Il quieto vivere recensione film di Gianluca Matarrese con Immacolata Capalbo e Maria Luisa Magno.
di Alessio Camperlingo

L’infelicità di una famiglia del sud ritratta da Gianluca Matarrese. Una faida di cui non si conosce l’inizio, tra due cognate costrette a vivere nella stessa palazzina. Ogni famiglia è infelice a modo suo, ma sembra che qualcuno sia sempre più infelice di altri.
Luisa Magno è una donna di cinquant’anni che è in guerra con il mondo da sempre, divide le sue giornate tra lavori precari e le liti con sua cognata Imma, per cui sembra avere una vera e propria ossessione. Tra sfide, denunce e insulti, a fare da intermediario alle due cognate saranno il resto dei familiari, tra cui tre anziane zie che cercano in tutti i modi di riportare la pace in famiglia.
Con Il quieto vivere, Gianluca Matarrese affonda la sua regia in una realtà condivisibile da molti. Ispiratosi a una storia vera ambientata in un borgo calabrese, dove le faide familiare trovano radici profonde nel quotidiano. Il film mette in scena in maniera semplice il rancore covato, affrontando il dramma di una famiglia quasi come un documentario. Tra finzione e realtà, il regista dichiara di aver voluto ritrarre ogni lite come una performance e ogni pranzo di famiglia un vero e proprio tribunale con tanto di giudici.
Ci sono dei momenti dove il dramma diventa commedia e la commedia si trasforma in dramma. In qualche modo il film esplora quella che si può definire l’anticamera di un crimine. Matarrese lo definisce come “quel momento sospeso in cui la tragedia del reale può ancora essere evitata” e in qualche modo grazie al cinema la tragedia non esisterà mai, ma ci sarà solamente il ritratto dell’ironia e della crudeltà.
Sicuramente è un film che vale la pena vedere per via della sua originalità e per la sua capacità di ritrarre la realtà di un piccolo paesino coinvolto in faide familiari e dispetti d’onore.
L’unica pecca è che a volte la ricerca della realtà non sempre può portare a un’esecuzione magistrale. È lapalissiano quanto sia stata pensata la scelta di attori non professionisti per cercare, in qualche modo, di dare veridicità ai dialoghi. Ma l’effetto riscosso è l’opposto, risulta essere tutto macchinoso, innaturale e in alcuni momenti palesemente recitato. Quindi molte scene perdono di forza e ne evidenziano l’amatorialità.


