Kiss Kiss Bang Bang

Kiss Kiss Bang Bang recensione film di Shane Black con Robert Downey Jr. e Val Kilmer

Kiss Kiss Bang Bang recensione del film di Shane Black con Robert Downey Jr., Val Kilmer, Michelle Monaghan, Shannyn Sossamon e Corbin Bernsen

Nel 1983, a soli 22 anni, la carriera di Shane Black s’impenna vertiginosamente. In sole sei settimane infatti, Black butta giù la sceneggiatura di quell’autentico gioiello di Arma Letale (1987); acquistata poi dalla 20th Century Fox per 250.000 dollari – non male per un poco più che ventenne. Il film con protagonisti Mel Gibson e Danny Glover, oltre che consolidare il genere buddy cop codificato da 48 ore (1982); pone le basi di quelli che poi saranno topos filmici del suo autore, poi citati sotto il nome di shane blackismi: il Natale sullo sfondo di labirintici intrecci, i due protagonisti che diventano amici, e dialoghi incisivi e brillanti. Elementi che, come potete immaginare, se in Arma Letale sono appena sbocciati, in Kiss Kiss Bang Bang (2005), sua prima regia, permeano del tutto la narrazione.

Tratto dal romanzo giallo Cadavere in trasferta (Bodies Are Where You Find Them) di Brett Halliday del 1941 e presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2005; Kiss Kiss Bang Bang è forse la summa della poetica blackiana più esplicita, o perlomeno, l’opera che meglio sa rappresentare l’estetica filmica dello sceneggiatore de Last Action Hero – L’ultimo grande eroe (1993).

Robert Downey Jr. e Val Kilmer
Robert Downey Jr. e Val Kilmer in una scena de Kiss Kiss Bang Bang

La dinamica relazionale “d’amicizia”, è quella infatti, che nel suo opus, vive maggiormente di dialoghi brillanti; e i toni, proprio per via del suo essere adattamento di un romanzo del 1941, sono più vicini alla sua “formazione hard boiled” rispetto alle opere precedenti – oscillanti perlopiù tra il buddy de L’ultimo boyscout – Missione: sopravvivere (1991), e il crime puro de Spy (1996). Realizzando così, un arguto scarto stilistico tra il tono da noir compassato e l’ambientazione contemporanea; volto a rendere Kiss Kiss Bang Bang, autentica pietra miliare del genere neo-noir.

Il Natale secondo Shane Black

Ma soprattutto il ruolo del Natale, che rappresenta una (quasi) costante delle sue opere e che nella sua prima regia, Black riesce a rendere appieno nella sua connotazione da “elemento di sfondo”. Il cinema di Shane Black infatti, specie nelle sue opere registiche, da Kiss Kiss Bang Bang, passando per Iron Man 3 (2013) e infine The Nice Guys (2016) dà enorme peso all’elemento natalizio; qualcosa che – a detta dello stesso cineasta nell’estate del 2016, è ascrivibile a I tre giorni del condor (1975):

Il Natale rappresenta un po’ una balbuzia nella marcia di tutti i giorni; un silenzio in cui abbiamo la possibilità di valutare e ripensare alle nostre vite. Tendo a pensarlo come a uno sfondo. La prima volta l’ho notato in I tre giorni del condor di Sidney Pollack; film dove il Natale sullo sfondo, aggiunge come una controparte strane e agghiacciante all’intreccio da spionaggio.

 

Penso poi che il Natale sia uno spettacolo; specialmente in posti come Los Angeles dove non è così ovvio e devi scavare (un po’) per trovarlo. Una Vigilia di Natale passai davanti a un furgoncino di tacos messicani; e vidi una piccola statuetta di plastica rotta con una lampadina al suo interno, della Vergine Maria. Ho pensato che fosse come un piccolo pezzo di magia.

In Arma Letale ad esempio, il Natale arricchiva il racconto della sua componente drammatica; giocando molto sull’effetto “alla I tre giorni del condor“, ora nell’autodistruzione del Riggs di Gibson, ora nella climax della Vigilia a casa Martaugh. Se in Kiss Kiss Bang Bang e The Nice Guys, invece, funge perlopiù da causale del racconto, oltre che contrasto sul sordido conflitto scenico a base – rispettivamente – di incesti e videocassette porno; in Iron Man 3 potenzia la redenzione di Tony Stark, nell’accettazione del suo essere un piccolo uomo di latta dinanzi ad alieni, dei ed altre dimensioni.

Kiss Kiss Bang Bang: sinossi

Harry Lockhart (Robert Downey Jr.) è un ladruncolo di mezza tacca che in prossimità del Natale decide di rubare un regalo per sua nipote; il colpo però non riesce e per la casualità degli eventi si ritrova a fare audizioni per un film poliziesco. Risultando convincente, viene così spedito a Los Angeles a far coppia con Gay Perry von Shrike (Val Kilmer) – investigatore privato omosessuale molto sopra le righe – per imparare il mestiere.

Le lezioni prendono improvvisamente una piega decisamente più critica quando i due si ritroveranno a indagare sull’omicidio della sorella di Harmony (Michelle Monaghan); amica d’infanzia di Harry la cui vita s’intreccia nuovamente con quella del ladruncolo/aspirante attore/investigatore da quattro soldi. Sarà l’inizio di un viaggio negli angoli più bui e sordidi di Los Angeles.

I titoli di testa di Kiss Kiss Bang Bang
I titoli di testa di Kiss Kiss Bang Bang

“Un attimo prima rubo una Xbox nell’East Village, e un attimo dopo sorseggio champagne a Los Angeles”

Un inganno magico, una sega elettrica e un ceffone; poi una delicata digressione temporale ai giorni nostri, in una soggettiva dal basso verso l’alto da dentro una piscina avvolta in una fotografia al blu elettrico acceso. Apre così il racconto di Kiss Kiss Bang Bang, in una sequenza da neo-noir consumato dai toni vivaci, cucita addosso all’Harry dell’istrionico Robert Downey Jr. e il suo voice over:

È difficile credere che sia passato solo un Natale da quando io e Harmony abbiamo stravolto il mondo. Non l’abbiamo fatto apposta; e comunque non è durato a lungo, una cosa del genere non può durare. Ora sono a Los Angeles e frequento certi party dove se chiedi a una bomba sexy come si chiama magari ti risponde “James”. Questo sono io, mi chiamo Harry Lockhart; benvenuti a Los Angeles e benvenuti al party.

Espediente attraverso cui farci saggiare l’ambiente scenico losangelino notturno, e porre i minimi contorni caratteriali del deuteragonista del racconto; quel Gay Perry di Kilmer, di cui – sarcasticamente – parla così Lockhart:

Un investigatore privato di quelli giusti; consulenze per il cinema, per la tivù, ha appena messo su una società, un pezzo grosso e in più Gay è gay.

Michelle Monaghan in una scena de Kiss Kiss Bang Bang
Michelle Monaghan in una scena de Kiss Kiss Bang Bang

Tramite un’altra sagace digressione temporale – stavolta nel passato – il cineasta de The Predator (2018) pone le basi del conflitto scenico; proseguendo il suo percorso artistico da “feticista del Natale”, e giustificando gli elementi caratteriali del Lockhart di Downey Jr.. Così facendo, lo sceneggiatore de Scuola di mostri (1987), dispiega gli intenti filmici di chiara destrutturazione delle estetiche del cinema noir; in una rilettura contemporanea a cui Black aggiunge un pizzico di magia natalizia e un sapore di commedia d’equivoci – come il principale turning point che lancia Lockhart nel mondo narrativo straordinario: una porta qualunque in cui entrare, un provino per un film, e la mimica espressiva del futuro Tony Stark che vive d’impennate.

Kiss Kiss Bang Bang: il neo-noir natalizio di Shane Black

Attraverso un brillante raccordo di scrittura, il racconto di Kiss Kiss Bang Bang si sviluppa nel suo andamento netto e dinamicamente a-lineare; introducendo così, l’agente scenico della Harmony della Monaghan tra teorizzazioni su del presunto razzismo verso Rudolph la renna e il suo naso rosso e il mito letterario di Jonny Gossman. Nei sogni di una bimba verso la West Coast si cela però il nodo gordiano del racconto; un passato oscuro di dinamiche parentali malate, tra deduzioni, intenzioni e tapparelle abbassate – in un arrivo losangelino di cui Black costruisce background caratteriale tra romanzo giallo, Babbo Natale e pestaggi.

Robert Downey Jr. e Val Kilmer
Robert Downey Jr. e Val Kilmer in una scena di Kiss Kiss Bang Bang

Il cineasta statunitense procede così tra latenti rotture di quarta parete e brillanti elementi dialogici nel porre le basi dell’intreccio scenico; ora dispiegando i primi vagiti di dinamica relazionale tra Perry e Lockhart, ora in quella tra lo stesso Lockhart e Harmony tra sogni infranti, sbronze e il passato che torna. Tutti elementi con cui Black codifica la sua grammatica narrativa tra citazionismo, elementi di meta-cinema e meta-letteratura, e dialoghi alleniani dal ritmo vivace; un linguaggio filmico innovativo con cui dispiegare la crescita graduata del racconto che vive della sua colorita anima neo-noir con il Gay di Kilmer, e quella romance con la Harmony della Monaghan.

Cresce così la dimensione caratteriale del Lockhart di Downey Jr. – da inetto e competente – nella sua maschera goffmaniana da investigatore, tra sorprendenti (e spesso mal calibrate) svolte narrative “d’equivoci”; nel dispiego di un solido intreccio il cui sviluppo vede compenetrare le due anime in modo omogeneo. Espediente attraverso cui il cineasta americano costruisce gradualmente una sordida climax dal sapore polanskiano di Chinatown (1974); Black gioca così con le intenzioni sceniche e i topos di genere, fa crescere la componente meta, e realizza un happy ending livellatore con cui trasformare le dinamiche scenico-relazionali, e al contempo valorizzare gli intenti destrutturanti.

Un classico di Natale moderno

Nonostante Shane Black definisca i suoi film come “ambientati a Natale” piuttosto che “natalizi”; il suo è un cinema che si presta bene allo spirito delle feste decembrino. Come Arma Letale, e di riflesso il “blackiano d’adozione” Trappola di cristallo (1988) hanno ottenuto nel corso delle decadi lo status de “film natalizio”, lo stesso può dirsi per Kiss Kiss Bang Bang. L’opera di Black infatti, sfrutta al massimo l’atmosfera natalizia sullo sfondo, arricchendo di senso l’evoluzione caratteriale di Harry Lockhart da ladro di mezza tacca a investigatore qualificato; grazie anche al prodigioso lavoro di un Robert Downey Jr. intenso e strabiliante, il cui Lockhart è un autentico campionario d’emozioni umane.

In tal senso, il prezioso lavoro compiuto dall’ex Chaplin di Charlot – Chaplin (1992) è risultato essenziale – oltre che per la riuscita di Kiss Kiss Bang Bang – per la sua rinascita artistica; l’opera di Black rappresenta infatti il primo passo – assieme a Tropic Thunder (2008) e l’eclettico Kirk Lazarus che gli valse la nomination come Miglior attore non protagonista agli Oscar 2009 – della rinascita artistica e umana di Downey Jr. dopo il periodo buio tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila.

Ironicamente infatti, Jon Favreau apprezzò così tanto la sua performance, da indicarlo alla Marvel come perfetto Tony Stark per Iron Man (2008) – il ruolo iconico e simbiotico, vera grande svolta artistica nella carriera di Downey Jr.. Qualcosa di cui l’ex Harry Lockhart sarà sempre profondamente grato; e che lo spingerà, nel 2011, a spendere simili parole su Black e sui rumor che lo volevano alla regia del terzo capitolo della saga di Iron Man:

Portare Shane Black a scrivere e dirigere Iron Man 3 è fondamentalmente l’unica transizione da Favreau a qualcos’altro per cui Favreau; il pubblico, la Marvel e io, potremmo mai firmare.

La locandina di Kiss Kiss Bang Bang
La locandina di Kiss Kiss Bang Bang

Sintesi

Piena espressione del cinema "natalizio" di Shane Black, Kiss Kiss Bang Bang sfrutta al massimo l'atmosfera natalizia sullo sfondo, arricchendo di senso l'evoluzione caratteriale di Harry Lockhart da ladro di mezza tacca a investigatore qualificato - grazie anche al prodigioso lavoro di un Robert Downey Jr intenso e strabiliante, il cui Lockhart è un autentico campionario d'emozioni umane. 

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