La mia amica Eva recensione film di Cesc Gay con Nora Navas, Rodrigo de la Serna e Juan Diego Botto
di Francesca Bastoni

Chi è Eva? Ma soprattutto, che cosa vuole davvero? Queste sono le domande che ci accompagnano lungo la visione del nuovo film scritto e diretto da Cesc Gay, autore capace di raccontare con delicatezza e ironia le fragilità che si nascondono nelle relazioni e nei legami più intimi.
Eva conduce una vita in apparenza stabile, costruita su una fragile solidità domestica: due figli adolescenti, Cris e Dani, sempre più sfuggenti e intenti a inseguire la propria libertà, e un marito, Víctor (Juan Diego Botto), diviso tra momenti di autentico affetto e un controllo silenzioso sulla famiglia. Un equilibrio precario, a tratti troppo chiuso, fatto di abitudini e di piccole crepe, che sembra destinato a reggere ancora a lungo. Fino a quando un viaggio a Roma non segna una svolta inattesa.
Roma diventa, allora per Eva, il luogo della scoperta e del desiderio, un orizzonte nuovo e luminoso, lontano dai confini del matrimonio e dai ruoli prestabiliti. È qui che incontra Álex (Rodrigo de la Serna), sceneggiatore argentino, affascinante e sottilmente malizioso. Tra i due si alimenta un flirt sottile e carico di aspettative: un incontro che risveglia in Eva la possibilità di un amore diverso… guascone e sognato, e mai vissuto fino in fondo.
Lontana da casa, Eva si permette di immaginare una vita che la liberi dal peso delle responsabilità e le restituisca la leggerezza delle emozioni autentiche.
Il ritorno a Barcellona segna l’inizio di un nuovo capitolo. Casa, famiglia, routine: tutto è come prima, ma Eva non è più la stessa. La sua quotidianità si colora di bugie, separazioni dalla famiglia e situazioni tragicomiche, tra incontri di gruppo con altri “single” alla ricerca dell’anima gemella, momenti di nostalgia per la serenità familiare perduta e la difficoltà di trovare un equilibrio tra ciò che desidera e ciò che la vita le concede.
La mia amica Eva lascia aperto il finale, come la vita stessa, che non concede certezze ma solo la possibilità di continuare a scrivere nuove pagine.
Nora Navas, nel ruolo di Eva, regala una performance intensa e sfumata. La sua interpretazione alterna momenti di fragilità autentica a lampi di autoironia liberatoria, restituendo al personaggio una complessità che riflette le domande di ogni spettatore: come siamo percepiti quando siamo alla ricerca di qualcosa che nemmeno noi sappiamo definire?
Cesc Gay firma una commedia spagnola dai toni leggeri ma mai superficiali, capace di far sorridere e riflettere il pubblico. Un film che, pur evocando per libertà narrativa e calore emotivo lo stile di Almodóvar, evita i manierismi e preferisce un racconto più sobrio e intimo, costruito su dialoghi essenziali e una regia attenta alle sfumature emotive.
Il risultato è una storia che parla della ricerca della felicità e della libertà, di amori che iniziano e finiscono, di equilibri che si spezzano e si ricostruiscono. Una pellicola che finalmente ci ricorda, come a volte, il cambiamento non sia una meta da raggiungere, bensì un viaggio picaresco che vale la pena intraprendere.


