Material Love recensione film di Celine Song con Dakota Johnson, Chris Evans e Pedro Pascal [Anteprima]

Dopo Past Lives Celine Song torna alla regia con una pellicola che continua la riflessione intrapresa sulle coppie e i rapporti amorosi ma con Material Love ci troviamo di fronte a un prodotto ben diverso che si distanzia molto per toni, atmosfere e racconto dalla sua opera prima.
Al centro della storia il triangolo amoroso formato dalla pragmatica e fredda combina coppie Lucy (Dakota Johnson) abituata per deformazione professionale (e non) a giudicare donne e uomini secondo parametri stagni basati sulla loro condizione estetica, economica e sociale, lo scapolo d’oro Harry (Pedro Pascal) e l’ex fidanzato squattrinato e sognatore John (Chris Evans).
Così come nel lavoro, anche nella vita Lucy è abituata a misurare ogni persona e circostanza secondo criteri ben precisi, che fanno di lei una vera e propria materialista dei sentimenti. Quando incontra Harry, un ricco imprenditore di bell’aspetto e dai modi gentili, durante un matrimonio, è convinta che stare con lui sia la scelta giusta – o quantomeno la più conveniente – per vivere una vita lontana dalle preoccupazioni e dalle incertezze che avevano invece segnato la sua precedente relazione con John, un aspirante attore dalla quotidianità precaria ma sinceramente affezionato a lei. Una scelta che, però, avrà risvolti inaspettati.
Nel film di Celine Song si percepisce tutto il nervosismo, la frenesia e l’emozione del primo incontro grazie a una regia che sa giocare con ritmi e atmosfere accelerando e rallentando l’intensità narrativa, a seconda delle circostanze nelle quali sono coinvolti i tre protagonisti, tra velati entusiasmi e profonde ferite che emergono nel corso della storia, svelando il vero volto degli individui e delle relazioni.
La metafora è chiara: l’amore è un mercato, un bene acquistabile solo se si è disposti ad attendere il “match giusto”; così come il matrimonio è un accordo commerciale che prevede l’attenta valutazione dei pro e i contro, anche se a volte non tutte le variabili sono prevedibili e una falla potrebbe mettere in discussione l’intero sistema.
È ciò che accade quando una delle clienti dell’agenzia per la quale Lucy lavora viene violentata da quello che doveva essere, sulla carta, “l’abbinamento perfetto”. Tutte le regole e i parametri cadono, svelando il vero volto delle relazioni interpersonali; accendendo così dubbi e riflessioni su quali — e quanto — siano autentici i legami che ci circondano.
Una rom-com che gioca molto sulle dicotomie e gli opposti, percezione e realtà grazie a un cast che funziona e nel quale la chimica tra i tre è la chiave di svolta. Dakota Johnson è magnetica, la sua performance ipnotica riesce a creare un legame empatico con lo spettatore grazie alla doppia anima che caratterizza il suo personaggio ponendosi così in perfetta sintonia con entrambi i suoi rispettivi compagni maschili, totalmente centrati nei rispettivi ruoli.
Material Love è ambizioso nel parlare del tortuoso percorso di maturazione personale che spesso intraprendiamo nell’incontro con l’altro e di quanto questo cammino possa rivelarsi incidentato, spesso deludente o addirittura sorprendente mostrandone rischi e contraddizioni ma cade spesso nella trappola del facile stereotipismo che tende a soffocare possibili strade narrative più contemporanee e meno legate ai luoghi comuni di genere tipici delle classiche rom-com americane.
In definitiva si tratta di un buon film con qualche guizzo creativo al quale però manca qualcosa che lo renda unico: un’anima personale con un punto di vista focalizzato e distinguibile tra mille. Un tratto distintivo che invece era presente nel precedente film della regista coreano-canadese Past Lives che al contrario, accendeva profonde riflessioni sul peso che la nostra individualità e storia personale ha in relazione all’altro e come questo possa incidere sui nostri cammini esistenziali.


