L’Agente Secreto

L’Agente Secreto recensione film di Kleber Mendonça Filho con Wagner Moura [RoFF 20]

L’Agente Secreto recensione film di Kleber Mendonça Filho con Wagner Moura, Udo Kier e Gabriel Leone [RoFF 20]

L’Agente Secreto (Credits: cinemascópio-mk-productions-one-two-films-lemming-film-arte-france-cinéma)
L’Agente Secreto (Credits: cinemascópio-mk-productions-one-two-films-lemming-film-arte-france-cinéma)

Vincitore del premio della regia e del miglior interprete maschile al Festival di Cannes 2025, L’Agente Secreto di Kleber Mendonça Filho – proposto dal Brasile per l’Oscar al miglior film straniero e frutto di una coproduzione tra Brasile, Francia, Germania e Paesi Bassi in collaborazione con Netflix  – dopo la partecipazione ai festival di Toronto e di New York viene ora presentato alla Festa del Cinema di Roma 2025.

Ambientato nel 1977, negli ultimi anni della dittatura militare brasiliana, il film segue le vicende di Marcelo (Wagner Moura), un ex professore universitario perseguitato dal regime, il cui vero nome è Armando. In viaggio verso Recife, dove conta di nascondersi e rivedere il proprio figlio durante il carnevale locale, Marcelo si imbatte nel cadavere di un uomo abbandonato in una stazione di servizio di campagna.

Da quel momento rimane coinvolto in una serie di eventi sfortunati che lo costringeranno a preparare la fuga dal paese con un passaporto falso, insieme al bambino, mentre due famigerati sicari sono sulle sue tracce.

Puntellano il film alcune brevi scene ambientate nel presente, in cui due ricercatrici ascoltano le cassette contenenti le registrazioni degli incontri di Marcelo con la rete clandestina che lo aiutava. Nel cast anche il grande attore tedesco Udo Kier, collaboratore ricorrente di registi come Rainer Werner Fassbinder, Lars von Trier, Dario Argento, Walerian Borowczyk e Gus Van Sant. Già apparso in Bacurau (2019) di Mendonça Filho, interpreta qui un ebreo tedesco sopravvissuto all’Olocausto, che tuttavia gli altri personaggi descrivono come un militare nazista fuggito dopo la sconfitta nella Seconda guerra mondiale.

Con una durata non indifferente, che sfiora le due ore e quaranta, L’Agente Secreto offre un notevole spaccato storico di uno dei momenti più cruciali della storia del Brasile. Il film attraversa con maestria diversi generi: dal dramma storico-politico al neo-noir, dal thriller d’autore alla commedia grottesca, passando per un tono antropologico-documentario nelle maschere, nei costumi e nelle scene del carnevale di Recife, fino a inquadrature pulp e a una vera e propria sequenza grindhouse-horror, chiaramente ironica.

La fotografia è buona, ma non sempre brilla per forza espressiva, essendo il più delle volte solare e luminosa. La sceneggiatura è originale e di ampio respiro, caratterizzata da una narrazione che, pur avendo come perno il personaggio di Marcelo, in molti momenti si fa corale riuscendo a tratteggiare un efficace affresco sociale.

Tra gli episodi più significativi figurano il ritrovamento della carcassa di uno squalo con la gamba di un uomo nell’intestino — verosimilmente un desaparecido — che richiama alla mente il cult di Steven Spielberg, il cui film compare tra le programmazioni su un giornale dell’epoca in una scena successiva. Notevole anche l’apparizione di un gatto a due teste, frutto di un parto siamese, e i flashback che raccontano le crescenti ingerenze del regime sull’autonomia dell’università in cui lavorava Marcelo, quando ancora poteva farsi chiamare Armando.

La caratterizzazione dei personaggi è ottima e le interpretazioni del cast – che oltre a Moura e a Kier comprende un folto gruppo di attori brasiliani come Carlos Francisco, Maria Fernanda Cândido e Gabriel Leone – sono sempre credibili e sfaccettate. Particolarmente ben riuscito è il personaggio dell’anziana Dona Sebastiana, che offre rifugio a Marcelo/Armando e ad altri perseguitati politici, inclusa una coppia di neri scappata dalla guerra civile in Angola dopo essersi inimicati entrambe le fazioni in conflitto.

Il film non manca di inventiva registica e narrativa in numerose scene; il suo unico limite risiede nel finale, che racconta il destino del protagonista attraverso un ritaglio di giornale e fa incontrare una delle ricercatrici con il figlio di Armando quasi cinquant’anni dopo i fatti. Anche il ritmo, talvolta troppo disteso e dispersivo, impedisce al film di raggiungere la solidità di un thriller in piena regola, considerando che l’ambizione di Mendonça Filho era soprattutto quella di offrire una grande rappresentazione storica del Brasile di quegli anni. Sotto questo aspetto, L’Agente Secreto è un film più che riuscito, che colpisce anche per il sentimento di vitalità tutta brasiliana che, nonostante la dittatura e la vita in semi-clandestinità, emerge dai suoi protagonisti.

L’Agente Secreto (Credits: cinemascópio-mk-productions-one-two-films-lemming-film-arte-france-cinéma)
L’Agente Secreto (Credits: cinemascópio-mk-productions-one-two-films-lemming-film-arte-france-cinéma)

 

Sintesi

Ambientato nel 1977 durante la dittatura brasiliana, L’Agente Secreto segue Marcelo mentre tenta di fuggire tra eventi grotteschi e pericoli. Il film mescola dramma storico, thriller e ironia, offrendo un vivido affresco sociale e culturale.

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