Queens of the Dead

Queens of the Dead recensione film di Tina Romero [RoFF 20]

Queens of the Dead recensione film di Tina Romero con Katy O’Brian, Jaquel Spivey Riki Lindhome [RoFF 20]

Queens of the Dead di Tina Romero (Credits: Roma Film Festival 2025)
Queens of the Dead di Tina Romero (Credits: Roma Film Festival 2025)

Nel fatidico 1968 arrivò nelle sale americane La notte dei morti viventi (Night of the Dead), il film d’esordio di George A. Romero destinato a cambiare per sempre la rappresentazione degli zombie e il cinema horror in quanto tale.

Connotato da un sottotesto di critica sociale che si sposa a bene con lo Zeitgeist di quegli anni, il film ha dato vita a una tetralogia – Dawn of the Dead (1978), coprodotto da Dario Argento, Day of the Dead (1985) e Land of the Dead (2005) – e a due spin-off diretti dallo stesso Romero: Diary of the Dead (2007) e Survival of the Dead (2009). Innumerevoli sono le copie, i rifacimenti, i remake apocrifi e i rip-off, oltre a remake ufficiali come L’alba dei morti viventi (che segnò l’esordio alla regia di Zack Snyder) e la geniale parodia di Edgar Wright L’alba dei morti dementi, co-sceneggiata con Simon Pegg.

Dopo la morte di Romero nel 2017 la saga ha visto un ulteriore sviluppo sulla carta, con la pubblicazione postuma del romanzo “I morti viventi”, completato da Daniel Kraus  e negli ultimi anni si sono avvicendate notizie sulla prossima realizzazione del film Twilight of the Dead, con Milla Jovovich protagonista, tratto da una sceneggiatura che il padre degli zombie non fece in tempo a dirigere.

È con inevitabile curiosità che ci si accosta a Queens of the Dead, film d’esordio di Tina Romero, figlia del grande regista, che ha pienamente abbracciato l’eredità cinematografica del padre calando il suo immaginario zombie in una cornice del tutto figlia dei nostri anni. Legato spiritualmente ma non narrativamente alla saga dei morti viventi iniziata dal padre nel 1968, il film racconta lo scoppio di un’apocalisse zombie eleggendo a protagonisti un gruppo di transessuali e drag queen in un locale LGBT di Manhattan, lo YUM.

Queens of the Dead di Tina Romero (Credits: Roma Film Festival 2025)
Queens of the Dead di Tina Romero (Credits: Roma Film Festival 2025)

Queens of the Dead è connotato da un’estetica molto pop e contemporanea, a tratti quasi da videoclip, che attinge a piene mani dall’immaginario visivo del mondo LGBT. Soprattutto nella prima parte, l’umorismo è sferzante, e anche piacevolmente autoironico. Non manca neanche un vero e proprio momento di meta-cinema, con un’apparizione surreale in tv del sindaco di New York che per calmare gli animi dei cittadini a un certo punto viene fuori con la frase “questo non è un film di George Romero”.

Queens of the Dead è una vera e propria horror comedy piuttosto ben riuscita, capace di giocare sul doppio registro della parodia affettuosa dei film di zombie e di simpatico divertissement in tema queer.

Il lungometraggio d’esordio della Romero jr., che aveva già fatto una comparsata in Land of the Dead, è un susseguirsi di situazioni assurdiste, da zombie che si scattano selfie a una piccola processione di lesbiche in monopattino, passando per l’apocalisse vista attraverso i social, restyling “tattici” prima di addentrarsi tra le strade di New York piene di morte e di morti e poliziotti burloni in vena di esperimenti sociali.

La prima parte, che si addentra nel descrivere il microcosmo che ruota attorno allo YUM, è un po’ ridondante, e probabilmente il film avrebbe beneficiato di una maggiore capacità – o volontà – di costruire la tensione; poco curato, e deliberatamente macchiettistico, è il look degli zombie, costumi a parte.

Con un cast corale di personaggi caricaturali e volutamente stereotipati, ai quali bene o male comunque ci si affeziona, appena la storia ingrana Queens of the Dead brilla sia per ritmo che per sceneggiatura, costituendo un’accattivante variazione sul tema dell’apocalisse zombie – che qui assume le vesti di un’apocalisse queer.

Senza raggiungere la profondità dei sottotesti di critica sociale dei film del padre – la sequenza degli zombie nel centro commerciale di Dawn of the Dead rappresenta tuttora una delle più efficaci ed icastiche rappresentazioni del consumismo sul grande schermo –  l’opera rappresenta un’innovazione non tanto per l’horror quanto per il cinema a sfondo LGBT, che qui si confronta di petto con il cinema di genere e i suoi topoi realizzando anche immagini inquietanti come la sequenza in cui, all’inizio dell’apocalisse, gli zombie ballano in pista assieme alle drag queen, confuse tra loro.

Antropologicamente parlando, il film e soprattutto il suo ultimo atto, con “la festa più selvaggia che abbiamo mai organizzato”, esprimono bene il carattere apocalittico della festa e il carattere festoso dell’apocalisse. Quando in fatto di zombie e di morti viventi l’horror sembrava aver sparato tutte le sue cartucce, il film di Tina Romero, con la sua scanzonata vitalità, il suo folle immaginario queer e la sua estetica ultra contemporanea ci dimostra che una nuova variazione del genere è sempre possibile. Esempio di cinema di genere in entrambi i sensi del termine, Queens of the Dead ha le carte in regola per diventare un instant cult.

Queens of the Dead di Tina Romero (Credits: Roma Film Festival 2025)
Queens of the Dead di Tina Romero (Credits: Roma Film Festival 2025)

Sintesi

Con ironia e immaginario queer, Queens of the Dead di Tina Romero rinnova il mito zombie, trasformando l’apocalisse in festa e la festa in apocalisse, segnando un possibile instant cult.

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