L’illusione Perfetta – Now You See Me: Now You Don’t recensione film di Ruben Fleischer con Jesse Eisenberg, Isla Fisher e Woody Harrelson

A quasi dieci anni dalla loro ultima apparizione su schermo, ecco tornare i Cavalieri, quartetto di prestigiatori che usano il loro talento per ingannare/derubare /smascherare ricchissimi signori del crimine. Stavolta al quartetto di moderni Robin Hood si affiancano tre giovani nuove leve, pronte ad aiutare i loro mentori in azione e raccoglierne il testimone. Da queste premesse parte L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t, terzo capitolo di una saga che con i primi due capitoli non aveva mai conosciuto né flop clamorosi né successi stratosferici.
A tentare il rilancio è Ruben Fleischer, acclamato per il cult Benvenuti a Zombieland e già fautore di grandi incassi grazie al primo film su Venom. La scelta del regista appare tutt’altro che casuale: da un lato aveva già lavorato con due membri del cast (Jesse Eisenberg e Woody Harrelson) proprio nei due Zombieland; dall’altro i Cavalieri si pongono come dei supereroi sui generis; quindi, ha senso chiamare un regista che ha già affrontato i cinecomic.
Le dinamiche, infatti, sono quelle proprie del genere supereroistico: un gruppo di individui dalle capacità straordinarie (in questo caso grandi illusionisti) messi insieme per fermare il cattivo di turno. Personaggio che, come nella migliore tradizione dei film Marvel, non ha una psicologia molto complessa ed esiste solo come contraltare negativo dei buoni.
A partire da queste semplici premesse, il film mette insieme un intreccio di quasi due ore (sembra che a poco a poco i blockbuster stiano provando ad abbandonare le durate inutilmente prolungate) che altri non è che un pretesto per mostrare trucchi e illusioni volte a ingannare comicamente i nemici.

Nulla di diverso da quanto visto nei primi due Now You See Me, con l’unica variante delle già citate giovani nuove leve. Eppure, stavolta la miscela appare più equilibrata e meglio gestita. Nei primi due film, infatti, la costruzione dei trucchi era spinta talmente al limite da sfidare fin troppo la sospensione dell’incredulità. In questo caso invece i trucchi sono sì incredibili, ma non spinti troppo all’eccesso. Colpisce in particolare l’utilizzo di alcuni espedienti prospettici (realmente esistenti nell’arte e nella magia) in una sequenza nella parte centrale.
Il cast appare affiatato sia per quanto riguarda i volti vecchi che i nuovi e ognuno si ritaglia un minimo di spazio. Non tutti brillano ugualmente anche perché il numero di protagonisti si ingrandisce sempre di più, ma nessuno sembra essere né troppo escluso né troppo predominante.
Ovviamente siamo ben lontani dai fasti di Benvenuti a Zombieland o dei più riusciti cinecomic degli ultimi anni. Ma il risultato finale è comunque gradevole e adatto a una serata leggera e senza impegno. In attesa di un possibile quarto capitolo di cui già si parla e le cui basi vengono gettate a fine film.


