La sottile linea rossa

La sottile linea rossa recensione film di Terrence Malick [Disney+ Star]

La sottile linea rossa recensione del film di Terrence Malick con Jim Caviezel, George Clooney, Woody Harrelson, John Cusack, Nick Nolte, Adrien Brody, Sean Penn e John Travolta

Restare nell’ombra. Potrebbe essere questa una delle chiavi di volta per provare a comprendere il mito-registico di Terrence Malick: uno dei casi autoriali più interessanti degli ultimi trent’anni di cinema a stelle e strisce. Due opere divenute leggendarie come La rabbia giovane (1973) e I giorni del cielo (1978): istantanee filmiche di libertà sociale e perfezione registica, piena espressione del fervore creativo new-hollywoodiano degli anni settanta. Poi il silenzio.
Nei successivi vent’anni il cinema americano rilesse le inerzie narrative moderne e le libertà registico-creative degli autori secondo nuovi paradigmi industriali più efficaci, netti. Di Malick si seppe poco e nulla. Questo non fece che amplificare l’aura mitologica del suo profilo. Non stupisce quindi come l’annuncio della realizzazione de La sottile linea rossa (1998) fosse stato accolto con incredibile entusiasmo.

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Nick Nolte in una scena de La sottile linea rossa
Nick Nolte in una scena de La sottile linea rossa

Il ritorno del cineasta dell’Illinois in cabina di regia significava far rivivere la carica valoriale-mitologica propagatasi nel corso delle decadi. Personificazione, Malick, di un cinema nostalgico, tra l’elitario e l’onirico. Una visione autoriale impareggiabile dentro e fuori dal tempo. Ultimo superstite di una New Hollywood – qui rediviva nello spirito – ma industrialmente abbattuta tra Shining, I cancelli del cielo e Toro scatenato (1980). Un coming-back, rapidamente assunto a leggenda quindi, che affonda le sue radici a quasi dieci anni prima.

Il corteggiamento di Robert Gleiser, l’avvicendamento Sony-20th Century Fox, il rischio di un nuovo I cancelli del cielo

Era il 1988 quando il produttore Robert Michael Geisler pagò Malick ben 250.000 dollari per adattare l’omonimo romanzo di James Jones del 1962. Un corteggiamento insistente quello di Geisler, che avvicinò Malick già all’indomani de I giorni del cielo. Solo che il produttore gli chiese di adattare In the Boom Boom Boom di David Rabe. Proposta declinata in favore, inizialmente, di un biopic su Joseph Merrick – poi cestinato a causa de The Elephant Man (1980) – infine per un secondo adattamento de La sottile linea rossa dopo quello di Andrew Marton del 1964.

Uno scorcio malickiano de La sottile linea rossa
Uno scorcio malickiano de La sottile linea rossa

Il progetto rimase nel limbo produttivo fino al 1994. Malick perché ispirato da altre suggestioni, Geisler perché alla ricerca di capitali, il costo potenziale si aggirava infatti intorno ai 50 milioni di dollari. La Sony, inizialmente interessata, abbandonò il progetto quasi immediatamente. La sensazione generale, palpabile, era che con La sottile linea rossa e l’estro creativo a briglia sciolta di Malick si potesse incorrere in un bis di quanto accaduto alla United Artists con I cancelli del cielo.

Si fece sotto la 20th Century Fox che mise una sola condizione: almeno 5 stelle hollywoodiane nel cast, così da sfruttare i volti celebri per un progetto artisticamente visionario ma in ogni caso rischioso; ne arrivarono più del doppio. Inoltre a sostenere la produzione ci pensarono la Pioneer Films e la Phoenix Pictures che contribuirono rispettivamente con 8 e 3 milioni di dollari.

Nel cast figurano Jim Caviezel, George Clooney, Woody Harrelson, John Cusack, Nick Nolte, Adrien Brody, Sean Penn, John Travolta; Ben Chaplin, Elias Koteas, John C. Reilly, Larry Romano, John Savage, Arie Verveen, Tim Blake Nelson, Jared Leto; Kirk Acevedo, Penny Allen, Mark Boone Junior, Matt Doran, Donal Logue, Miranda Otto, Nick Stahl, Danny Hoch, Dash Mihok, Thomas Jane Don Harvey.

La sottile linea rossa: sinossi

Guadalcanal, Sud del Pacifico. Nel 1942 la compagnia di fucilieri Charlie dell’esercito USA viene mandata alla conquista di un campo di aviazione giapponese. Il gruppo di militari è guidato dal capitano Staros (Elias Koteas); a sua volta in capo gli ordini del veterano colonnello Tall (Nick Nolte) e al Generale Quintard (John Travolta). L’assalto però mostrerà tutta la fragilità non soltanto dello squadrone, perfino dei suoi stessi uomini. Costretti a confrontarsi tra i propri doveri e la follia della guerra, i fucilieri Charlie vedranno tutta la loro vita passarvi davanti.

Tra questi il soldato Bell (Ben Chaplin) smanioso di riabbracciare la propria fidanzata Marty (Miranda Otto); i sergenti Heck (Woody Harrelson) e Mac Cron (John Savage); il caporale Fife (Adrien Brody) e il soldato Witt (Jim Caviezel). Quest’ultimo sceglie prima di disertare per lasciarsi cullare dagli indigeni melanesiani per poi far ritorno nella compagnia, scontrandosi con il proprio superiore, il folle sergente Welsh (Sean Penn).

Jim Caviezel in una scena de La sottile linea rossa
Jim Caviezel in una scena de La sottile linea rossa

Dammi un dollaro e dimmi dove presentarmi“, Sean Penn e la febbre da Malick

Forse uno degli aneddoti più celebri relativo al casting de La sottile linea rossa. Sean Penn, così come la larga parte delle grandi stelle presenti nel cast – specie per chi ebbe un minutaggio ridotto all’osso – lavorarono per cifre irrisorie; perfino gratuitamente. Tutti erano lì. Volevano essere lì. Presenti al miracolo di vedere Terrence Malick nuovamente dietro la cinepresa. Pensate che gente come Woody Harrelson e John Savage erano così entusiasti di poter vivere quel momento da essere rimasti anche oltre un mese la fine delle proprie riprese soltanto per pura curiosità.

Al di là di chi riuscì ad entrare nel cast de La sottile linea rossa, ci fu una mobilitazione generale dello Star System hollywoodiano tale per cui Malick ebbe l’imbarazzo della scelta: Leonardo DiCaprio, Matthew McConaughey, Johnny Depp, Brad Pitt, Kevin Costner, Peter Berg, Ethan Hawke, Dermot Mulroney e William Baldwin furono tutti presi in considerazione per alcuni ruoli; Josh Hartnett fece otto audizioni ma senza successo; Nicolas Cage ottenne perfino una parte ma quando Malick provò a richiamarlo il numero di telefono risultò inesistente.

Sean Penn in una scena de La sottile linea rossa
Sean Penn in una scena de La sottile linea rossa

Non solo proposte ma anche tanti rifiuti e rinunce. A Robert De Niro, Tom Cruise e Robert Duvall fu inviato lo script ma declinarono l’offerta. Edward Norton invece ebbe sorte ben differente. Il primo volto di Hulk nel MCU fu scelto personalmente da Malick per il ruolo poi andato a Jim Caviezel, dopo averlo visto in Schegge di paura (1996); salvo poi dovervi rinunciare per via di un grave lutto familiare.

Lo stesso dicasi per Harrison Ford che rinunciò al ruolo poi andato a Nick Nolte. Tom Sizemore fece un’audizione sia per La sottile linea rossa che per il contemporaneo – poi anche concorrente agli Oscar 1999 – Salvate il soldato Ryan (1998); optò per l’opera bellica di Spielberg e la storia gli diede ragione.

Adrien Brody, George Clooney e Billy Bob Thornton: la scure della post-produzione

Una delle particolarità del lavorare con Terrence Malick è l’imprevedibile piega che può prendere la post-produzione. In fase di montaggio il cineasta de The New World – Il nuovo mondo (2005) rimescola spesso le carte in tavola del suo ingente minutaggio. Il risultato è che molte volte alcuni ruoli vengono drasticamente ridotti; perfino cancellati dalla narrazione. Ne sa qualcosa Christian Bale ad esempio. Fu scritturato per Song to song (2017), lavorò con Malick per due settimane per poi non comparire, in alcun modo, nel montaggio finale.

In La sottile linea rossa, chi ha visto le proprie aspettative spegnersi è stato Adrien Brody e il suo Caporale Fife. In origine l’agente scenico dell’interprete de Il pianista (2002) avrebbe dovuto avere un ruolo centrale; specie considerando che nel romanzo di James il Caporale Fife è d’enorme rilevanza nell’economia del racconto. Giunto alla prima mondiale, Brody scoprì che Malick aveva ridotto drasticamente il minutaggio senza informarlo: scelse di focalizzare l’opera su Caviezel e il soldato Witt facendo propria così la narrazione di James.

Adrien Brody in una scena de La sottile linea rossa
Adrien Brody in una scena de La sottile linea rossa

A George Clooney andò decisamente peggio visto che “sopravvisse” si alla post-produzione, ma al soldo dei fatti compare giusto negli ultimi minuti di pellicola. Chi invece ha visto la scure post-produttiva abbattersi sul proprio ruolo è Billy Bob Thornton: scelto da Malick per incidere un voice-over di cui non vi è traccia in La sottile linea rossa.

Altre vittime illustri corrispondono ai nomi di Bill Pullman, Lukas Haas, Mickey Rourke, Gary Oldman, Viggo Mortensen, Martin SheenJason Patric, tutti scritturati, presenti sul set, con minutaggio più o meno corposo, per poi essere tagliati dal cut definitivo. Non soltanto agenti scenici e volti attoriali oggetto del ridimensionamento malickiano. Hans Zimmer lavorò assieme a John Powell su una colonna sonora di cui possiamo percepire giusto qualche traccia nel montaggio; appena una goccia nell’oceano di quanto prodotto.

La sottile linea rossa: la poesia bellica di Terrence Malick 

All’indomani dei primi elogi della critica, il produttore Geisler parlò così di quella che secondo lui poteva essere una chiave di lettura critica del portentoso La sottile linea rossa:

Il Guadalcanal di Malick sarebbe un paradiso perduto. Un Eden violentato dal veleno verde della guerra; come lo chiamava Terry. Gran parte della violenza doveva essere rappresentata indirettamente. Un soldato viene ucciso ma piuttosto che mostrare un sanguinoso primo piano spielberghiano (rimando evidente al contemporaneo Soldato Ryan nDr) vediamo un albero esplodere; la vegetazione sminuzzata; uno splendido uccello con un’ala spezzata che vola fuori da un albero.

Trattare cioè degli orrori della guerra non schiaffandola in faccia allo spettatore in tripudi di sangue e scene emotive didascalicamente cruenti, ma mostrandoci le conseguenze nell’animo dell’uomo sotto la divisa. Nell’incapacità di comprendere il senso di strategie fatte di ordini scellerati e rischiosi solo per il raggiungimento del fine ultimo, dell’obiettivo della missione. Malick ci racconta il bellico in forma antimilitarista. Riconducendolo alla carne dei soldati e al senso dell’esistenza depauperato dalla divisa e dalla carica valoriale in esso contenuta, cucita addosso.

La sottile linea rossa: la poesia bellica di Terrence Malick
La sottile linea rossa: la poesia bellica di Terrence Malick

Il valore dell'esistenza umana ne La sottile linea rossa
Il valore dell’esistenza umana ne La sottile linea rossa

Chi ci sta uccidendo derubandoci della vita e della luce? Dice così una delle iconiche linee dialogiche della narrazione de La sottile linea rossa. Nel vedere infatti le esistenze dei soldati spegnersi tra rimpianti e loop esistenziali carburati dal senso del dovere dei veterani; rapporti d’amore come quello dei coniugi Bell, dissolversi nel buio della solitudine; conflitti come quello tra il capitano Staros e il colonnello Tall tra padri militari amorevoli e padroni; e diserzioni come quella del soldato Witt con cui riabbracciare il mondo e ritrovare sé stessi, Malick costruisce un racconto poetico sulla privazione vitale in tempo di guerra popolato di una grammatica narrativa fatta d’immagini filmiche dalla costruzione variopinta.

Elementi visivi di rara potenza onirica intessuti in legami che daranno gradualmente vita a una struttura narrativa portentosa e registicamente colossale che vive e risplende del contrasto ontologicamente dicotomico tra la natura immacolata e l’orrore cancerogeno della guerra. Nel raccontare di una guerra stipata nel cuore della natura il regista de La vita nascosta – Hidden Life (2019) sceglie la via del desunto, dell’agire di riflesso. Un approccio autoriale che permette a Malick di fare un passo indietro rispetto agli eventi e all’orrore della guerra per darcene testimonianza attraverso le lacrime di terrore di giovani e vecchi mandati al fronte; occhi spaventati e sparuti di soldati-uomini poco più che ragazzi.

Un’opera d’arte, tra i capolavori del cinema degli anni novanta

Una lavorazione leggendaria al pari del coming-back del suo autore quella de La sottile linea rossa. Girato tra Australia, Isole Salomone e Stati Uniti, Malick tendeva ad aspettare sempre le condizioni di luce ideali prima di “far sua” una scena. La stessa inquadratura veniva catturata quando il cielo era coperto, in pieno sole e con quella che lui definiva la luce ideale. L’ennesima curiosità di un’opera d’arte che rappresenta forse la più pura e limpida espressione del cinema antimilitarista di opere del calibro de Il ponte sul fiume Kwai (1957), Quella sporca dozzina (1967), U-Boot 96, Il grande uno rosso (1981) e Dunkirk (2017).

Candidato a 7 Oscar 1999 tra cui Miglior film e Miglior regia, restando tuttavia a bocca asciutta tra Shakespeare in Love (1998) e il sopracitato Salvate il soldato Ryan, l’opera di Malick risplende nell’eco di un retaggio senza tempo. Nel suo status di poesia filmica capace di far risorgere un autore che di lì in avanti diverrà sperimentatore e disgregatore narrativo tra The Tree of Life (2011) e il prossimo The Way of the Wind (2021), e nel traslare e ricalibrare in termini cinematografici, la ratio dietro a quella che fu una sottile linea rossa d’eroi contenuta in Tommy (1890) di Rudyard Kipling:

C’è una sottile linea rossa che separa il sano dal pazzo. C’è una sottile linea rossa che separa il paradiso dall’inferno; la vita dalla morte. C’è una sottile linea rossa che separa il bene dal male; la pace dalla guerra. O meglio, c’era una sottile linea rossa ed ora non c’è più.”

La locandina de La sottile linea rossa
La locandina de La sottile linea rossa

Sintesi

Il ritorno sul grande schermo di Terrence Malick prende forma in un Eden violentato dal veleno verde della guerra. Con La sottile linea rossa, il bellico assurge a forma antimilitarista umana. Trattare cioè degli orrori della guerra non schiaffandola in faccia allo spettatore in tripudi di sangue e scene didascalicamente cruenti, ma in forma indiretta. Nel mostrarci le conseguenze della guerra nell'animo dell'uomo sotto la divisa, Malick racconta il bellico riconducendolo al senso di un'esistenza depauperata dalla divisa e dalla carica valoriale in esso contenuta.

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