Il Testamento di Ann Lee

Il Testamento di Ann Lee recensione film di Mona Fastvold con Amanda Seyfried

Il Testamento di Ann Lee recensione film di Mona Fastvold con Amanda Seyfried Thomasin Mckenzie 

di Bianca Tordera

Il Testamento di Ann Lee di Mona Fastvold (Credits; Searchlight Pictures)
Il Testamento di Ann Lee di Mona Fastvold (Credits; Searchlight Pictures)

Manchester, metà Settecento. Corpi che si muovono in una danza ossessiva, fatta di ritornelli alienanti e movimenti vigorosi. Così si apre il nuovo film musicale Il testamento di Ann Lee diretto e scritto da Mona Fastvold con la collaborazione dello sceneggiatore (e regista) Brady Corbet, reduce dal grande successo per The Brutalist (2024).

Più che un musical nel senso tradizionale del termine, il film sembra optare per l’integrazione dell’elemento musicale nella realtà diegetica in maniera naturale e coerente, come forma espressiva degli inni religiosi che identificano la setta oggetto della narrazione.

Ann Lee (Amanda Seyfried), giovane donna cresciuta con virtù e valori religiosi, dedicando fin da bambina la propria vita al lavoro e a Dio, dopo quattro gravidanze interrotte, trova uno scopo nell’unione alla setta quacchera degli “Shakers”, nella quale riesce a imporsi come leader spirituale. La donna disprezza gli impulsi carnali propri della natura umana, sostenendo che essi rappresentino un profondo e pericoloso ostacolo che allontana l’uomo da Dio, associando il peccato sessuale alla causa che l’ha condotta alla rovina.

Ann converte quindi la sofferenza e il dolore in evangelizzazione, portata avanti con forza e vigore, accendendo inimicizie e sospetti tanto tra profani, quanto tra credenti. Ed è così che riesce finalmente a diventare Madre, non di figli avuti naturalmente, ma di una comunità che si accresce progressivamente e che vede in lei l’incarnazione di Cristo, tra visioni del divino e miracoli compiuti dalla donna.

I momenti di preghiera vengono messi in scena tramite un ampio uso di versi cantati che si ripetono in maniera assillante, con una loro personale musicalità, accompagnati da composizioni coreografiche corali che richiamano l’iconografia cristologica. Immagini che sembrano quadri in movimento.

Ciascun corpo segue un ritmo differente, poiché, tramite i movimenti di questa danza, ogni membro della comunità sembra voler liberare il proprio corpo dal peccato, gettandolo fuori con forza, utilizzando la voce o la gestualità, scuotendosi (spiegato il nome, “Shakers”) nel tentativo di purificarsi. Ecco, dunque, come l’elemento musicale risulti parte integrante delle modalità con cui la comunità degli “Shakers” esprime la propria fede e devozione, uno spirito collettivo che travolge lo spettatore, rendendolo parte di un tutto che si muove, balla e respira in maniera organica.

La potenza visiva delle coreografie e della gestualità energica è innegabile. Il compositore (e premio Oscar) Daniel Blumberg ha realizzato la colonna sonora ispirandosi agli inni tradizionali di questo gruppo religioso, optando per suoni insoliti, ipnotici e ammalianti.

Il Testamento di Ann Lee ripercorre le varie tappe della vita di Ann, rievocate dalla voce narrante della sua più fedele devota, Mary (Thomasin McKenzie), che racconta il suo percorso da bambina a guida spirituale. Un predicatore donna, sposata con Dio, che rifiuta i piaceri della carne, arrivando a contrapporsi persino ai principi della Chiesa stessa.

La prima parte del film risulta più dinamica e coinvolgente, soprattutto per i momenti musicali disseminati in maniera più frequente; nella seconda parte, la missione di Ann e della sua comunità diventa quella di diffondere la loro fede nel New England americano, predicando nel nuovo mondo, guidati da visioni e manifestazioni divine. In questa seconda parte, i momenti musicali lasciano spazio a un ritmo più cupo e lento, poiché le vicende della comunità si intrecciano con le dinamiche di guerra e persecuzione religiosa del territorio in cui Ann ha deciso di diffondere il (suo) Vangelo.

Quella che emerge è un’evidente cura del lato estetico e tecnico, con una carenza, però, nell’aspetto narrativo e contenutistico del film: l’introspezione psicologica dei vari personaggi risulta piuttosto abbozzata, anche in relazione alla figura della stessa Ann, personaggio che avrebbe potuto avere grandi potenzialità di rappresentazione, dato il suo ruolo di donna a capo di una setta, che risulta invece piuttosto priva di carisma e di quelle doti che spingono un gruppo di persone a fidarsi ciecamente di un leader separandosi completamente dal mondo esterno.

Dunque, per quanto visivamente impattante, il film risulta una concatenazione di eventi privi di una chiave di lettura forte e definita, come se gli stessi autori volessero prendere le distanze da personaggi e vicende, preferendo concentrarsi sul puro fervore religioso del gruppo, piuttosto che sulle cause profonde che spingono gli individui a metterlo in pratica.

Le frequenti espressioni come “Dio deve essere sia maschio sia femmina”, che potrebbero aprire riflessioni protofemministe interessanti, risultano solo accennate, ma mai approfondite con attenzione. Manca dunque un punto di vista e un taglio narrativo deciso.

Il risultato è quello di far apparire il film come un prodotto creato e confezionato appositamente per competere ai festival, che non aggiunge nessun elemento di novità dal punto di vista narrativo, volto unicamente a sperimentare in termini tecnici, di composizione dell’immagine e di messa in scena degli spazi.

Il fanatismo della corrente religiosa degli “Shakers” sembra quindi traslarsi in un altrettanto fanatico approccio cinefilo a tutti i costi che regna per tutto il film.

La ricerca di un’apparenza cinefila sembra prevalere sulla sostanza e sull’essenza del prodotto, come se l’obiettivo principale sia diventato propagandare a tutti i costi un cinema fuori dalle convezioni, art house, nel tentativo di proporre un prodotto sperimentale che sia, per questo motivo, percepito come più nobile rispetto ad altri.

Il Testamento di Ann Lee di Mona Fastvold (Credits; Searchlight Pictures)
Il Testamento di Ann Lee di Mona Fastvold (Credits; Searchlight Pictures)

Sintesi

Quando il fervore religioso diventa film musicale: Il testamento di Ann Lee narra le vicende della guida spirituale della setta degli “Shakers”, tra estasi e tormento, con un notevole impatto visivo e sonoro a discapito, però, della sostanza e del contenuto.

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