Per qualche dollaro in più

Per qualche dollaro in più recensione

Per qualche dollaro in più recensione del secondo capitolo della Trilogia del Dollaro di Sergio Leone con Clint Eastwood, Lee Van Cleef e Gian Maria Volontè

Un anno dopo il successo incontrastato de Per un pugno di dollari (1964), Sergio Leone ci riprova con “un po’ più di moneta”. Si perché, facili battute a parte, Per qualche dollaro in più (1965) ha tanto del suo predecessore e non solo il “dollaro” del titolo. A partire dal ritorno di Clint Eastwood (Mystic River, Richard Jewell, I ponti di Madison County) e Gian Maria Volonté (Uomini contro) rispettivamente nei ruoli di eroe e villain – riletture dei “precedenti” Joe e Ramon – e di un paio di new entry eccellenti come Lee Van Cleef (1997: Fuga da NY) e di un giovanissimo Klaus Kinski (Nosferatu, Fitzcarraldo).

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Per Leone era la prova del nove, il saper davvero raccontare cinema western; e partendo dalle idee base di Per un pugno di dollari, riesce a consolidare una specifica idea filmica. Per qualche dollaro in più darà a Leone lo slancio creativo e di fiducia necessari con cui porre le basi di quel Il buono il brutto il cattivo (1966) fortemente rievocativo dello stesso, senza dubbio la summa della poetica del cineasta romano.

I titoli di testa di Per qualche dollaro in più
I titoli di testa di Per qualche dollaro in più

Per qualche dollaro in più: sinossi 

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Douglas Mortimer (Lee Van Cleef) è un ex colonnello sudista subdolo e spietato. Benché raffinato nei modi, è un abile bounty killer in cerca di vendetta. Nello stesso momento un cacciatore di taglie chiamato il Monco (Clint Eastwood) – per via del fatto che spara sempre e solo con la destra – vaga alla ricerca di nuove prede.

L’evasione da un carcere messicano dello psicopatico ed estremamente intelligente criminale El Indio (Gian Maria Volonté) – a capo di una banda di desperados – spingerà il Monco e il Colonnello a un’altrimenti improbabile alleanza. Nascerà così una società tra i due con l’obiettivo di fare 50:50 delle taglie, ma non tutto andrà come previsto.

Lee Van Cleef, Clint Eastwood e Gian Maria Volonté
Lee Van Cleef, Clint Eastwood e Gian Maria Volonté in una scena de Per qualche dollaro in più

“Per qualche dollaro in più. Molti milioni di dollari in più”

L’inaspettato successo di Per un pugno di dollari, spinse Leone a chiedersi quanto sarebbe stato difficile ripetere un simile successo, specie dopo tutte le problematiche relative alla causa con Akira Kurosawa. Dopo aver percorso altre strade narrative, senza alcuno sbocco, si convinse per il western e di diventare un “regista western” a pieno titolo. Non volendo, però, correre il rischio di una situazione similare, Leone sciolse il contratto con la Jolly Film.

Da lì nacque l’idea di Per qualche dollaro in più, e l’inizio di un’escalation che ha visto coinvolti Alberto Grimaldi in produzione, la United Artists (la società poi fallita a causa del tonfo commerciale de I Cancelli del cielo di Michael Cimino) in distribuzione internazionale e nuovamente Fernando Di Leo, Tonino Valerii e Sergio Donati in sceneggiatura e per redarre il trattamento.

Lee Van Cleef, Clint Eastwood e Gian Maria Volontè
Lee Van Cleef, Clint Eastwood e Gian Maria Volontè in una scena di Per qualche dollaro in più di Sergio Leone

La storia delineata era quella prevista nella sinossi, ma molta dell’inventiva del racconto, come la conta dei cadaveri nella sequenza finale, è opera di Donati e della sua verve. Di Valerii invece, l’intuizione sulla coppia dei bounty killer “giovane/vecchio”.

Da segnalare come, riguardo al casting, Clint Eastwood avendo saputo del divorzio di Sergio Leone dalla Jolly Film, si legò indissolubilmente al regista e alla sua visione, specie dopo il precedente dell’affaire Yojimbo. Per il ruolo poi andato a Van Cleef invece, Leone prese in esame Henry Fonda, Lee Marvin e Charles Bronson, ma tutti quanti rifiutarono. Van Cleef la spuntò perché, a detta di Leone, aveva un viso particolarmente caratteristico, con occhi da Van Gogh e una fisiognomica da parrucchiere del Sud Italia. Ironicamente, Van Cleef aveva appena mollato la recitazione per dedicarsi alla pittura.

Per qualche dollaro in più: Il colore del racconto

In un luogo dove la vita non aveva prezzo, la morte, qualche volta, lo aveva. Per questo comparvero i cacciatori di taglie.” In opposizione a Per un pugno di dollari e la sua dimensione più intima del conflitto scenico, Per qualche dollaro in più parte con una maestosa panoramica del deserto con un uomo ucciso. Un evento del tutto scollegato da un punto di vista narrativo ma simbolico del cambio di rotta, dell’allargamento delle maglie sceniche, e della maggior solidità dell’intreccio.

Se Per un pugno di dollari si caratterizzava per una tipologia di narrazione dove – a causa del plagio da Yojimbo/La sfida del samurai (1961) – del west si percepiva giusto la silhouette scenica ma non il sapore; in Per qualche dollaro in più già dalle battute iniziali del racconto è possibile respirare maggiormente “l’aria da “western”. I saloon pieni di vita, il barbiere, una mano di poker dove un tris d’assi batte un tris di K, un’evasione organizzata in piena regola, una banca da rapinare.

Clint Eastwood
Clint Eastwood in una scena di Per qualche dollaro in più di Sergio Leone

Un riproporre i topoi del cinema di genere, alla maniera di Leone. Tutti elementi volti a presentare una narrazione più forte, con cui dare colore e profondità al contesto scenico. Elementi che vanno a sommarsi ai Leonismi, agli stacchi di montaggio veloci con cui mostrare le intenzioni dei personaggi, ai primi e primissimi piani, al dettaglio della mano che spara e ai finali iconici con frasi a effetto. Insomma, tutte quelle tipicità della grammatica filmica di cui Leone si fece innovatore con Per un pugno di dollari.

Discostarsi da Yojimbo, giocare con le immagini

È chiaro come Leone con Per qualche dollaro in più abbia preso le innovazioni del film precedente, discostandosi però dalla “semplicità” del racconto a livello di intreccio scenico. Più solido, ragionato, elaborato, ora nelle svolte narrative e nei ribaltamenti di fronte, ora nella presentazione dei personaggi. La scaltrezza del Monco di Eastwood, la spietatezza del Colonnello Mortimer di Van Cleef, l’ingegno “traumatizzato” dell’Indio di Volonté. La tipica caratterizzazione psicologica Leoniana degli stessi risulta si, codificata in poche e immediate sequenze, ma decisamente più approfondita grazie alla presenza di background caratteriali.

Una scena di Per qualche dollaro in più
Una scena di Per qualche dollaro in più

Leone gioca e armeggia con la stessa grammatica da lui redatta, per un racconto che nella sua struttura narrativa a tre archi vive di una scrittura vivace fatta di silenzi e attese; di linguaggi del corpo, sfide tra alleati e ingegnosi countdown alla banca, con tanto di omaggio a Ivan il terribile (1944) di Sergej M. Eisenstein. Leone che cita se stesso e si innova, a partire dall’uso particolareggiato di determinati oggetti scenici di enorme rilevanza narrativa e carica drammaturgica – come il carillon dell’Indio e la pistola “modificata” del Colonnello – sino alla colonna sonora di Ennio Morricone che rilegge quella de Per un pugno di dollari, dandovi nuove sonorità.

“Indio, il gioco lo conosci”

Il montaggio serrato, i primissimi piani, la situazione di stallo, il primo vero triello della trilogia del dollaro Leoniana e il valore psicologico-narrativo del sopracitato carillon. Nella risoluzione del conflitto scenico, Per qualche dollaro in più si connota di una profonda anima umana, ora nello svelare il legame tra il Colonnello di Van Cleef e l’Indio di Volontè, ora nel mostrarci come il cuore lasci il posto agli interessi economici.

La bontà della scrittura di Leone la si nota anche da quella celebre battuta finale “non mi tornavano i conti“, con cui spezzare l’emotività e rilasciare una sana risata “risolutiva”. Per qualche dollaro in più è l’evoluzione del racconto di Per un pugno di dollari, e la conferma del grande talento narrativo del suo cineasta. Siamo nel 1965, Sergio Leone corregge il tiro e rifà nuovamente la storia del cinema.

Sintesi

Leone impara la lezione di Yojimbo, cammina con le sue gambe, amplia il contesto scenico-narrativo, gioca con il suo linguaggio filmico e fa respirare il suo racconto di puro cinema western. Se Per un pugno di dollari ha rappresentato la sorpresa in termini di codifica narrativa, Per qualche dollaro in più è la dimostrazione degli intenti rivoluzionari del cinema di Sergio Leone. Il secondo tassello della trilogia del dollaro è la piena espressione del talento narrativo del suo cineasta.

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