Spider-Man: Un nuovo universo – la recensione in anteprima

Spider-Man: Un nuovo universo
Spider-Man: Un nuovo universo

Miles Morales è un brillante teen-ager afro-latino-americano di New York, appassionato sostenitore di Spider-Man, il suo supereroe di quartiere, del quale nessuno conosce l’identità. Fatica ad adattarsi al suo nuovo college e a farsi capire dal padre, un poliziotto che considera vandalismo la sua passione per i graffiti e che detesta l’Uomo Ragno per il suo modus operandi da giustiziere al di sopra della legge. Durante una sessione di street art in una stazione abbandonata della metropolitana, Miles viene morso da un ragno. La mattina dopo, scoprirà di avere sviluppato strani poteri. Ritornato alla stazione per indagare, scopre un laboratorio segreto, dove sorprende Spider-Man in pieno combattimento per evitare che Kingpin apra un portale verso altre dimensioni…

Il titolo italiano di Spider-Man: Into the Spider-Verse mette l’accento sul nuovo universo, forse temendo che il pubblico lo confonda con un sequel di Homecoming, ma così perde ogni riferimento ad uno degli aspetti cruciali del film: la convivenza sulla stessa scena di supereroi-ragno provenienti da varie ‘dimensioni’ (ossia, variazioni sul tema – dalle più seriose alle più assurde – che gli autori di fumetti hanno realizzato negli ultimi cinquant’anni ispirandosi all’originale Uomo Ragno di Stan Lee e Steve Ditko). Non dobbiamo pensare che il ‘nostro’ eroe sia quello vero e che gli altri Spider-heroes siano impostori: le varie incarnazioni sono tutte il vero Spider-Man nel proprio universo, eroi simili ma diversi tra loro – un concetto al quale dovremmo essere abituati, dato il succedersi in pochi anni, sui nostri schermi, dei volti di Tobey Maguire, Andrew Garfield e Tom Holland.

Miles Morales è il nuovo Spider-Man
Miles Morales è il nuovo Spider-Man

Diversi, tanto che ognuno dei personaggi è stato animato in maniera fedele al proprio universo d’origine, in una mescolanza di stili che non crea problemi perché l’intero film è realizzato con una sua particolarissima tecnica: i produttori Phil Lord (anche co-autore, assieme a Rodney Rothman) e Chris Miller, che già avevano avevano adattato l’animazione di The Lego Movie perché ricordasse i mattoncini Lego, hanno cercato per Spider-Man un approccio visivo tutto nuovo, che differenziasse Un nuovo universo dai film live-action che l’hanno preceduto. Il risultato è un’animazione ispirata ai fumetti stampati negli anni ’60, che non solo sovrappone alle immagini – generate in computer graphics e poi ‘ricalcate’ a mano – linee di movimento e riquadri testuali, ma arriva ad adornare i suoi personaggi con Ben-Day dots e contornarli con sbavature colorate.

Una tecnica osannata dagli esperti tecnici e dalla critica, che rende il film speciale, ma che può disorientare, lasciando lo spettatore a domandarsi se per caso non sia finito per sbaglio in una sala a proiezione 3D, e a guardarsi attorno per vedere se il resto del pubblico sta indossando gli occhialini.

Ma dopo un po’ non ci si fa più caso, ed è l’unico (e forse soggettivo) difetto del film, che per il resto brilla per l’ottima combinazione di azione, avventura, sorprese, humour e coinvolgimento emotivo: inclusa la prima apparizione postuma di Stan Lee, che ci ricorda che, nel suo universo, ognuno può scegliere di essere un supereroe. Anche se all’inizio può sembrare scomodo, il costume calza sempre a pennello… prima o poi.