Passenger

Passenger recensione film di André Øvredal con Jacob Scipio

Passenger recensione film di André Øvredal con Jacob Scipio, Lou Llobell e Melissa Leo

di Giorgio Maria Aloi

Passenger recensione film di André Øvredal
Passenger recensione film di André Øvredal

Passenger, diretto da André Øvredal, è un horror soprannaturale che prova a costruire tensione attorno a un’idea semplice ma potenzialmente efficace: la paura di non riuscire a sfuggire a qualcosa che continua a seguire la vittima di turno.

Il film utilizza il classico schema del “road horror” trasformando il viaggio dei protagonisti in una spirale di persecuzione e paranoia, ma fatica a dare davvero profondità alla propria premessa. Dietro la componente demoniaca si intravede il tentativo di parlare di colpa, trauma e impossibilità di lasciarsi alle spalle certi eventi, ma il sottotesto resta appena accennato e non riesce mai a diventare il vero motore emotivo della storia.

La trama segue Tyler e Maddie, interpretati da Jacob Scipio e Lou Llobell, una giovane coppia che durante un viaggio assiste a un violento incidente stradale. Dopo aver lasciato il luogo dell’incidente, i due scoprono però di non essere soli: una presenza demoniaca, il “Passenger”, sembra averli seguiti e continua a manifestarsi lungo il loro percorso, trasformando il viaggio in un incubo sempre più soffocante.

La regia di Øvredal rimane probabilmente l’aspetto più solido del film. Il regista dimostra ancora una buona capacità nella costruzione atmosferica e nella gestione degli spazi, soprattutto nelle sequenze ambientate all’interno del furgone con cui viaggiano i protagonisti o lungo le strade isolate notturne. La sensazione di essere costantemente osservati funziona a tratti e alcune scene riescono davvero a creare tensione grazie ad un uso intelligente del sonoro e dei silenzi. Il problema è che il film sembra vivere quasi esclusivamente di atmosfera, senza riuscire a costruire attorno ad essa una storia realmente coinvolgente.

Anche la fotografia contribuisce a questa sensazione di isolamento. I colori freddi, le luci artificiali delle stazioni di servizio e le strade vuote immerse nel buio cercano continuamente di trasmettere un senso di minaccia costante. Visivamente il film ha una sua identità, ma è un’estetica che finisce per ripetersi senza evolversi davvero nel corso della narrazione. Dopo la prima metà, molte sequenze iniziano a dare la sensazione di essere variazioni dello stesso momento.

Passenger recensione film di André Øvredal
Passenger recensione film di André Øvredal

Sul piano interpretativo, Jacob Scipio e Lou Llobell svolgono il loro compito senza però lasciare un vero impatto. I personaggi di Tyler e Maddie risultano poco approfonditi e il loro rapporto non sviluppa mai una chimica abbastanza forte da rendere emotivamente coinvolgente ciò che accade. Il film prova a costruire il dramma attraverso il deterioramento psicologico della coppia, ma i dialoghi spesso rimangono superficiali e alcune reazioni sembrano scritte più per accompagnare l’horror che per far evolvere davvero i personaggi.

Ed è proprio nella gestione della tensione che Passenger mostra i suoi limiti più evidenti. I jumpscare sono presenti continuamente e, sulla carta, alcuni avrebbero anche potuto funzionare grazie alla costruzione dell’attesa e al lavoro sonoro, ma nessuno riesce davvero a colpire. Il problema non è tanto la quantità, quanto la prevedibilità con cui vengono inseriti. Dopo poco tempo il film diventa leggibile nei suoi meccanismi e ogni scena sembra preparare esattamente lo spavento che ci si aspetta. Di conseguenza, l’effetto finale non è mai realmente inquietante, ma soltanto ripetitivo.

Anche il montaggio contribuisce a questa irregolarità. La prima parte mantiene un buon ritmo e lascia intuire sviluppi interessanti, mentre la seconda diventa più ripetitiva e frammentata, come se il film non sapesse realmente come espandere la propria idea iniziale. Il risultato è una narrazione che procede per situazioni horror consecutive senza mai raggiungere un vero crescendo emotivo. La colonna sonora di Christopher Young accompagna bene l’atmosfera del film, ma raramente riesce a distinguersi davvero. Funziona come supporto alla tensione, senza però creare temi memorabili o momenti musicalmente iconici.

Il finale è forse l’elemento più deludente della pellicola. Dopo aver costruito il mistero attorno alla figura del Passenger, il film sceglie una conclusione estremamente convenzionale, che rinuncia quasi completamente all’ambiguità psicologica per rifugiarsi nei cliché più classici dell’horror soprannaturale. E’ una chiusura coerente con il tono generale del film, ma anche piuttosto anonima, che lascia la sensazione di un’occasione mancata.

Nel complesso, Passenger è un horror tecnicamente competente ma narrativamente debole. André Øvredal conferma di saper costruire atmosfera e tensione visiva, ma qui la regia non basta a compensare una sceneggiatura prevedibile, personaggi poco incisivi e un horror che finisce troppo spesso per affidarsi a formule già viste.

Passenger recensione film di André Øvredal
Passenger recensione film di André Øvredal

Sintesi

Passenger è un horror soprannaturale con una buona atmosfera e una regia visivamente curata, ma penalizzato da una sceneggiatura debole, personaggi poco approfonditi e una gestione della tensione troppo prevedibile. André Øvredal costruisce alcune sequenze efficaci sul piano visivo e sonoro, ma i jumpscare non riescono mai davvero a colpire e il film perde forza nella seconda metà, chiudendosi con un finale poco incisivo e troppo convenzionale

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