Mamma, ho perso l’aereo: Kevin McCallister salva, ancora una volta, la sua casa dai ladri

Mamma, ho perso l’aereo: Kevin McCallister salva, ancora una volta, la sua casa dai ladri. E il nostro Natale dalla malinconia.

di Antonio Buonansegna

Mamma, ho perso l’aereo (Credits: 20th Century Fox)
Mamma, ho perso l’aereo (Credits: 20th Century Fox)

Presepe o albero di Natale. Panettone o pandoro. Oro o argento. Canditi o uvetta.

Ogni anno torniamo a dividerci su tutto, come se l’identità nazionale si giocasse tra un ramo di abete e una statuina di San Giuseppe. Ma se c’è un territorio di pace — l’unico vero cessate il fuoco natalizio — è il film delle feste per eccellenza: Mamma ho perso l’aereo. Una certezza condivisa quanto l’ansia da regalo all’ultimo minuto. Punto. Fine della discussione.

Leggenda vuole che l’urlo di Kevin McCallister davanti allo specchio — quello con le mani sulle guance e la faccia da emoji anni prima delle emoji — sia il vero interruttore che dà il via alle festività. Una sorta di: “Ok, possiamo partire”. Quest’anno il film ha compiuto 35 anni ed è tornato nelle sale come un’icona evergreen che non solo non invecchia, ma ringiovanisce. Più passa il tempo, più la storia sembra acquistare valore, come uno di quei gioielli che custodiamo gelosamente e che tiriamo fuori solo in occasione di eventi davvero speciali.

Nella più classica delle slapstick comedy, Kevin — nove anni, viso angelico, spirito da ingegnere della NASA — viene dimenticato a casa da quella che, oggettivamente, è una delle famiglie meno organizzate della storia del cinema. Mentre tutti partono per Parigi, lui resta a Chicago, da solo, con una missione che nessuno ha mai chiesto a un bambino: difendere la propria casa da due ladri così sgangherati da far apparire Bonnie e Clyde una coppia di commercialisti.

E Kevin ci riesce. Senza Alexa che controlla le luci, senza il Wi-Fi che ti salva la vita quando non sai cosa fare, senza i suggerimenti di ChatGPT su come costruire una trappola che sia insieme funzionale e a norma europea.

Zero iPhone, zero FaceTime, zero notifiche push. Solo un bambino, una casa e una creatività talmente esplosiva che se fosse nato nel 2025 avrebbe già reclamato di diritto un posto di lavoro alla Pixar.

Oggi basterebbero dieci secondi netti per sistemare tutto: videocamere, allarmi intelligenti, app per rintracciare i familiari dispersi tra un gate e l’altro. Nel 1990, invece, il massimo della modernità era il televisore a tubo catodico e un’aspirapolvere grande quanto un trolley.

Kevin non aveva cloud, non aveva AI, non aveva nemmeno un genitore che si fosse ricordato di contare i figli. Eppure, si salva, salva la sua casa e — involontariamente — salva anche noi.

Perché, nonostante gli anacronismi, continuiamo a guardarlo anno dopo anno? Pur conoscendo le battute a memoria, ridiamo ancora come la prima volta? Perchè quel “Io non sono un bambino, sono l’uomo di casa”, pronunciato in lipsync da ogni spettatore, riesce sempre a sorprenderci, insieme ironico e struggente?

Forse perché Mamma ho perso l’aereo è molto più di un film natalizio: è un rito di passaggio, un cerotto emotivo, il simbolo di un mondo pre-digitale in cui la noia, il silenzio e l’inventiva non erano bug, ma valore aggiunto. È l’ultima finestra aperta su un’infanzia analogica, fatta di tazze di cioccolata calda bevute senza fotografarle e di pomeriggi davanti alla TV in cui tutto ciò che ti serviva per essere felice era un divano e un cartone animato.

Ecco il segreto del suo potere: Kevin ci ricorda qualcosa che sospettiamo da sempre, ma fatichiamo ad ammettere. Che la parte più bella del Natale non è la perfezione, ma la mancanza di controllo. Non è l’ordine, ma il caos. Non è la tecnologia che sistema tutto in tre click, ma la sensazione, eterna e ingenua, che le cose possano sistemarsi da sole.
E che a volte basta un bambino con un piano improbabile per far tornare tutto al suo posto.

Perché, anche se siamo diventati adulti e abbiamo più social che sentimenti, continuiamo a desiderare esattamente ciò che desiderava Kevin: una casa da difendere, qualcuno che ti torni a prendere, un momento in cui puoi davvero sentirti al centro del mondo.
E una ciotola di gelato davanti alla TV. Che non guasta mai.

Mamma, ho perso l’aereo (Credits: 20th Century Fox)
Mamma, ho perso l’aereo (Credits: 20th Century Fox)

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