzato fosse un horror. Quattordici anni dopo, le strade di Franco e Wiseau si incrociano nel modo più inaspettato; nasce così The Disaster Artist (2017), il making of di quello che Ross Morin, professore di studi cinematografici statunitense, definì (giustamente) “il Quarto potere dei film brutti“.

Tratto dal (quasi) omonimo romanzo del 2013 di Greg Sestero, co-protagonista di The Room, e Tom Bissell, e ipotetico punto d’incontro tra Ed Wood (1994) e Boogie Nights – L’altra Hollywood (1997), al contrario della vicenda trattata infatti, The Disaster Artist è un successo di critica e pubblico; vincendo il Golden Globe al Miglior attore protagonista (James Franco), ottenendo una nomination agli Oscar 2018 come Miglior sceneggiatura non originale, e venendo inserito dal National Board tra i dieci film dell’anno 2017.

James Franco e Dave Franco
James Franco e Dave Franco in una scena de The Disaster Artist

Un successo quindi, il peggior film degli ultimi vent’anni – al pari di Birdemic: Shock and Terror (2001) – che rinasce come “film da Oscar” grazie a un’indiretta rilettura tra il comico e il pathos; un concept vincente quello di The Disaster Artist, che verrà imitato, due anni dopo, da Eddie Murphy e Netflix con Dolemite is my name (2019) e il Dolemite (1975) di Rudy Ray Moore. Opera anch’essa intelligente e meta-cinematograficamente vivace, nulla a che vedere però, con l’epica intrinsecamente tragica di The Room e del suo “disastroso” avvenire.

L’attenzione attorno a The Disaster Artist e lo stesso Wiseau, ha fatto scattare nella testa del regista Rick Harper la molla dell’opportunità; nel 2016 vede infatti la luce Room Full of Spoons, un documentario sulla lavorazione del film del 2003. Wiseau, per quanto lusingato, ha sempre negato l’autorizzazione all’utilizzo di spezzoni del suo film; ne è scaturita così una controversia legale (vinta da Wiseau chiaramente) da cui, per ovvie ragioni, è emerso il vero retaggio di Tommy Wiseau – o per meglio dire Tomasz Wieczorkiewicz, nativo di Poznan, in Polonia.

Per quanto possa sembrare una notizia di non poco conto, per i seguaci di Wiseau è un’autentica parusia cinematografica; da decadi infatti, ci si chiede quale sia il retaggio del regista – su cui lo stesso Wiseau è sempre stato molto restio a parlare. Ora è chiaro, The Room è polacco ma americano d’adozione.

The Room: fenomenologia di un Disastro di successo

Oh hi Mark!. Cercare queste parole nei motori di ricerca, significherebbe addentrarsi in un mondo di parodie e contro-parodie; aneddoti e spezzoni, a conferma che nonostante il suo status di scult, The Room è riuscito a entrare nell’immaginario collettivo più di tanti “film da Oscar”. Questo per via della sua seconda vita da Film di Mezzanotte; qualcosa di totalmente impensabile se consideriamo che alla “prima mondiale”, The Room è stato accolto tra silenzi imbarazzati, colpi di tosse, e gente in fuga dopo una quindicina di minuti.

Per Wiseau e Sestero il successo s’è concretizzato negli anni, nella curiosità per il “brutto” mista a stupore; direbbe cringe qualcuno oggi, ma che sfocia nel magnetismo di un’opera che non funziona su tutta la linea, e nonostante questo affascinante. The Room è, senza mezzi termini, pessimo, squinternato, l’atmosfera scenica è da porno soft-core misto a soap opera ma senza mai prendere una direzione specifica; il resto è dato da una trama totalmente senza senso, e dal “talento” di Wiseau, il cui Johnny viene narrativamente abbattuto tra battute retoricamente sterili e una recitazione approssimativa.

Tommy Wiseau, Greg Sestero e Juliette Danielle
The Room: fenomenologia di un disastro di successo

Eppure, nonostante l’insuccesso, Wiseau e Sestero hanno proseguito il loro sodalizio su una forte base d’amicizia, ora nel nemmeno troppo terribile Best F(r)iends (2018), diviso in Volume 1 e Volume 2; ora nel ritorno alla regia di Wiseau con Big Shark (2021) – e quello si, già dal trailer promette di far rimpiangere il cinema della The Asylum. Il resto del cast di The Room ha saputo fare di necessità, virtù; rimettendosi in gioco con un delizioso mockumentary intitolato The Room Actors: Where Are They Now? (2018), guardando al retaggio in maniera scherzosa – a conferma che non tutto il male (cinematografico) vien per nuocere.

Nel cast figurano James Franco, Dave Franco, Seth Rogen, Alison Brie, Jackie Weaver, Zac Efron e Josh Hutcherson; e ancora Ari Graynor, Paul Scheer, Jason Mantzoukas, Randall Park, Sharon Stone, Melanie Griffith, June Diane Raphael, Megan Mullally, Bob Odenkirk e Bryan Cranston.

The Disaster Artist: sinossi

Il diciannovenne Greg Sestero (Dave Franco), durante le lezioni di recitazione di Jean Shelton (Melanie Griffith) conosce Tommy Wiseau (James Franco); un bizzarro attore provetto che però colpisce Greg per la sua impavidità e una sicurezza di sé oltre ogni misura. Nel segno di James Dean e Tennessee Williams, Tommy e Greg si trasferiscono a Los Angeles in cerca di successo; qui, tra provini poco fortunati e un doverci “sbattere il muso”, Tommy butta giù lo script di The Room così da poter scrivere, per sé e Greg, i ruoli tanto desiderati.

La lavorazione parte con entusiasmo e fiducia, specie per la partecipazione di gente “del mestiere” come Sandy Schklair (Seth Rogen) e Raphael Smadja (Paul Scheer); tutto crolla però gradualmente dinanzi alla mancanza d’esperienza di Tommy, traducendosi in una trama senza senso, e un atteggiamento dittatoriale sul set che va di pari passo con la sua incapacità recitativa. Sarà l’inizio della produzione più disastrosa del ventennio – e nonostante tutto, un successo incredibile.

I titoli di testa di The Disaster Artist
I titoli di testa di The Disaster Artist

La ratio filmica de The Disaster Artist

Ancora prima di porre le basi del conflitto scenico e dell’apertura di racconto, Franco codifica un piccolo preambolo filmico; un montaggio alternato d’opinioni di amici e colleghi sul The Room di Wiseau. In un susseguirsi di contributi di J.J. Abrams, Kevin Smith, Kristen Bell, Lizzy Caplan e Keegan Michael Key – tra il serio e il faceto – emerge Adam Scott, che sembra avere le idee molto chiare in merito:

Il film ha resistito, credo, dieci anni, e le persone vanno ancora a vedere questo film, e ne parlano; non succede nemmeno alla pellicola che ha vinto l’Oscar come miglior film dieci anni fa. Il livello di ambizione di quest’opera, è inconcepibile; se avessi una macchina del tempo non farei tante cose, ma posso dire sicuramente che farei un giro su quel set solo guardare e sentire l’atmosfera, perché doveva essere incredibile.

Qualcosa che sembra incanalare The Disaster Artist nel binario del mockumentary o perfino del documentario; in realtà l’opera di Franco è un biopic puro e crudo, ma l’espediente, in una prodigiosa codifica d’immagini e colonna sonora epica, risulta efficace nel farci saggiare, un po’, quello che è il tono del racconto.

Il cartellone pubblicitario di The Disaster Artist
Il cartellone pubblicitario di The Disaster Artist sullo stile di quello di The Room

Per certi si potrebbe perfino pensare che l’intento sia volutamente dissacrante; un procedere per una celebrazione fittizia volta infine a ridicolizzare il Wiseau “disastroso” cineasta – eppure The Disaster Artist sembra avere invece le idee chiare in merito. Proprio come Scott infatti, Franco agisce in una direzione positiva, benevola; non sminuendo o arricchendo l’aura dimensionale del “suo” Wiseau – o gli eventi alla base della narrazione – semplicemente raccontando in uno sviluppo lineare e armonico, senza prendervi posizione.

Vuoi davvero diventare un attore?

Apre in modo netto e semplice The Disaster Artist, un primissimo piano del Greg di Dave Franco impacciato e impietrito; dove tra camei brillanti di Randall Park e Melanie Griffith emerge la criticità del racconto di Franco. Un dialogo incisivo, il chiedersi davvero se si ha la stoffa per fare l’attore; e infine l’ingresso scenico del Tommy dello stesso Franco fatto di semi-soggettiva e poche parole. Franco delinea così i contorni della caratterizzazione del suo colorito agente scenico tra sedie sbattute, arrampicate e rantolii; funzionale nel porre le basi del conflitto e del cuore del racconto: l’amicizia tra Tommy e Greg.

L’intera sequenza, nei suoi toni a metà tra il grottesco e il dissacrante, risulta funzionale nel potenziare di senso la ratio del racconto; un’epica del self-made-man meta-cinematografica infatti, che trova (contro)valorizzazione nella totale assenza di talento dei suoi agenti scenici.

James Franco e Dave Franco
James Franco e Dave Franco in una scena de The Disaster Artist

Lo sviluppo del racconto permette così la crescita della dinamica relazionale di Tommy e Greg; in scambi dialogici al limite del surreale, con cui però Franco pone da subito in chiaro la dimensione scenica del “suo” Wiseau. Proprio per la particolarità del personaggio, il cineasta gioca con quello che scolasticamente sarebbe la definizione del background; in Wiseau non esiste, e se esiste è un continuo giocarvici su tra Mercedes, denaro pressoché illimitato, età indefinita e un accento slavo esilarante nella sua mutevolezza fonica.

Nonostante queste eccentricità però, la dinamica relazionale vive di un inerzia mutevole in positivo nella sua crescita per poi sfociare nel sabotaggio e infine rinsaldamento nella risoluzione del conflitto scenico. Talenti (si fa per dire) complementari e opposti, di un Tommy fin troppo sicuro di sé che “da regista” sfocia nell’onnipotenza e nel sabotaggio del “fratello scenico”; e di Greg, che al contrario non lo è, ma crede nei buoni valori, e nella parola data.

“Solo se lo vuoi, non vuol dire che ce la farai” 

È nel secondo atto che Franco sviluppa la chiara connotazione meta-cinematografica di The Disaster Artist tra provini con cui potenziare la componente da self-made-man, e citazioni figurative e testuali a Gioventù bruciata (1955), Mamma ho perso l’aereo (1990), Se7en (1995); e ancora Shakespeare In Love (1998) e Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma (1999). Elementi che danno colore nel dispiego dell’intreccio scenico nel contesto losangelino da cui emerge la più pura espressione degli intenti del Franco-autore e del “suo” Wiseau non-villain:

– Ti sei guardato allo specchio? Senza offesa, tu hai una forte presenza maligna, sei un cattivo perfetto.
– Io non faccio paura.
– Ti vedo nei panni di Dracula, o Frankenstein.
– Non sono Frankenstein!
– Ti sto suggerendo una scorciatoia, per il successo.
– Tua scorciatoia non mi serve.
– Hai mai letto Shakespeare? Conosci, La Tempesta? Tu sei Calibano.
– E cosa fa, lui eroe?
– No, è l’orco a guardia dell’isola.
– Quale orco…orco…io sono eroe, e tutti voi siete cattivi. Si, ridete, è questo che fanno cattivi.

James Franco
James Franco nella scena de Oh Hi Mark! de The Disaster Artist

Parte così l’avventura di The Room, di cui Franco ci racconta in modo semplice e vivace la genesi creativa e lo sviluppo artistico del “Quarto potere dei film brutti”. Un film drammatico “come Tennessee Williams” che per il “suo” Wiseau rappresenta la sublimazione della rivalsa nei confronti delle frustrazioni losangeline; ratio che risulta evidente in quel “con quello che fa lui per tutti, perché fanno questo a lui” – ma che nella sua follia artistica rappresenta il provare a realizzare il sogno di un’amicizia.

Se la dinamica relazionale è senza dubbio il cuore di The Disaster Artist, l’anima è la macro-sequenza meta-cinematografica dello smandrappato The Room. In un susseguirsi di stravaganze e nonsense da cui emerge il talento recitativo di uno strepitoso Franco; e di una comicità spontanea, vera, perché permeata dell’insita originalità folle di Wiseau. Sequenza che trova valorizzazione artistica e comica, ora nella ricostruzione delle scene cult, ora nelle dinamiche con il Sandy di Rogen e il Raphael di Scheer; autentici mattatori e talenti comici purissimi.

La fine del sogno, la nascita del mito

Nella climax però, The Disaster Artist fa scattare la magia, e tutte le speranze mal riposte, trovano ribaltamento in un momento che è puro deus ex machina narrativo. Un Sogno Americano “al contrario” infatti, con cui Franco ricuce il rapporto fraterno della sua coppia di agenti scenici; e sbatte loro in faccia il fallimento di un progetto scritto male, recitato peggio e frutto di un ambiente di lavoro tossico. Tra limousine e una sala gremita però, prende così vita il bricolage narrativo di The Disaster Artist; in un The Room mostratoci da Franco ora con gli occhi del pubblico e con quelli del suo autore che vede la propria opera prima evolversi gradualmente, di risata in risata, da intenso dramma, a insolita (e atroce) commedia.

Uno switch di rilevante importanza nell’economia del racconto, con cui valorizzare, di riflesso, il processo di ricostruzione delle sequenze chiave; e al contempo arricchire di senso la ratio di The Disaster Artist e del “disastroso” e sconclusionato The Room. Componenti ontologicamente compenetranti – e avvolte scenicamente nel Tommy Wiseau di Franco – in bilico tra meta-cinema e dramma esistenziale che regalano al James Franco (sfortunato) regista la prova della maturità e un meritato Golden Globe – ora servono la conferma e la consacrazione.

La locandina de The Disaster Artist
La locandina de The Disaster Artist

Sintesi

Oh Hi Mark! Come può il più grande scult dell'ultimo ventennio diventare un successo da Oscar? Con The Disaster Artist, il James Franco regista raggiunge la maturità artistica in un'opera in bilico tra metacinema e dramma esistenziale, cucito addosso al brillante Tommy Wiseau dello stesso Franco tra la ricostruzione integrale delle scene chiave di The Room e il making of che pone al centro la sua genesi.

Perché MadMass.it

Non è questa la cinesfera che ci meritiamo, abbandonata allo strapotere delle content farm e al loro incessante copia-traduci-incolla finalizzato ad invadere i motori di ricerca. Meno del 20% dei contenuti delle content farm è originale ed il loro modello distorto ha contribuito alla scomparsa dell'opinione cinematografica online. Oltre il 90% degli articoli presenti su MadMass.it è farina del nostro sacco: mettiamo la qualità, il piacere di scrivere e la voglia di proporre qualcosa di autentico e diverso al centro dei nostri contenuti. Sostieni anche tu la causa di una cinesfera più creativa e originale, insieme possiamo restituire influenza ed autorevolezza al nostro web cinematografico. Supportaci se puoi con una donazione o acquistando i prodotti consigliati sul nostro sito, o semplicemente passa a visitarci e sfoglia le nostre pagine: ci permetterai di continuare a crescere e fare sentire la nostra voce.

Articoli Correlati

Commenti

Ultimi Articoli

El elemento enigmático recensione film di Alejandro Fadel [TFF 38]

El elemento enigmático recensione film di Alejandro Fadel presentato al Torino Film Festival 38 nella sezione Le stanze di Rol In El elemento enigmático tra...

Torino Film Festival: tutti i vincitori e i film premiati della 38esima edizione

Torino Film Festival vincitori: vincono Botox come miglior film e migliore sceneggiatura, Identifying Features (Sin señas particulares) Premio Speciale della Giuria e migliore attrice...

The Oak Room recensione film di Cody Calahan con RJ Mitte [TFF 38]

The Oak Room recensione film di Cody Calahan con RJ Mitte, Peter Outerbridge, Ari Millen, Martin Roach, Nicholas Campbell al Torino Film Festival 38 È...

Seven recensione film di David Fincher con Morgan Freeman e Brad Pitt

Seven recensione del film di David Fincher, con Morgan Freeman, Brad Pitt, Gwyneth Paltrow e Kevin Spacey Nell'estate del 1995 le platee americane vennero prese...

Cinema News del 28 novembre [Rassegna Stampa]

Godzilla vs. Kong: Netflix vs. HBO Max per l'uscita streaming Il trailer di Happiest Season con Kristen Stewart e Mackenzie Davis Franco Nero ritorna...

The Last Hillbilly recensione film documentario di Diane Sara Bouzgarrou e Thomas Jenkoe [TFF 38]

The Last Hillbilly recensione film documentario di Diane Sara Bouzgarrou e Thomas Jenkoe con Brian Ritchie presentato al Torino Film Festival 38 Avere figli significa...

Regina recensione film di Alessandro Grande con Ginevra Francesconi [TFF 38]

Regina recensione film di Alessandro Grande con Francesco Montanari, Ginevra Francesconi, Barbara Giordano e Max Mazzotta al Torino Film Festival 38 Unico alfiere a rappresentare l’Italia...

Strange Days recensione film di Kathryn Bigelow [Flashback Friday]

Strange Days recensione del film di Kathryn Bigelow con Ralph Fiennes, Angela Bassett, Juliette Lewis, Vincent D'Onofrio, William Fichtner e Tom Sizemore Dopo Point Break -...

Cinema News del 27 novembre [Rassegna Stampa]

Addio a Daria Nicolodi I progetti di Alex Garland Álex de la Iglesia e la Veneciafrenia La Radioscopie di Claire Denis Les promesses...

Pixar: i migliori film da vedere assolutamente [Throwback Thursday]

Le opere Pixar fanno parte della nostra infanzia ed adolescenza, grazie ai molti lungometraggi che ci hanno scaldato il cuore. Vediamo i cinque migliori...