Something Very Bad Is Going To Happen

Something Very Bad Is Going To Happen recensione serie tv dei fratelli Duffer

Something Very Bad Is Going To Happen recensione serie tv dei fratelli Duffer con Camila Morrone e Adam DiMarco [Netflix]

di Giorgio Maria Aloi

Something Very Bad Is Going To Happen (Credits: Netflix)
Something Very Bad Is Going To Happen (Credits: Netflix)

Something Very Bad Is Going To Happen è una serie tv horror composta da otto episodi, disponibile su Netflix. La serie è prodotta dai fratelli Duffer (ideatori di Stranger Things), diretta da Weronika Tofilska.

Rachel e Vicky sono una coppia affiatata e proprio per questo hanno deciso di fare il grande passo. Per farlo si recano nella lussuosa baita nel bosco appartenente alla famiglia di lui, ma prima che possano convolare a nozze qualcosa di molto brutto si frappone tra di loro, una forza oscura e una figura inquietante. Tra ansie, dubbi e il passato che torna a tormentarla Rachel dovrà far chiarezza nei suoi sentimenti e sui trascorsi della sua famiglia.

Con Something Very Bad Is Going To Happen, il racconto seriale si sposta su un terreno tanto sottile quanto destabilizzante: quello dell’attesa. Non l’attesa costruita sul colpo di scena, ma quella più inquieta e indefinita, che si insinua lentamente e trasforma ogni momento in una potenziale minaccia. La serie lavora proprio su questa tensione latente, costruendo un’esperienza che è più emotiva che narrativa.

Fin dai primi episodi, emerge chiaramente come l’obiettivo non sia quello di raccontare una storia lineare. La trama si sviluppa in modo frammentato, spesso ellittico, lasciando allo spettatore il compito di ricomporre i pezzi. Non tutto viene spiegato e ciò che resta fuori campo diventa tanto importante quanto ciò che viene mostrato. E’ una scelta precisa, che può affascinare ma anche respingere chi cerca una narrazione più tradizionale.

Il titolo stesso funziona come una promessa (o addirittura, una minaccia?) che incombe su ogni scena. Eppure, la serie non ha fretta di mantenere quella promessa. Al contrario, la dilata nel tempo, costruendo una tensione che non esplode mai del tutto, ma continua a crescere in modo sotterraneo. Questo approccio rischia di mettere alla prova la pazienza dello spettatore, ma è anche ciò che conferisce all’opera una sua identità precisa.

Dal punto di vista visivo, la regia punta su un’estetica controllata, quasi minimalista. Gli ambienti sono spesso ordinari, quotidiani, ma vengono ripresi in modo da risultare leggermente fuori asse, come se qualcosa non tornasse mai del tutto. Le inquadrature insistono sui dettagli, sui vuoti, sugli spazi apparentemente insignificanti, trasformandoli in elementi carichi di tensione. La luce, spesso fredda e naturale, contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, priva di veri punti di riferimento.

Anche il lavoro sugli attori segue questa linea di sottrazione. Le interpretazioni sono trattenute, mai sopra le righe, costruite più sui silenzi che sulle parole. I personaggi sembrano costantemente in bilico, incapaci di esprimere fino in fondo ciò che provano. Questo li rende realistici, ma anche difficili da decifrare. Non ci sono figure completamente positive o negative: ognuno si muove in una zona grigia, dove le motivazioni restano ambigue.

Something Very Bad Is Going To Happen (Credits: Netflix)
Something Very Bad Is Going To Happen (Credits: Netflix)

La serie costruisce così un universo narrativo in cui la tensione non deriva tanto dagli eventi, quanto dalla percezione degli stessi. Ciò che accade è meno importante di come viene vissuto dai personaggi. In questo senso,  la serie lavora molto sul tema dell’ansia contemporanea: quella sensazione diffusa che qualcosa possa andare storto da un momento all’altro, anche in assenza di segnali evidenti.

Un altro elemento interessante è il modo in cui la serie gioca con le aspettative dello spettatore. Ogni scena sembra preparare un evento imminente, ma spesso questo evento viene rimandato o addirittura negato. Si crea così un meccanismo di frustrazione controllata, che diventa parte integrante dell’esperienza. Non è una visione passiva: richiede attenzione, partecipazione e una certa disponibilità ad accettare l’incertezza.

Naturalmente, questo approccio non è privo di limiti. Il ritmo, volutamente dilatato, può risultare eccessivamente lento, soprattutto nella parte centrale della stagione. Alcuni passaggi rischiano di apparire ripetitivi e la scelta di non fornire risposte chiare potrebbe lasciare insoddisfatti. Tuttavia, queste criticità sono anche il riflesso di una precisa visione autoriale, che privilegia l’atmosfera rispetto alla narrazione.

Il comparto sonoro merita una menzione particolare. La musica è usata con parsimonia, lasciando spazio a suoni ambientali e silenzi che amplificano la sensazione di disagio. Ogni rumore, anche il più banale, assume un peso specifico, contribuendo a costruire un clima di costante allerta.

Il finale si inserisce perfettamente in questa logica. Non offre una chiusura netta, ma mantiene quell’ambiguità che caratterizza l’intera serie. Più che fornire risposte, apre nuove domande, lasciando allo spettatore il compito di interpretare ciò che ha visto.

In definitiva, Something Very Bad Is Going To Happen è una serie che non cerca di piacere a tutti. E’ un’esperienza lenta, inquieta e a tratti frustrante, ma anche coerente e profondamente immersiva. Un racconto che trasforma l’attesa in una forma di tensione continua, mettendo in scena una paura difficile da definire, ma estremamente riconoscibile.

Something Very Bad Is Going To Happen (Credits: Netflix)
Something Very Bad Is Going To Happen (Credits: Netflix)

Sintesi

Una serie che punta tutto sull’atmosfera e sulla tensione psicologica, costruendo un racconto frammentato e ambiguo. Il ritmo lento e la mancanza di risposte possono dividere, ma l’esperienza resta coerente e capace di trasmettere un senso costante di inquietudine

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