Moss & Freud recensione film di James Lucas con Ellie Bamber, Derek Jacobi e Tim Downie [RoFF20]

C’è una curiosa ricompensa dietro il progetto di Moss & Freud: quella di scoprire cosa accadde, davvero, quando nel 2001 Kate Moss chiese a Lucian Freud di ritrarla.
James Lucas — al primo lungometraggio da regista dopo il premio Oscar come sceneggiatore per il corto The Phone Call — ne fa un racconto di formazione e d’incontro fra due miti britannici, due sensibilità opposte e complementari: la musa del “Cool Britannia” e il pittore che aveva fatto della carne un esercizio di verità e un imperativo categorico.
Con la Moss in veste di produttrice esecutiva, il film parte da un presupposto affascinante: l’osmosi tra due mondi — la moda e l’arte figurativa — e la tensione tra celebrità e introspezione. Potrebbero essere questi gli aspetti che il regista ha affidato ad una lettera vecchio stile per convincere la supermodella inglese dell’importanza di questo sodalizio artistico e della necessità di raccontarlo in qualche modo.
Tuttavia è qui che si presenta il vizio più evidente del film: la dimensione interiorizzata dei personaggi resta spesso in superficie. È Moss il pianeta narrativo – verosimilmente interpretata da Ellie Bamber – e l’opera tende a circoscrivere Freud alla funzione di “satellite introspettivo” più che di figura pienamente sviluppata. La sceneggiatura fatica a dar spazio al tormento dell’artista – nonostante la buona prova di Derek Jacobi – al peso delle sue relazioni famigliari, o al disagio provocato dal ritmo incessante del suo processo creativo.

Quella che convince, invece, è l’estetica — una cura visiva che richiama l’angolazione obliqua e il tratto impastato dei dipinti di Freud — e la costruzione dell’atmosfera londinese dei primi anni 2000. Anche gli ambienti di studio, i materiali dei colori, la luce stessa, sembrano aspirare a essere dei tableau vivant costruiti sul materiale fornito direttamente e indirettamente dal coinvolgimento della Moss.
Se è vero che il film resta a tratti troppo composto e la tensione tra attrazione e potere, tra arte e desiderio, non esplode mai davvero, bisogna riconoscere che Moss & Freud non pretende di svelare un mistero, ma di tratteggiarlo con pudore per riflettere lentamente sul rapporto tra tempo ed esposizione attraverso agenti e oggetti e condividerne le riflessioni nei limiti del possibile. Il resto, fortunatamente, rimane impresso nelle foto di ognuno di noi.


