Point Break - Punto di rottura

Point Break recensione del film di Kathryn Bigelow con Keanu Reeves [Flashback Friday]

Point Break recensione del film di Kathryn Bigelow con Keanu Reeves, Patrick Swayze, Gary Busey e Lori Petty

Da Hot Fuzz (2007) passando per la battutina di Tony Stark a Thor in The Avengers (2012) e uno scialbo remake del 2015. Il peso specifico di Point Break Punto di rottura (1991) di Kathryn Bigelow (Detroit, The Hurt Locker) nella storia del cinema è riscontrabile in pochi e semplici passaggi. Un omaggio in uno dei film più incisivi del cinema postmoderno. Una menzione in quello che è da considerarsi uno dei grandi kolossal dell’era contemporanea; e infine un remake che lascia il tempo che trova.

Il fallimento di un remake tanto superfluo quanto non necessario sta nell’insita ragione del successo del film del 1991. Quel misto di fascino dei suoi interpreti, atipicità narrative, scene iconiche, location suggestive, e un’apparente semplicità che hanno reso Point Break l’autentico e perfetto cult-movie estivo al pari del “crepuscolare” – e di genere decisamente differente – Stand By Me – Ricordo di un’estate (1986).

Patrick Swayze e Keanu Reeves
Patrick Swayze e Keanu Reeves in una scena di Point Break

Il remake di Ericson Core gioca invece non soltanto con un’opposizione morfologica dei suoi interpreti, ma anche sullo snaturare il messaggio del film. Puntando così sulla spettacolarizzazione scenica, senza dare il giusto peso alla profondità del racconto della Bigelow. Una chiave di lettura potenzialmente efficace, ma che non ha saputo dare i suoi frutti.

Nel cast di Point Break figurano Keanu Reeves, Patrick Swayze, Gary Busey, Lori Petty, John McGinley; e ancora James LeGros, John Philbin, Tom Sizemore e Anthony Kiedis.

Point Break: sinossi

Una banda di rapinatori mascherati da Ex-Presidenti degli Stati Uniti, assalta da un paio d’anni le banche di Los Angeles. L’FBI non riesce a trovare una pista che conduca alle identità dei rapinatori. Alla sezione “rapine” giunge l’Agente Speciale Johnny Utah (Keanu Reeves), il perfetto esempio di giovane super-poliziotto; voglioso di svelare il mistero delle rapine degli Ex-Presidenti.

Una Leone di Patrick Swayze
Una Leone in una scena di Point Break

Messo in coppia con l’ex veterano Angelo Pappas (Gary Busey), i due giungono a un’apparentemente bislacca pista, riconducendo l’identità dei rapinatori a dei surfisti. Utah si troverà così ad entrare nella comunità dei surfisti di Los Angeles, facendo la conoscenza di Tyler (Lori Petty), Bodhi (Patrick Swayze) e delle sue idee rivoluzionare.

Ben presto però, la pacifica comunità di Bodhi “alzerà su” la maschera, e per Utah significherà scegliere da che parte stare. Se seguire la legge o lasciarsi ammaliare dai pensieri di libertà del biondo surfista.

L’immediatezza del linguaggio filmico di Point Break

L’incedere della colonna sonora, le onde dorate del mare, un gioco di montaggio alternato tra lo Utah di Reeves e il surfista Bodhi di Swayze. Una chiara opposizione tematica resa dal clima. In pochi espedienti la Bigelow codifica un linguaggio filmico immediato e dal ritmo netto, quasi da videoclip. Con un brillante piano sequenza condito da dialoghi incisivi e immediati, la Bigelow ci presenta il contesto scenico di una Los Angeles ultima spiaggia per le rapine di tutta l’America. Qui entra in gioco il Ben Harp di McGinley il cui stile diretto delinea il background di Utah, sminuendolo, ma inquadrandolo – di riflesso – nel pieno della caratterizzazione.

Patrick Swayze e Keanu Reeves
Patrick Swayze e Keanu Reeves in una scena di Point Break

L’ingresso di scena del Pappas di Busey – e delle sue teorie surfistiche – permette invece di introdurre nelle dinamiche sceniche un aiutante prezioso. Opponendosi di netto all’antagonismo bidimensionale del Capitano Harp, Pappas pone allo Utah di Reeves le chiavi per accedere al mondo straordinario. Espediente con cui accrescere la crescita caratteriale tramite le dinamiche relazionali nello sviluppo del racconto.

27 banche in tre anni: Gli inafferrabili Ex-Presidenti

Tramite un montaggio sapiente, Point Break ci porta direttamente al centro del conflitto, in un susseguirsi di dettagli dal montaggio repentino di guanti, torace nudo, maschera ben infilata, proiettile inserito nel fucile e arma caricata. È il momento della rapina della banda degli Ex-Presidenti. Nixon urla, corre e mostra il sedere, Carter sbatte a terra, Johnson tiene la porta, Reagan si pone al centro della scena.

Attraverso semplici metafore politiche come “stiamo applicando il nuovo piano di alleggerimento bancario signor presidente”, la Bigelow realizza un gioiello di regia dinamica con cui presentarci i villain. Resi ancora più inafferrabili per mezzo di una sequenza di raccordo con cui potenziare ancora di più la dimensione narrativa degli Ex-Presidenti.

La rapina degli Ex-Presidenti in Point Break
La rapina degli Ex-Presidenti in Point Break

Gli Ex-Presidenti di Point Break giocano un ruolo fondamentale nell’economia del racconto. Ogni volta che compaiono in scena, questo avviene in momenti dalle differenti polarità relazionali; scandendo così l’evoluzione dei personaggi in scena e determinando – di riflesso – lo sviluppo scenico. Reagan, Nixon, Carter e Johnson compaiono infatti in apertura di racconto per porre le basi del conflitto. In pieno secondo atto per determinare la collisione dei mondi dello Utah di Reeves, e nel terzo atto come uno dei fattori per la risoluzione del conflitto.

La fine dell’equilibrio scenico: La scena dello sparo in aria

Tramite l’espediente scenico della copertura – e il relativo mondo straordinario – la Bigelow riesce a valorizzare al massimo la sua struttura narrativa. Dietro alle scene surfistiche sulle note di rock alternativo solo apparentemente semplicistiche e banali, infatti, Point Break cela al suo interno una ragionata doppia dinamica buddy con cui destrutturare le estetiche del genere.

Con lo sviluppo del racconto infatti, lo Utah di Reeves si radica sempre più nel contesto scenico. Andando così a consolidare ora il legame con il Bodhi di Swayze – autentico guru e pensatore di un mondo libero dalla caratterizzazione lennoniana – ora con il Pappas di Busey.

Point Break recensione
Keanu Reeves nell’iconica scena di Point Break dello “sparo in alto”

In una ragionata crescita della posta in gioco la cui dimensione narrativa va ad acquisire intensità e valore scenico, fino all’inevitabile collisione dei due mondi. La fine del delicato equilibrio creato ad arte dalla Bigelow, trova il suo compimento nella scena madre “dello sparo in aria”. Tra semi-soggettive, corridoi strettissimi, collisioni, “cani volanti” e auto date alle fiamme, Utah e un Bodhi sotto mentite spoglie si trovano faccia a faccia.

La sequenza assume un valore di rilevante importanza nell’economia del racconto di Point Break. Determina infatti, non solo l’inversione di polarità nel rapporto tra Utah e Bodhi, ma anche il definitivo collasso della dimensione narrativa del personaggio di Reeves. Il prevalere del legame d’affetto sul suo senso del dovere è la chiave di volta dell’atipicità narrativa del racconto della Bigelow. Point Break va così a destrutturare la figura del super-poliziotto codificata in apertura di narrazione, rendendo Johnny Utah umano e fallibile.

Tra i cult imprescindibili della sua generazione 

La Bigelow pone così le basi per uno dei terzi atti più sorprendenti del cinema americano. Una partita a scacchi che si traduce in final showdown dove è Bodhi a prendere il comando. Bodhi manipola Utah, gli dà fiducia e senso di libertà, per poi stringerlo in una morsa ricattatoria “con il sorriso”. Point Break porta i cop-movie in una nuova dimensione, quella delle narrazioni solide; scritture sagaci condite da scelte amletiche e riflessioni sul ruolo da interpretare nella vita.

Un racconto entrato nell’immaginario collettivo quasi istantaneamente. Reso possibile da un villain carismatico e iconico come il Bodhe di Patrick Swayze, da un Keanu Reeves alle prime luci della ribalta, e da una narrazione capace di alternare momenti tipicamente “di genere” ad altri fortemente spettacolari. Siamo nel 1991 e il mondo è pronto ad accogliere l’appena sbocciata stella registica di Kathryn Bigelow.

Sintesi

Point Break (1991) porta i cop-movie in una nuova dimensione, quella delle narrazioni solide; scritture sagaci condite da scelte amletiche e riflessioni sul ruolo da interpretare nella vita. In un misto di fascino dei suoi interpreti, atipicità narrative, scene iconiche, location suggestive, e un'apparente semplicità scenica, Point Break s'è saputo imporre negli anni come il perfetto cult movie estivo.

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