Mrs. America

Mrs. America recensione serie TV di Dahvi Waller con Cate Blanchett [Disney+]

Mrs. America recensione miniserie TV di Dahvi Waller con Cate Blanchett, Rose Byrne, Sarah Paulson, Uzo Aduba, Elizabeth Banks, Kayli Carter e Ari Graynor

Non sono arrivata da nessuna parte nella vita aspettando il permesso di qualcuno.
(Cate Blanchett alias Phyllis Schlafly in Mrs. America)

È l’inizio degli anni ’70 e il Congresso americano è abbastanza in subbuglio; sono gli anni di Nixon e di tutto quello che ne seguirà. In questo contesto è inserita la tanto apprezzata miniserie FX su Hulu e Disney+, Mrs. America, che ricostruisce nei minimi dettagli i costumi dell’epoca attraverso uno spettacolare cast già presente in alcune delle più seguite serie in circolazione, da Westworld a Ratched e Orange Is the New Black.

Scritta da Dahvi Waller la miniserie porta un movimento così teso e storico in televisione, nel 21° secolo, raccontando da un punto di vista completamente inedito un momento storico determinante quanto controverso della storia americana; non è la prima volta, in quanto in precedenza è stata autrice della serie cult acclamata dalla critica Mad Men.

Mrs. America recensione miniserie TV Cate Blanchett
Cate Blanchett è Phyllis Schlafly

Il potere non cede davanti a nulla.
(Cate Blanchett alias Phyllis Schlafly in Mrs. America)

Mrs. America esamina il tentativo di approvare l’Equal Rights Amendment (anche conosciuto come ERA) per ratificare l’emendamento sull’uguaglianza civile tra uomini e donne rafforzando la Costituzione Americana sul tema delle pari opportunità combattuto dall’attivista conservatrice Phyllis Schlafly (Cate Blanchett) paladina dell’antifemminismo, sostenuta dell’amica Alice Macray (personaggio imaginario interpretato da Sarah Paulson), mentre madri del femminismo, quali Gloria Steinem (Rose Byrne), Betty Friedan (Tracey Ullman), Shirley Crisholm (Uzo Aduba, che per il ruolo ha ottenuto l’Emmy come non protagonista) e Jill Ruckelshaus (Elizabeth Banks) lottavano dall’altra parte della barricata durante le guerre culturali degli anni ’70.

La serie è composta da nove episodi che seguono ciascuno un personaggio particolare, diretta per i primi due episodi da Anna Boden e Ryan Flec, registi di Captain Marvel, scelta che ha “scaricato” su di loro la responsabilità di impostare l’estetica che contraddistinguerà Mrs. America per tutto il suo svolgimento. Un’estetica caratterizzata da una messa in scena molto classica, a tratti quasi da film d’inchiesta, vagamente pop ma capace, al contempo, di non cedere alla tentazione di descrivere in maniera troppo edulcorata e romantica quegli anni ’70, mentre i successivi episodi sono diretti da Amma Asante, Laure de Clermont-Tonnerre e Janicza Bravo.

La costumista di Mrs. America è Bina Daigeler che ha raccontato del lavoro dettagliato e di ricerca che ha fatto per la realizzazione dei costumi di scena lasciandosi ispirare dalle riviste di moda degli anni ’70, da numeri di Vogue e Cosmopolitan insieme al fotogiornalismo di quel tempo.

Ari Graynor e Rose Byrne
Ari Graynor e Rose Byrne

Forse è questo l’obiettivo dei liberazionisti.
Dopotutto, il loro eroe è Gloria Steinam, una donna single senza figli che ha quasi quarant’anni.
(Cate Blanchett alias Phyllis Schlafly in Mrs. America)

Mrs. America ci presenta provocatoriamente sulle note della sigla A Fifth of Beethoven di Walter Murphy, ricette personalizzate di banana bread, riunioni di stato dal parrucchiere, idee razziali e non, feste ideologizzate e rapporti convenzionali e moralisti.

Alton, Illinois, primi anni ’70. Phyllis Schlafly (Cate Blanchett, anche produttrice esecutiva) è una donna, difficile ma avvincente e seduttiva come del resto le sue antagoniste, felicemente sposata con l’avvocato in carriera Fred (John Slattery, l’indimenticabile Roger Sterling di Mad Men). Ha 6 figli e le sue giornate sono scandite dalla politica e dall’attivismo antisovietico (sia a livello locale che nazionale).

L’episodio pilota ci introduce al personaggio di Phyllis, che incontriamo per la prima volta ad una raccolta fondi, per il deputato Phil Crane (James Marsden), mentre sfoggia un luccicante bikini con i colori della bandiera americana e viene annunciata sul palco come Mrs. J. Fred Schlafly, nome del marito avvocato.

Rose Byrne è Gloria Steinem
Rose Byrne è Gloria Steinem

Una performance eccezionale e alquanto controversa in Mrs. America coinvolge l’acerrima nemica di Phyllis, la storica Gloria Steinem, introdotta nell’episodio due, uno dei volti più riconoscibili del femminismo americano, che ha usato il suo potere da star per fare una campagna a favore di donne politiche tra cui Shirley Chisholm, delineata nell’episodio tre,
prima donna afroamericana eletta a congresso e prima a candidarsi alla Presidenza.

Chisholm ha combattuto instancabilmente per i diritti civili dei lavoratori e delle donne, la sua campagna presidenziale del 1972 entusiasmò i giovani elettori e le persone di colore in tutto il Paese mentre Phyllis continuava a sviluppare l’orgoglio che le casalinghe avrebbero dovuto provare, guadagnandosi il sostegno delle mogli e delle madri nella stanza.
Il grado di interesse e coinvolgimento aumenta mentre Phyllis prende sempre più vigore enunciando la sua idea sull’emendamento, affermando che se le donne sono costrette a trovare un lavoro, ciò significa che avranno due lavori, quello della forza lavoro e quello a casa. Questo avrebbe portato le donne ad essere troppo esauste per avere più figli.

Sarah Paulson è Alice Macray
Sarah Paulson è Alice Macray

Con queste argomentazioni Phyllis conquista il sostegno incondizionato del pubblico, che la porterà a vincere una delle battaglie più cruciali nella storia delle rivendicazioni femminili.
Giornaliste, attiviste, casalinghe o madri. Sono tante le figure femminili analizzate. Dalla lotta per la legge dell’aborto a quella a favore dei diritti degli omosessuali.
In Shirley, la signora America riempie abilmente gli spazi tra i grandi tratti della storia, illustrando i disaccordi interni al movimento così come le forze esterne che si oppongono ad esso. Shirley, e gli episodi successivi, descrivono momenti in cui esponenti politici esperti dicono agli attivisti cosa è o non è possibile, in cui le preoccupazioni degli emarginati sono spesso le prime ad essere scartate e represse.

Gli anni ’70 hanno aperto la strada a tante donne che per anni si sono sentite messe da parte o etichettate per le proprie scelte. Ciò che colpisce nel profondo di questa serie è l’autenticità del clima di allora e della familiarità con la condizione attuale. Un fenomeno seriale affascinante che potrebbe prendere il posto del caro cult Mad Men.

Mrs. America è una mini serie soft glam che ricostruisce un punto di vista davvero originale sugli anni ’70, ricordando lo sguardo registico di Martin Scorsese.

Sintesi

Mrs. America è il ritratto di un’America contraddittoria e lacerata da scontri che hanno contribuito a definire le complessità del presente attraverso uno spaccato a molti sconosciuto della storia americana che trova nuova linfa per riflettere su un tema assolutamente centrale, ancora pieno di complessità, come quello del femminismo moderno, un percorso faticoso e talvolta tortuoso. La miniserie non fa che confermare questa impressione, in un racconto capace di coniugare la grande forza espressiva con un valore storico e documentaristico.

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