Spider-Man 2

Spider-Man 2 recensione film di Sam Raimi con Tobey Maguire e Kirsten Dunst

Spider-Man 2 recensione del film di Sam Raimi con Tobey Maguire, Kirsten Dunst, Alfred Molina, James Franco, Rosemary Harris e J.K. Simmons

Nel 2002, Marvel e Sony gettarono le basi del cinecomic moderno, poi consolidato dagli intenti autoriali di Nolan e del suo Il cavaliere oscuro (2008). Fu infatti l’anno di Spider-Man (2002) di Sam Raimi; opera ibrida che nella sua “miscellanea proibita” di melò, eroismo ed action su base fumettistica, lancia il Tessiragnatele ideato nel 1962 dalla penna di Stan Lee e Steve Dikto, nell’olimpo del cinema hollywoodiano. Con i suoi 821 milioni e mezzo infatti, Spider-Man divenne – alla sua uscita – il cinefumetto con il più alto incasso globale; finendo la corsa al box-office soltanto dietro a Harry Potter e la camera dei segreti e Il Signore degli Anelli – Le due torri.

Tobey Maguire
Tobey Maguire in una scena de Spider-Man 2

Per certi versi quindi, non stupisce che Raimi abbia iniziato a lavorare al sequel all’indomani del rilascio in sala del predecessore. I primi vagiti di Spider-Man 2 (2004) emergono infatti nell’aprile 2002. Alfred Gough e Miles Millar – poi seguiti da David Koepp – furono così ingaggiati per realizzare una sceneggiatura – poi cestinata – che comprendesse Doctor Octopus, Lizard e Gatta Nera come villain.

Nel frattempo, la Sony fornisce un budget monstre, per l’epoca e il genere, di ben 200 milioni; il sequel dell’Arrampicamuri prende così vita sotto il nome provvisorio de: The Amazing Spider-Man. Nonostante la fiducia nel progetto però, quella di Spider-Man 2 è un’autentica odissea creativa, che porterà a svariate riscritture dello script.

Dalla lettura “teen” di Chabron, alla visione matura di Sargent

Nel settembre dello stesso anno infatti, venne assunto Michael Chabron per riscrivere la sceneggiatura. Il “suo” Spider-Man 2 avrebbe previsto un Octopus “ringiovanito” pronto a contendersi con Peter, l’amore di Mary Jane; oltre a un Harry Osborn che mette una taglia sulla testa di Spidey – elemento che sarà poi riletto e incluso nello script definitivo.

Entra qui in scena Alvin Sargent e la sua visione che trae ispirazione dall’albo No More! spingendo più sull’aspetto emozionale del “peso del mantello” e del relativo conflitto interiore del protagonista. Il produttore Avi Arad e Raimi daranno il benestare, specie perché – a detta del cineasta della saga de La casa (1981-2015) – vede nello script di Sargent quel “sapore del conflitto” che fece grande Superman II (1980) vent’anni prima.

Nel cast figurano Tobey Maguire, Kirsten Dunst, Alfred Molina, James Franco, Rosemary Harris e JK Simmons; e ancora Bill Nunn, Donna Murphy, Elizabeth Banks, Ted Raimi, Vanessa Ferlito, Willem Dafoe, Dylan Baker e Cliff Robertson.

Spider-Man 2: sinossi

Un paio d’anni dopo gli eventi del primo film, per Peter Parker (Tobey Maguire) non è facile conciliare le due facce della sua vita. Come Peter, non guadagna abbastanza come fotografo al Daily Bugle di Jameson (JK Simmons) e i suoi voti sono costantemente in calo. Come Spider-Man, la sua lotta al crimine è inficiata da episodi di eventi psicosomatici che gli fanno, temporaneamente, perdere i poteri.

Vive inoltre una vita solitaria, distaccandosi così ora da Mary Jane (Kirsten Dunst) a cui non può confessare il suo amore; ora da Harry (James Franco), che come Spider-Man lo incolpa della morte del padre Norman (Willem Dafoe). Infine Zia May (Rosemary Harris) che dopo la morte di Ben (Cliff Robertson) fatica a far quadrare i conti.

Tobey Maguire in una scena de Spider-Man 2
Tobey Maguire in una scena de Spider-Man 2

In bilico tra tante situazioni esplosive, Peter riesce a conoscere il fisico Otto Octavius (Alfred Molina) e la moglie Rosy (Donna Murphy) su intercessione proprio di Harry e del Professor Connors (Dylan Baker). Tra i due si instaura un rapporto di reciproca stima, Octavius è infatti stimolato dalla mente brillante di Peter.

Durante la dimostrazione pubblica della sue ricerche sulla fusione a freddo, finanziata proprio dalla Oscorp, però accade qualcosa. Un picco di tensione manda il macchinario fuori controllo; Octavius si rifiuta di interrompere l’esperimento; Spider-Man interviene tempestivamente sventando una possibile ecatombe – ma è soltanto l’inizio dei problemi per la città di New York.

L’anima di Doctor Octopus, lo spettro di Jake Gyllenhaal e l’infortunio “tattico”

La grande innovazione al racconto fornita da Sargent è soprattutto ascrivibile all’interpretazione del ruolo di Octopus. Raimi decise infatti che il villain poi interpretato da Molina, avrebbe dovuto rappresentare un eroe, una figura positiva per Peter; in tal senso quindi, vestiti i panni di Spider-Man, l’agente scenico di Maguire si sarebbe ritrovato a non neutralizzarlo, bensì cercare in lui la redenzione. Un’azione in controtendenza ora con le tipicità narrative del genere, ora con lo stesso capitolo precedente; nell’opera del 2002 infatti, la dicotomia tra bene/male era ancora più acuita – e resa grande dal mefistofelico Goblin di Dafoe – qui decisamente più sfumata.

Nonostante tutto però, s’è seriamente rischiato di non avere proprio Tobey Maguire ai nastri di partenza. Come i meno giovani ricorderanno infatti, durante le riprese di Seabiscuit – Un mito senza tempo (2003), si vociferò di un incidente da cavallo che gli avrebbe potuto costare la carriera.

Tobey Maguire e Kirsten Dunst in una scena de Spider-Man 2
Tobey Maguire e Kirsten Dunst in una scena de Spider-Man 2

A distanza d’anni è emerso come fosse una semplice scusa per avere più soldi d’ingaggio. Nelle intenzioni di Maguire e agente infatti, il protagonista della saga sarebbe potuto passare dai 4 milioni del primo Spider-Man, a ben 30, di milioni. Marvel e Sony non ci stettero, scoprirono rapidamente il bluff e lo licenziarono in tronco; al suo posto venne assunto Jake Gyllenhaal, all’epoca fidanzato della Dunst – che per poche settimane fu il nuovo volto di Spider-Man.

Maguire, resosi conto della pessima figura come professionista – probabilmente mal consigliato – fece marcia indietro e mea culpa. Venne così riassunto da Sony e Marvel e riuscì perfino a rinegoziare il contratto – ottenendo un ingaggio di poco meno di 17 milioni di dollari. Per Gyllenhaal, vicinissimo come non mai al ruolo di Spider-Man, fu soltanto un arrivederci. Quindici anni dopo passerà infatti sul fronte opposto, prestando il volto al Mysterio de Far From Home (2019) rimescolando infine, interamente, la dimensione individuale del bimboragno di Holland.

Tra Spider-Man 2 e Superman II: Il peso del mantello

Tra primo e secondo capitolo della trilogia di Spider-Man di Sam Raimi esiste come una sorta di rapporto sinergico; una relazione compenetrante che per sviluppo e dinamiche rievoca, e non poco, quella dei primi due capitoli di Superman, per mano di Richard Donner & Richard Lester. Proprio come Superman (1978) infatti, Spider-Man si caratterizza di una narrazione che è un po’ un salto nel vuoto; un agire con i piedi di piombo dovuto al dover creare una grammatica filmica in un terreno narrativo irto e poco esplorato. Per certi versi infatti, il primo capitolo di Raimi marca molto l’elemento romantico, e la struttura in sé – tra cammino dell’eroe e sviluppo – è decisamente tipizzata. È tuttavia in Spider-Man 2 che, proprio come accaduto con Superman II, l’intera materia narrativa spicca il volo.

La via è tracciata, il sentiero spianato, e Raimi spinge così al massimo sulla coscienza dell’eroe. L’intero racconto affonda infatti le radici nel confitto interiore di Peter Parker/Spider-Man. Due dimensioni caratteriali opposte e dai bisogni antitetici. Un dualismo marcato – rievocante ex-post quello costruito da Nolan e il suo Bruce Wayne/Batman ne Il cavaliere oscuro – che ruota attorno all’esistenziale “peso del mantello”; sfociando così nell’esteriorità e in dei mini-conflitti che danno colore al protagonista-principe – e di riflesso – alle dinamiche relazionali in essere.

Il peso del mantello
Il peso del mantello in Spider-Man 2

Qualcosa, che nel ricalcare un po’ le dinamiche di Superman II e la scelta di Clark di rivelarsi o meno a Lois, permette a Raimi di giocare con la valenza della rivelazione e le intenzioni; anticipandola, rimandandola, forzandola, perfino rinunciandoci a un certo punto. Il regista di Darkman (1990) – a conferma della maggior maturità e dimestichezza narrativa – sa bene dell’importanza “del momento”. Guida così Peter (e di riflesso lo spettatore) in una narrazione dal ritmo netto con cui passare dal costume gettato nel cassonetto come “rinuncia alla chiamata” – e relativo accesso al mondo narrativo straordinario – del “rivivere la propria vita”; infine recuperato per sensi di colpa, accettazione del proprio dono – e relative conseguenze.

L’importanza di chiamarsi Doctor Octopus, e la climax atipica di un racconto atipico

Il tutto agisce sullo sfondo di una dicotomia bene/male – come detto – smussata e sfumata, e che dall’altra parte della barricata vede un villain/non-villain. Il Doc Ock di Molina è forse l’antagonista che tutti i cinecomic dovrebbero avere. Un antieroe dalla caratterizzazione compiuta infatti – dal conflitto interiore marcato ed empatico – che unisce alla bontà d’animo dello scienziato visionario e dell’uomo innamorato, la privazione del raziocinio a seguito dell’incidente; spinto così, da un’agire “come un villain” che viaggia su un binario antitetico all’Osborn di Dafoe.

È abbastanza chiaro quindi, come Spider-Man 2 sia una narrazione decisamente atipica nelle sue componenti basilari, lo stesso può dirsi di tutto ciò che c’è “intorno al racconto”. L’elemento melò che trasuda, ad esempio, dal rapporto tra la Mary Jane della Dunst e il Peter di Maguire, è si più marcato ma al contempo più intenzionale, meno stucchevole. Lo stesso può dirsi per le sequenze action, decisamente meglio calibrate tra i volteggi; la nascita “horror” di Octopus; la sequenza in banca; la torre dell’orologio. Trovando infine l’apogeo nella macro-sequenza del treno che racchiude in sé l’intera magia della trilogia di Spider-Man di Sam Raimi: azione, buoni sentimenti e colpi di scena.

Alfred Molina
Alfred Molina in una scena de Spider-Man 2

Intenti innovativi che trovano conferme in una climax atipica che pone al centro della risoluzione scenica non tanto la sconfitta del villain quanto la sua redenzione. Il cineasta de L’armata delle tenebre (1992) infatti, costruisce attorno alla presa di coscienza di Octopus e il ritorno come Octavius, il momento topico del racconto; passando così per la rivelazione di Peter a Mary Jane, sino all’accettazione da parte di Harry del suo retaggio da Goblin.

Un evento d’importanza basilare nell’economia del racconto di Spider-Man 2 dove nel passare dalla risoluzione dei conflitti interiori si agisce – di riflesso – su quello esteriore; ponendo infine le basi drammaturgiche per il terzo (e ultimo) capitolo.

Kevin Feige e il lascito nel Marvel Cinematic Universe

Al tempo della lavorazione di Captain America: Civil War (2016) – quando si cercava in tutti i modi di introdurre Spider-Man nel Marvel Cinematic Universe – Kevin Feige dichiarò quanto segue:

Credo che Spider-Man 2 sia uno dei migliori film di supereroi di sempre.

In quel mix di sentimenti, action ed umorismo, si cela infatti, il cuore narrativo che la Marvel ha cercato di replicare ad ogni capitolo di ogni Fase dell’MCU, da Iron Man (2008) sino ad Avengers: Endgame (2019). Manca però, forse per via del meccanismo industriale disneyano, quella magia che veniva invece sprigionata spontaneamente dal racconto trilogico di Sam Raimi.

Quell’innocenza, quell’asciugare il conflitto scenico ricercando figure paterne tra Zio Ben, Norman Osborn e Otto Octavius sullo sfondo della guerra tra bene e male. Qualcosa che l’MCU non è mai riuscito a replicare appieno nella dinamica Tony Stark-Peter Parker o nel tono “alla John Hughes” di Homecoming (2016); ma nemmeno la stessa Sony che – eccezion fatta per Un nuovo universo (2019) – tentò con l’infelice dittico Amazing (2012-2014) di Mark Webb di ricrearne la magia in formato fac-simile e senz’anima. Tutti elementi che confermano, come se ce ne fosse bisogno, la bontà del lavoro di Raimi a distanza di diciassette anni – il primo passo per il cinecomic moderno.

La locandina di Spider-Man 2
La locandina di Spider-Man 2

Sintesi

Azione, buoni sentimenti, colpi di scena, umorismo. La chiave verso il cinecomic moderno passa da Sam Raimi e la sua trilogia dell'Arrampicamuri più famoso della storia del fumetto. Con Spider-Man 2 vengono infatti gettate le basi del cuore narrativo che farà grande il Marvel Cinematic Universe da Iron Man ad Avengers: Endgame. Un mix perfetto d'innocenza d'intenti, ricerca del proprio posto nel mondo e figura paterna, che rendono Spider-Man 2 uno dei capolavori del genere e tra le migliori opere realizzate nel primo decennio degli anni Duemila.

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