Intrigo internazionale

Intrigo internazionale recensione del film di Alfred Hitchcock

Intrigo internazionale recensione del film di Alfred Hitchcock con Cary Grant, Eva Marie Saint, James Mason Martin Landau

Il saggio filmico Il cinema secondo Hitchcock (1966) di François Truffaut, è da considerarsi tra i libri cinefili più rilevanti di sempre. Al suo interno infatti, si racconta di una serie di conversazioni avvenute tra Truffaut e Alfred Hitchcock (Rebecca – La prima moglie, La finestra sul cortile), lungo tutta una settimana nell’agosto 1962. Dalle pagine del saggio – tra aneddoti, curiosità e riflessioni – emerge un acuto quadro di Intrigo internazionale (1959); inquadrandosi così non soltanto come una delle opere più rilevanti del cinema di Hitchcock, ma anche della filmografia mondiale.

A detta di Truffaut – che lo riteneva il suo Hitchcock preferito – gli artifici scenici di Intrigo internazionale risultavano funzionali nel delineare un perfetto quadro del modus operandi della critica cinematografica dell’epoca:

Un critico può ritenersi capace di scrivere la sceneggiatura di Ladri di biciclette (1948) ma non quella di Intrigo internazionale. Di conseguenza attribuisce ogni merito a Ladri di biciclette e nessuno a Intrigo internazionale.

Tralasciando come, per certi versi, la sferzante “critica alla critica” nell’opposizione di poetica dicotomica Ladri di biciclette/Intrigo internazionale, si possa traslare alla contemporaneità, e a certe disamine su TENET (2020) di Christopher Nolan; Truffaut, nell’insito messaggio di queste parole, pone l’accento sull’enorme talento di Hitchcock. Il cineasta britannico, infatti, era capace di delineare racconti apparentemente semplici, “d’intrattenimento”, con cui unire tradizione e innovazione narrativa, ed evoluzione tecnica.

Cary Grant e Eva Marie Saint
Cary Grant e Eva Marie Saint in una scena di Intrigo Internazionale

In tal senso quindi, Intrigo internazionale è da considerarsi come il perfetto simulacro del cinema hitchcockiano nelle tematiche tratte. Un political-thriller, tuttavia, che nei suoi toni leggeri e brillanti, risulta essere una piacevole parentesi filmica nella filmografia di Hitchcock che da Caccia al ladro (1955) a La donna che visse due volte (1958), ha visto una progressiva diminuzione della carica umoristica.

Nel cast di Intrigo internazionale figurano Cary Grant, Eva Marie Saint, James Mason Martin Landau; e ancora Jessie Royce Landis, Leo G. Carroll, Robert Ellenstein, Adam Williams e Josephine Hutchinson.

Intrigo internazionale: sinossi 

Il pubblicista Roger Thornhill (Cary Grant), a seguito di uno spiacevole equivoco, viene scambiato per George Kaplan al Plaza di New York. Caricato a forza su di un auto da Valerian (Adam Williams) e Licht (Robert Ellenstein), Thornhill si ritrova al cospetto di Leonard (Martin Landau) e Philip Vandamm (James Mason); presentatosi come Lester Townsend. L’equivoco diventa sempre più intricato, e interrogato da Townsend/Vandamm e i suoi uomini, Thornhill intima più e più volte di non essere Kaplan; ma è tutto inutile. Costretto a ubriacarsi con del whisky e spinto a guidare, gli uomini di Vandamm inscenano il perfetto omicidio/incidente.

Eva Marie Saint in una scena di Intrigo Internazionale
Eva Marie Saint in una scena di Intrigo Internazionale

Thornhill però vende cara la pelle, e riesce a scamparla, finendo però in manette per un incidente sulla super-strada. Arrestato dalla Polizia di Glen Cove, Thornhill e sua madre (Jessie Royce Landis) si mettono sulle tracce di Kaplan. Tra un omicidio e una fuga per l’America, Thornhill scoprirà d’essere finito, suo malgrado, in un autentico intrigo internazionale; un gioco di guerra fredda dove niente è come sembra, e dove anche la persona più insospettabile può essere un agente governativo in incognito.

Intrigo internazionale: James Stewart e l’evoluzione narrativa di Notorious L’amante perduta

Come dicevamo in apertura, il ritorno scenico di Cary Grant come protagonista assoluto, ha permesso ad Hitchcock di ri-abbracciare toni più leggeri e brillanti; prendendo così il timone dopo Henry Fonda ne Il ladro (1956) e James Stewart tra L’uomo che sapeva troppo (1956) e il sopracitato film con Kim Novak. In tal senso la transizione Grant-Stewart fu tutt’altro che indolore. Dopo La donna che visse due volte infatti, Stewart avrebbe voluto interpretare la parte di Roger Thornhill; complice tuttavia il flop commerciale del film precedente e l’essere avanti con gli anni, Hitchcock puntò deciso su Grant, ma seppe aspettare.

Stewart era infatti molto interessato, e Hitchcock sapeva che un secco rifiuto avrebbe incrinato il rapporto tra i due; aspettò quindi l’inizio della pre-produzione facendola coincidere con quella di Anatomia di un omicidio (1959) di Otto Preminger. Così facendo, e offrendogli il ruolo, Stewart non poté far altro che rifiutare per l’evidente conflitto di produzione; dando così inizio all’Intrigo internazionale che tutti conosciamo.

Cary Grant nella celebre scena dell'inseguimento aereo
Cary Grant nella celebre scena dell’inseguimento aereo di Intrigo internazionale

Con il suo aplomb inglese e la delicata verve comica, Grant rese il personaggio di Thornhill iconico; facendo le fortune dell’opera di Hitchcock ben oltre le aspettative previste. Intrigo internazionale è infatti l’evoluzione narrativa del precedente Notorious – L’amante perduta (1946); invertendo la tendenza del film con Ingrid Bergman, dove i topos da spy-story erano funzionali alla storia d’amore. Qui accade esattamente il contrario, la storia d’amore diventa funzionale per valorizzare la componente spy. Declinando così topos tra agenti segreti governativi; micro-film; false identità; scenari coloriti; un eroe carismatico, ironico ed elegante che si oppone ad un altrettanto elegante villain. Lo stessa Eva della Saint, è tutt’altro che il simulacro della donzella da salvare, piuttosto un agente scenico cruciale nelle dinamiche action del racconto.

Il mio nome è Thornhill, Roger Thornhill

Tutti elementi, in buona sostanza, che hanno creato una grammatica filmica dello spy-movie, incidendo sulla genesi della quasi contemporanea saga di James Bond. Su ammissione dello stesso Ian Fleming infatti, Hitchcock lo ispirò nel caratterizzare la saga filmica di 007 (1962-2020). I rimandi sono anche espliciti, tutt’altro che mere suggestioni; a partire dall’inseguimento in aereo di Intrigo internazionale, rievocato nella similare scena dell’elicottero in 007 – Dalla Russia con amore (1963) di Terence Young: il più hitchcockiano dei film di Bond.

Leggenda narra infatti che nel 1958, durante la pre-produzione di Intrigo internazionale, al Maestro offrirono per davvero la regia, di quello che poi, a conti fatti, è il secondo film della saga di Bond. Nei piani della Eon Productions 007 – dalla Russia con amore sarebbe dovuto essere il primo film della saga con Cary Grant come protagonista assieme a Grace Kelly. Non se ne fece niente, purtroppo, per via delle perplessità di Grant alla firma di un contratto multi-film – oltre che per il calo d’appeal di Hitchcock per il sopracitato flop commerciale; ma il respiro hitchcockiano nel racconto c’è e si sente. A partire proprio dall’intreccio scenico sul treno; rievocante e non poco L’altro uomo (1951) con Farley Granger. In ogni caso, proprio perché ispiratore, non si sbaglia nel definire Cary Grant come il primo James Bond nella storia del cinema, e di riflesso, Eva Marie Saint come prima Bond-girl.

George Kaplan o Roger Thornhill? Hitchcock e la commedia classica

Uno sfondo verde su cui emergono righe blu e i nomi in bianco dei protagonisti. La colonna sonora crescente; una dissolvenza; un gioco di specchi; e uno tra i camei hitchcockiani più interessanti dell’intero opus. Ancor prima di addentrarci nel racconto di Intrigo internazionale, è Saul Bass a dare la sua impronta nei titoli di testa. L’apertura di racconto permette a Hitchcock di presentare il Thornhill di Grant in modo semplice e immediato. Bastano poche sferzanti battute e qualche gag, per delineare non soltanto la caratterizzazione psicologica del suo protagonista, ma anche il background relazionale e lavorativo.

Come tutti i grandi personaggi Hitchcockiani che si rispettano, anche Thornhill ha una tipicità quasi edipica, in una dinamica relazionale con la madre che non raggiunge certamente il livello di morbosità scenica del successivo Psycho (1960), ma che permette a Hitchcock di delineare un’interessante opposizione caratteriale. Thornhill è infatti tanto brillante, furbo e temerario, quanto in soggezione dinanzi all’autorità materna; espediente con cui Hitchcock dà colore al suo personaggio, realizzando piccoli siparietti da commedia classica americana.

I titoli di testa di Intrigo Internazionale
I titoli di testa di Intrigo Internazionale

Oltre a questo, la narrazione di Intrigo internazionale si caratterizza per l’immediatezza filmica nel porre le basi e la susseguente creazione dell’intreccio scenico; generando così un turning point con cui rileggere uno dei più classici topos del cinema Hitchcockiano: lo scambio di persona. Laddove però nel sopracitato L’altro uomo avveniva tutto in forma più classica, fisica ed esplicita; in Intrigo Internazionale è un semplice gioco di testi ed intenzioni. Un campo e controcampo; una zoomata; il nome “Kaplan” anziché “Thornhill”; l’agente scenico di Cary Grant si trova catapultato nel mondo straordinario con una pistola puntata sul fianco.
Sorprende così Hitchcock, con un solidissimo intreccio da whodounit, la cui pietra narrativa affonda su di una trovata che nel modo e nella forma, rievoca più il ritmo e le atmosfere della commedia d’equivoci hawksiana che non di un thriller hitchcockiano – e in questo Grant era un maestro assoluto d’ironia.

“Un rapimento di tanto in tanto può far piacere, ma non stasera”

Se la trovata con cui dispiegare l’intreccio scenico è caratteristicamente atipica, lo sviluppo del racconto è perfettamente hitchcockiano. Tra bicchieri di whiskey un po’ troppo colmi; e un lavoro di montaggio con cui giocare con le intenzioni sceniche, l’ingresso in scena del Townsend di Mason e del Leonard di Landau, diventa funzionale per il regista britannico. La costruzione a posteriori del background scenico dell’alter-ego “forzato” di Thornhill, permette a Hitchcock di diradare una nebbia narrativa che s’infittisce sempre di più con l’alzarsi della posta in gioco. È brillante Hitchcock nel de-costruire la dimensione scenica di Thornhill e al contempo costruire quella di Kaplan.

Per mezzo della crescita della dinamica relazionale madre-figlio che sfocia in quel risolutivo “ma non vorrete mica uccidere mio figlio?” ed elementi con cui dare carne e viscere all’alter-ego; Hitchcock genera un rapporto entropico di causa-effetto e predestinazione dal ritmo vivace. Un processo che che opera dal suo itinerario, al creargli degli abiti su misura, sino all’evento traumatico in chiusura di primo atto.

Cary Grant e Eve Marie Saint
Cary Grant e Eve Marie Saint in una scena di Intrigo Internazionale

In una mole narrativa in cui lo spettatore non ha alcun punto di riferimento se non la progressiva personificazione di Kaplan, Hitchcock introduce nel racconto un’esplicativa componente narrativa. Così facendo, il regista britannico permette allo spettatore di astrarsi dal racconto, diventando onnisciente; diradando la sopracitata nebbia narrativa, seppur solo a livello intenzionale e non scenico. Noi sappiamo così la ratio narrativa alla base della genesi di George Kaplan; ma Roger Thornhill no. Determinando non solo una valorizzazione della componente empatica di Intrigo internazionale, ma anche – di riflesso – dell’arco di trasformazione del Thornhill di Grant.

Il dispiego dell’intreccio scenico del racconto, permette a Hitchcock di introdurre nuove dinamiche relazionali, a partire dall’ingresso in scena della Eva della quasi omonima Saint, con cui alzare l’asticella della tensione drammatica, tra sensualità senza tempo; particolari di mani sul collo; e un triplo gioco degno della saga di Bond.

Il cinema secondo Hitchcock: la carica rivoluzionaria di Intrigo internazionale

Già a partire dal concept alla base del racconto, Intrigo internazionale è piena espressione di un’innovazione filmica senza precedenti; a partire dalla rilettura di topoi del cinema di genere, sino al porsi come una incisiva atipicità, modernità ante-litteram nell’opus hitchcockiano. Il cineasta britannico gioca con l’audience; seduce; incuriosisce e tiene con il fiato sospeso attraverso un linguaggio filmico brillante e pionieristico per il cinema dell’epoca.

La climax in chiusura di racconto e la sequenza-madre che l’ha consegnato alla storia del cinema, si permeano infatti, di sequenze di puro avvenirismo; uno spettacolare duello sul (vero) Monte Rushmore in notturna; e chiaramente il celebre “aereo in picchiata” – qualcosa di assolutamente impensabile per le estetiche cinematografiche dell’epoca.

La rivoluzionaria esplosione de Intrigo internazionale
La rivoluzionaria esplosione de Intrigo internazionale

Un campo lungo e un pullman che arriva in lontananza, in una campagna isolata. La sequenza-madre di Intrigo internazionale è in tal senso un gioco d’attese e intenzioni; di auto che sfrecciano; ed altre che sbucano dal nulla; di sguardi e avvicinamenti in soggettiva e aspettative mal riposte. L’aereo cambia così direzione; dirigendosi più volte in picchiata; sino alla più celebre di tutte. Il Thornhill di Grant in campo medio che corre verso la cinepresa, scampando per un soffio da morte certa; e infine, dopo mille peripezie; una cisterna di benzina che esplode per la collisione con l’aereo. Hitchcock costruisce così un’accurata suspense scenica partendo dalla destrutturazione di una tipicità di genere. All’abituale ambiente chiuso, Hitchcock oppone uno spazio aperto e deserto, caricandolo di tensione drammatica con cui scatenare inconsce paure agorafobe.

La codifica filmica del topos dell’eroe che cammina con l’esplosione alle spalle quindi, la dobbiamo ad Hitchcock; dando così vita ai primi vagiti di spettacolarità del cinema americano. Che sia il duello sul Monte Rushmore; o i primi vagiti dell’action movie; come tutti i Grandi infatti, Hitchcock sperimentava e osava; ragionava in tal senso, avanti di venti/trent’anni rispetto alla sua epoca di riferimento. Finendo con l’essere spesso mal-interpretato ed etichettato dai critici dell’epoca come artificioso intrattenimento; in realtà è tra quelli che più ha inciso in termini d’innovazione tecnica oltre che narrativa.

Innovatore, precursore e provocatore: un’opera intramontabile

Proviamo per un attimo ad immaginare l’impatto avuto da un’opera come Intrigo internazionale per l’audience dell’epoca. Un’opera come il film di Hitchcock, riuscì a innovare – e non poco – il linguaggio filmico di riferimento; specie considerando opere come Sentieri selvaggi (1956), Il ponte sul Fiume Kwai (1957) e La fortezza nascosta (1958), i capisaldi della spettacolarità dell’epoca. Grazie anche a una grande cura registica, di dettagli degli arti per focalizzare l’attenzione dello spettatore; o anche di campi lunghi con cui opporre l’elemento scenografico maestoso alla dimensione individuale.

Passati i sessanta e invecchiato un pochino, specie nelle dinamiche erotiche tra Grant e Saint; Intrigo internazionale stupisce ancora per la brillantezza, la provocazione, e quel finale reso possibile da un delicato lavoro montaggio e raccordo narrativo che lo stesso Hitchcock definì: “il finale più impertinente che abbia mai girato.” E in effetti un po’ tutto Intrigo internazionale lo è. Si pone come evoluzione narrativa – e opposta –  di Notorious; getta le basi dello spy-movie; contribuisce a dar vita all’iconico Bond; e chiude con un atto sessuale totalmente sviato dalla censura; più impertinente di così?

Sintesi

Ispirazione principale per la saga di 007 e dello spy-movie. Evoluzione narrativa di Notorious - L'amante perduta (1946), codificatore del topos dell'"eroe che lascia alle spalle un'esplosione" e provocatorio oltre ogni misura - piena espressione del genio vivace di Alfred Hitchcock.

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