Ritorno al futuro

Ritorno al futuro recensione film di Robert Zemeckis [Flashback Friday]

Ritorno al futuro recensione del film di Robert Zemeckis con Michael J.Fox, Christopher Lloyd, Lea Thompson, Crispin Glover e Thomas F. Wilson

La DeLorean DMC-12 e i suoi 1,21 gigawatt di potenza, Einstein il cane; la parola Pidocchio per riscaldare gli animi, The Power Of Love degli Huey Lewis & The News e Biff super villain “in crescendo” lungo la trilogia. Robert Zemeckis e Bob Gale sono così orgogliosi della saga di Ritorno al futuro (1985-1990) che a proposito di un remake, cinque anni fa il cineasta de La morte ti fa bella (1992) dichiarò:

O Dio, no. Non potranno realizzare un remake finché io e Bob (Gale NdR) saremo morti; e dopo sono certo che lo faranno, a meno che non ci sia un modo grazie al quale i nostri eredi potranno fermarlo.

Di fatto, Ritorno al futuro è per gli anni Ottanta ciò che è stato Rocky (1976) per gli anni Settanta; un film perfetto, senza sbavature, dove le componenti tematiche di fantascienza e teen movie si compenetrano tra omaggi e sfumature di genere. L’opera di Zemeckis e Gale è infatti il punto d’incontro d’innovazione e tradizione filmica; risultando così non soltanto piena espressione del “cinema action per ragazzi” nato dalle ceneri creative della New Hollywood, ma al contempo anticipatore – di quasi trent’anni – dell’attuale trend filmico-nostalgico. Un’opera senza tempo e fuori dal tempo, che sembra quasi galleggiare nelle epoche; trovandosi, a trentaquattro anni dal rilascio in sala, citata su maxischermo nella terza stagione di Stranger Things (2016 – in onda) e in forma testuale tra Ready Player One (2018) e Avengers: Endgame (2019).

Michael J. Fox e Christopher Lloyd in una scena di Ritorno al futuro
Michael J. Fox e Christopher Lloyd in una scena di Ritorno al futuro

Eppure ebbe tutt’altro che vita facile la sua realizzazione. Molte case di produzione infatti, rifiutarono lo script perché ritenuto troppo spiazzante; specie considerando che il cinema per ragazzi si muoveva nel terreno di E.T. – L’extraterrestre (1982), Gremlins e Ghostbusters (1984). Tra i rifiuti eccellenti va annoverata la Disney, che riteneva decisamente poco disneyana la componente simil-incestuosa alla base del racconto. Chi invece non storse il naso fu la Universal, che si convinse a finanziare Ritorno al futuro dopo il successo de All’inseguimento della pietra verde (1984); e a giudicare da Parte II (1989) e Parte III (1990), direi che hanno vinto tutti.

Spaceman From Pluto, frigoriferi radioattivi, e il caso Eric Stoltz

Ad accordo ottenuto però, il produttore Sid Sheinberg pose come condizione il cambio del titolo da Ritorno al futuro (Back in the future) a Spaceman From Pluto; intervenne Steven Spielberg a proteggere l’operato di Zemeckis e Gale, salvandoci da una potenziale trilogia di Spaceman From Pluto – titolo che oggettivamente si sposa ben poco con un concept riguardante viaggi nel tempo e flussi catalizzatori. Titoli stravaganti a parte, anche i primi draft della sceneggiatura erano ben lontani dal prodotto finito; pensate che la prima macchina del tempo di Ritorno al futuro era un frigorifero “da test atomico” – idea poi accantonata per la più suggestiva DeLorean DMC-12, a cui però Spielberg renderà omaggio nell’apertura di racconto de Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008).

Anche il concept nella sua interezza era decisamente differente. Oltre al frigorifero temporale, Marty McDermott (nel primo draft non vi era traccia di “Fly”) avrebbe dovuto avere una caratterizzazione molto più cupa: un video-pirata fomentatore di rivolte per la precisione. Personaggio al limite dell’anti-eroe; il cui ritorno negli anni Ottanta nel terzo atto avrebbe visto un importante switch caratteriale di uno degli agenti scenici: Doc Brown milionario grazie alla formula segreta della Coca-Cola.

Il cronometro temporale della DeLorean di Ritorno al futuro
Il cronometro temporale della DeLorean di Ritorno al futuro

Uno dei trivia più curiosi è certamente quello legato a Eric Stoltz. L’attore reso celebre da Dietro la maschera (1985) di Peter Bogdanovich, fu il primo volto di Marty McFly. In realtà, le cronache dell’epoca riportano come Zemeckis e Gale volessero Michael J. Fox fin dall’inizio; a causa però della sovrapposizione di riprese con Casa Keaton (1982-1989) non se ne fece nulla. La produzione partì così con Stoltz come protagonista, salvo poi interrompersi bruscamente dopo sei settimane; l’attore de La Mosca 2 (1989) sembrò infatti avere un piglio “troppo violento” sul set.

Licenziato in tronco e senza ancora il suo protagonista, Zemeckis e Gale riportano Fox nel progetto con la consapevolezza però che il suo brillante protagonista si sarebbe dovuto dividere tra il set di Casa Keaton tra mattina e pomeriggio, e “a spasso nel tempo” dalla sera fino all’alba. Ci vorranno 3 milioni di dollari per compiere i re-shoots con Fox; Ritorno al futuro ne guadagnerà cento volte di più (380 milioni complessivi) – rischio ampiamente ripagato.

Nel cast figurano Michael J.Fox, Christopher Lloyd, Crispin Glover, Lea Thompson, Thomas G. Wilson; e ancora Claudia Wells, James Tolkan, Donald Fullilove e Billy Zane.

Ritorno al futuro: sinossi

Hill Valley, 25 ottobre 1985. Marty McFly (Michael J.Fox) è un liceale come tanti; poco disciplinato, e con il sogno di diventare una rockstar. Fidanzato con Jennifer (Claudia Wells) e incastrato in una famiglia “piatta” dove suo padre George (Crispin Glover) è ancora succube del bullo Biff Tannen (Thomas G.Wilson) e sua madre Lorraine (Lea Thompson); Marty passa gran parte del tempo con il Dottor Emmett Brown (Christopher Lloyd), scienziato del paese – ostracizzato dalla comunità.

Una sera, Doc Brown gli chiede di raggiungerlo al centro commerciale Twin Pines Mall per filmare un esperimento; lo scienziato ha infatti costruito una macchina del tempo che ha le fattezze di una DeLorean DMC 12 modificata. L’esperimento consiste nell’inviare il proprio cane Einstein, un minuto avanti: il successo è assicurato.

Michael J. Fox in una scena de Ritorno al futuro
Michael J. Fox in una scena de Ritorno al futuro

Per realizzare il viaggio nel tempo però, Brown utilizza del plutonio trafugato a dei terroristi libici che riescono a rintracciare il geniale scienziato per poi neutralizzarlo. Preso dallo spavento, Marty si rifugia nella macchina del tempo cercando di seminare il commando; dimenticandosi però che la DeLorean è attiva e che Brown aveva digitato la data del 5 novembre 1955 come “ipotetica” destinazione (il giorno in cui ebbe l’illuminazione per il flusso catalizzatore).

Raggiunte le 88 miglia orarie, Marty scatena la potenza necessaria per avviare il viaggio nel tempo; trovandosi così catapultato indietro di trent’anni. Tra incontri con i propri genitori “da giovani” e scoprire la Hill Valley degli anni Cinquanta, per Marty il ritorno al futuro sarà una corsa contro il tempo.

Tra John Hughes e Harold Lloyd: la rilettura teen di Zemeckis

È una codifica d’immagini sagace quella dell’apertura di racconto di Ritorno al futuro di Zemeckis. I titoli di testa da cui emerge la chiara connotazione temporale, e subito una carrellata di orologi di ogni genere; sveglie, orologi a pendolo, a cucù, e perfino di chiaro stampo citazionista tra Felix il gatto (1919) e Preferisco l’ascensore (1923) con il compianto Harold Lloyd. In un piano sequenza dalla regia delicata, Zemeckis costruisce di riflesso la dimensione caratteriale del Doc Brown di Lloyd; un dare colore al suo agente scenico “latente” delineando un solido background narrativo tra ritagli di giornale, e notiziari – e invenzioni bislacche ma efficaci.

L’ingresso scenico a inquadratura “spezzata” del Marty di Fox – di cui Zemeckis non ci mostra il volto nell’immediato lavorando piuttosto per “azioni” e dettagli e particolari – arricchisce il racconto della sua causale; un turning point notturno con cui il cineasta di Benvenuti a Marwen (2018) intesse il suo intreccio scenico, incanalando il racconto nei binari della temporalità e delineando i contorni dell’arena Hill Valley.

Michael J. Fox e Christopher Lloyd
Michael J. Fox e Christopher Lloyd in una scena de Ritorno al futuro

Lo sviluppo del racconto, con l’ingresso scenico dello Strickland di Tolkan, si caratterizza dei più tipici topos del cinema teen hughesiano. Un direttore scolastico/nemesi ipotetico punto d’incontro tra il Vernon di The Breakfast Club (1985) e il Rooney de Una pazza giornata di vacanza (1986); un rapporto amoroso vivace, e un contesto familiare di cui Zemeckis costruisce dinamiche problematiche. Emerge così il cuore del racconto di Ritorno al futuro che non è tanto il ruolo del tempo, piuttosto l’importanza del retaggio e dei legami familiari, ben resi da uno scambio dialogico tra il sopracitato direttore, e Marty:

– Non mi piace il tuo atteggiamento, McFly! Tu sei un buono a nulla! Mi ricordi tuo padre quando era qui! Anche lui era un buono a nulla! […] Non hai nessuna speranza, sei esattamente come tuo padre! I McFly non hanno mai significato niente nella storia di Hill Valley!
– Ma la storia cambierà!

Ritorno al futuro: il valore del tempo nel viaggio straordinario di Marty McFly

C’è una cura innovativa e metodica del tempo in Ritorno al futuro, perfino scolastica; negli orologi in apertura di racconto, nelle 7:53 fissato dalle sveglie, e nelle 1:14 precise “al secondo” dell’appuntamento tra Marty e Doc. Un continuo rimando alla connotazione temporale che Zemeckis costruisce gradualmente, in una crescita calcolata tra gli orologi in ritardo di mezz’ora nell’appartamento di Doc e Marty in ritardo a scuola; sino al tempo d’arrivo (6:38 del 1955) e di ritorno (09:00 del 1985) nel meccanismo della DeLorean temporale e lo scoccare delle 22:04 dell’orologio di Hill Valley del 1955.

La connotazione del tempo di Ritorno al futuro
La connotazione del tempo in Ritorno al futuro: l’orologio di Hill Valley

Il tempo assume così sempre maggior peso nell’economia del racconto; caratterizzando non soltanto l’inerzia degli eventi, ma anche la loro stessa polarità – e infine determinando la causale alla base della narrazione, in un tornare nel passato per ricostruire il presente. Nella sua declinazione infatti, l’elemento temporale va a valorizzare la connotazione familiare del racconto; in dinamiche – e caratterizzazioni – che l’accesso nel mondo straordinario-temporale di Marty, va a rimescolare (o perfino ribaltare).

Emerge così la brillantezza di scrittura di Ritorno al futuro e dalla sua struttura narrativa tanto lineare e semplice nello sviluppo quanto corposa nelle componenti; in un primo atto che ci racconta di un legame tra il sottomesso George di Glover e della accomodante Lorraine della Thompson – figlio dell’inerzia e non dell’amore – e del Biff di Wilson sempiterno bullo verso l’intera famiglia McFly.

Rileggere le dinamiche familiari in un passato che diventa presente

Un quadro familiare portato agli estremi dello squallore, che Zemeckis ricostruisce interamente nel corposo secondo atto. L’espediente del viaggio (dell’eroe) nel tempo infatti, permetterà al cineasta de Chi ha incastrato Roger Rabbit? (1988) di riscrivere la storia della famiglia Mc Fly, in Marty elemento “di disturbo” che muterà il suo ruolo scenico in eroe/aiutante dei “giovani” genitori. Il figlio diventa “genitore” in un’amicizia con il padre intimorito a cui darà la forza necessaria per affrontare la vita; e in un rapporto con la madre la cui sopracitata attrazione (non ancora) “incestuosa” – poi riequilibrata dalla natura degli eventi – darà la forza e la marcia in più per far “sbocciare l’amore”.

Michael J.Fox e Lea Thompson
Michael J. Fox e Lea Thompson in una scena de Ritorno al futuro

Michael J. Fox e Crispin Glover
Michael J. Fox e Crispin Glover in una scena di Ritorno al futuro

Il resto è un gioco di parallelismi morfologici tra passato e presente, tra la Hill Valley degli anni Ottanta e quella degli anni Cinquanta, tra omaggi a La regina del Far West (1955) e Star Wars – Episodio IV: Una nuova speranza (1977); nelle lezioni sui paradossi del tempo e sulle regole da seguire del mentore-aiutante di un Doc Brown di Lloyd a cavallo delle epoche, e in una climax divenuta iconica tra il mito di Chuck Berry e “ehi tu, porco, levale le mani di dosso”. Zemeckis si fregia così del linguaggio filmico innovativo e vivace della sua opera, in un innalzamento della posta in gioco che vive di un montaggio alternato a ritmo serrato; attraverso cui ricostruire l’unità familiare e realizzare un ritorno a casa insperato tra fulmini, cavi aggrovigliati e 88 miglia orarie.

Il cineasta de Contact (1997) realizza così la chiusa di un ritorno al futuro che è il nuovo presente, con cui riequilibrare i dislivelli caratteriali e riscrivere la storia; il più perfetto happy ending del cinema hollywoodiano anni Ottanta, smorzato però dall’incertezza di un finale aperto. Zemeckis infatti, pone un ultimo colpo di coda nelle battute finali di racconto attraverso cui arricchire di senso la narrazione in una rivalorizzazione dell’espediente temporale dall’inerzia invertita: andare nel futuro per riscrivere il passato e infine il presente.

Strade? Dove stiamo andando non c’è bisogno di strade!

Le cronache dell’epoca raccontano che Ronald Reagan fosse un grandissimo fan dell’opera di Zemeckis; tanto che la celebre battuta di chiusura venne utilizzata dal Presidente nel discorso sullo Stato dell’Unione dell’anno successivo. Il motivo è presto detto, è un’opera genuina Ritorno al futuro che nasce peraltro da un’idea semplice e delicata. Gale tornò infatti nella sua terra natia dopo l’uscita de La fantastica sfida (1980) – che diede peraltro inizio al sodalizio con Zemeckis; qui, trovò l’annuario di suo padre e sfogliandolo si chiese semmai sarebbero potuti diventare amici al liceo. L’idea piacque anche al cineasta de Forrest Gump (1994), che immaginò un altro scenario più licenzioso; raccontare cioè di una madre “puritana” e che invece negli anni giovanili era molto promiscua.

L’opera prese più la piega voluta da Gale, delle sfumature di un rapporto padre-figlio a polarità invertita e atipico; in cui è possibile ravvisare l’influenza della licenziosità voluta da Zemeckis – seppur in forma decisamente più contenuta. A guadagnarci è il concept, in una genuinità a metà tra “ritorno a casa” e coming-of-age che rendono Ritorno al futuro, un’opera trilogica unica e irripetibile – e per volontà dei suoi creatori – protetta da qualunque tentativo di (scialbo) remake.

La locandina di Ritorno al futuro
La locandina di Ritorno al futuro

Sintesi

La DeLorean DMC-12 e i suoi 1,21 gigawatt di potenza, Einstein il cane, la parola Pidocchio per riscaldare gli animi, The Power Of Love degli Huey Lewis & The News e Biff super villain "in crescendo" lungo la trilogia. Ritorno al futuro è per gli anni Ottanta ciò che è stato Rocky per gli anni Settanta - un film perfetto, senza sbavature, dove le componenti tematiche di fantascienza e teen movie si compenetrano tra omaggi e sfumature di genere. Un'opera che sembra quasi galleggiare nelle epoche, trovandosi, a trentaquattro anni dal rilascio in sala, citata su maxischermo nella terza stagione di Stranger Things e in forma testuale tra Ready Player One e Avengers: Endgame - e per volontà esplicita dei suoi autori - protetta da qualunque tentativo di scialbo remake.

Perché MadMass.it

Non è questa la cinesfera che ci meritiamo, abbandonata allo strapotere delle content farm e al loro incessante copia-traduci-incolla finalizzato ad invadere i motori di ricerca. Meno del 20% dei contenuti delle content farm è originale ed il loro modello distorto ha contribuito alla scomparsa dell'opinione cinematografica online. Oltre il 90% degli articoli presenti su MadMass.it è farina del nostro sacco: mettiamo la qualità, il piacere di scrivere e la voglia di proporre qualcosa di autentico e diverso al centro dei nostri contenuti. Sostieni anche tu la causa di una cinesfera più creativa e originale, insieme possiamo restituire influenza ed autorevolezza al nostro web cinematografico. Supportaci se puoi con una donazione o acquistando i prodotti consigliati sul nostro sito, o semplicemente passa a visitarci e sfoglia le nostre pagine: ci permetterai di continuare a crescere e fare sentire la nostra voce.

Articoli Correlati

Commenti

Ultimi Articoli

Pixar: i migliori film da vedere assolutamente [Throwback Thursday]

Le opere Pixar fanno parte della nostra infanzia ed adolescenza, grazie ai molti lungometraggi che ci hanno scaldato il cuore. Vediamo i cinque migliori...

Black Friday Amazon 2020: LEGO offerte Avengers, Jurassic World, Star Wars, Disney e Batman

Black Friday Amazon 2020: in offerta i set LEGO di Avengers, Jurassic World, Star Wars, Disney, Batman, The Mandalorian, Harry Potter e Fast &...

Cinema News del 26 novembre [Rassegna Stampa]

Mads Grindelwald Clifford il grande cane rosso The Mauritanian Amore e malattia in Life in a Year Amore e malattia in Little Fish ...

Botox recensione film di Kaveh Mazaheri con Sussan Parvar [TFF 38]

Botox recensione film di Kaveh Mazaheri con Sussan Parvar, Mahdokht Molaei, Soroush Saeidi, Mohsen Kiani e Morteza Khanjani al Torino Film Festival 38 Il cinema iraniano...

Breeder recensione film di Jens Dahl con Sara Hjort Ditlevsen [TFF 38]

Breeder recensione film di Jens Dahl con Sara Hjort Ditlevsen, Anders Heinrichsen, Morten Holst, Signe Egholm Olsen e Eeva Putro al Torino Film Festival 38 L'immortalità...

Black Friday Amazon 2020: Disney Marvel offerte film Blu-ray steelbook e cofanetti

Black Friday Amazon 2020: le offerte Disney e Marvel in Blu-ray steelbook e cofanetti, da Avengers: Endgame a Frozen 2, Toy Story 4 e...

Black Friday Amazon 2020: film e serie TV Blu-ray e DVD in offerta

Black Friday Amazon 2020: film Blu-ray e DVD in offerta tra saghe cinematografiche, cofanetti, serie TV, anime e i migliori titoli Disney in steelbook Ci...

Cinema News del 25 novembre [Rassegna Stampa]

Gianfranco Rosi possibile candidato agli Oscar Tom Holland nelle prime immagini di Cherry La serie tv di Xavier Dolan Il trailer di Our...

Moving On recensione film di Yoon Dan-bi con Choi Jung-un [TFF 38]

Moving On recensione film di Yoon Dan-bi con Choi Jung-un, Yang Heung-ju, Park Hyeon-yeong e Park Seung-jun in concorso al Torino Film Festival 38 Crescere, cambiare,...

Elegia americana recensione film di Ron Howard con Amy Adams e Glenn Close [Netflix Anteprima]

Elegia americana recensione film Netflix di Ron Howard con Amy Adams, Glenn Close, Gabriel Basso, Haley Bennett, Freida Pinto e Owen Asztalos Tu non sai un...