Il postino

Il postino recensione del film di e con Massimo Troisi [Disney+]

Il postino recensione del film di Michael Radford e co-diretto e interpretato da Massimo Troisi con Philippe Noiret e Maria Grazia Cucinotta

Come spesso accade, i grandi talenti comici sono anche degli splendidi interpreti drammatici. Senza scomodare Charlie Chaplin, Buster Keaton, Totò e Jerry Lewis, ma pensiamo per un attimo al contemporaneo Jim Carrey. Il successo comico con Scemo e più scemo (1994), The Mask (1994) e il dittico su Ace Ventura (1994-1995), e la consacrazione drammatica tra The Truman Show (1998) e Man on the Moon (1999); o ancora Steve Carell passato da 40 anni vergine (2005) a The Office (2005-2013), a solidi ruoli drammatici tra Foxcatcher – Una storia americana (2014), Last Flag Flying (2017) – nonché fattore decisivo nell’evoluzione drammatica del cinema di Adam McKay tra La grande scommessa (2015) e Vice – L’uomo nell’ombra (2017). È in questo sentiero che s’inserisce la filmografia del compianto Massimo Troisi, che da Ricomincio da tre (1981) a Il postino (1994) s’è saputo evolvere da malinconico interprete comico, a delicato interprete drammatico.

Una lavorazione, quella de Il postino, tumultuosa per via dei problemi cardiaci che affliggevano l’attore campano. Scelto Michael Radford per la regia, nel settembre 1993 infatti, Troisi dovette rimandare l’inizio delle riprese; questo per via di intervento di sostituzione della valvola artificiale nel suo cuore. L’intervento andò nel peggiore dei modi, la nuova valvola impiantatagli, gli procurò un infarto.

Massimo Troisi in una scena de Il Postino
Massimo Troisi in una scena de Il postino

Per Troisi era assolutamente necessario un trapianto di cuore; ma l’attore de Non ci resta che piangere (1984), scelse di rimandare l’operazione a data da destinarsi. Decisione difficile, per la valenza del progetto, ma che non aiutarono il già provato corpo di Troisi; il giorno dopo l’ultimo ciak infatti, il grande comico napoletano venne colpito dall’ennesimo episodio cardiaco, il 4 giugno 1994.

Tratto dal romanzo Ardiente Paciencia/Il postino di Neruda (1986) di Antonio Skàrmeta, le differenze tra opera originale e derivata, sono nette; a partire dalla risoluzione del conflitto scenico. Nell’opera dello scrittore cileno infatti, il protagonista Mario Jiménez, assiste Pablo Neruda sin in punto di morte, il 23 settembre 1973; ne Il postino di Radford e Troisi invece, si optò per un finale poetico – con cui invertire la polarità della dinamica letteraria Jiménez/Neruda, in modo convincente e incisivo.

Il postino: sinossi

Estate 1952, Mario Ruoppolo (Massimo Troisi), un disoccupato figlio di pescatori, vive nell’isola di Salina; dimora dell’esilio del grande poeta cileno Pablo Neruda (Philippe Noiret). Mario è poco propenso all’attività familiare, non riesce a innamorarsi del mare, si raffredda subito e gli viene perfino il mal di mare.

In occasione dell’arrivo annunciato di Neruda – e della morte del precedente postino – Mario si propone come nuovo postino di Salino; anche perché unico abitante del paese capace di leggere e scrivere. Il compito di cui lo incarica Giorgio Serafini (Renato Scarpa), è uno e uno solo: consegnare la posta al “poeta del popolo (e delle donne)”.

Maria Grazia Cucinotta
Maria Grazia Cucinotta in una scena de Il postino

Mario inizia così il suo lavoro, iniziando con il Poeta una profonda e virtuosa amicizia; con cui il portalettere imparerà a conoscere la propria condizione sociale d’uomo, e il suo lato artistico. Mario, spinto dalla curiosità e sotto la guida di Neruda, scoprirà la sua inflessione poetica; dedicando così a Beatrice (Maria Grazia Cucinotta), la nipote della locandiera donna Rosa (Linda Moretti), versi d’amore del Poeta – a cui ha chiesto aiuto per corteggiare.

Il postino: una narrazione cucita addosso al corpo di Massimo Troisi 

Ombre e delle mani che tengono una cartolina sbiadita di tempi lontani. La colonna sonora di Luis Bacalov in crescendo, l’alba fuori e una fioca luce accesa che illumina tenuemente una stanza spoglia; i pescatori che tornano finalmente a casa con il pescato. Si apre così il racconto de Il postino, con cui Radford ci introduce nel quadro familiare del Mario di Troisi. Caratterizzandosi, sin dall’apertura di racconto, di una malinconica comicità resa dal corpo asciutto e dal viso smunto di Troisi; a cui però non manca la sua abituale verve comico-brillante – seppur stanca e sofferta. Il Mario di Troisi delineato di una dimensione caratteriale con cui far emergere un mini-conflitto scenico-familiare; nell’incapacità “d’appassionarsi” al mare, nonché nell’essere l’unico abitante del paese alfabetizzato.

Massimo Troisi in una scena de Il postino
Massimo Troisi in una scena de Il postino

Un personaggio semplice, umile, che ad una vita “di mare”, preferisce i saldi piedi per terra. Nel dispiego del racconto, in un ritmo sostenuto ma dal respiro scenico drammatico e delicato, emerge il turning point alla base del racconto de Il postino; determinandone l’acceso nel narrativo mondo straordinario. Il lavoro come postino infatti, permette a Radford e Troisi, di porre i germogli di quello che è poi il cuore del racconto: la dinamica relazionale tra il Mario di Troisi, e il Neruda di Noiret.

Così facendo, Radford e Troisi valorizzano il caratteristico contesto scenico, per mezzo di panoramiche e campi lunghi; facendoci immergere in una meticolosa ricostruzione storica. Un ambiente scenico che vive di paesaggi esotici e folkloristici abitanti; con cui allargare le maglie relazionali del racconto.

“Il poeta è un’anima umile e generosa”

L’ingresso in scena del Neruda di Noiret, permette a Radford e Troisi di delineare una caratterizzazione dell’agente scenico a tutto tondo. Un deuteragonista connotato sia della sua dimensione politica, che romantica. Tra i cinegiornali e le dicerie del paese, il Neruda di Noiret viene caratterizzato ora come “poeta delle donne”, ora come “poeta del popolo”; ma la cui accezione romantica, prende decisamente il sopravvento, risultando funzionale e decisiva nell’economia del racconto.

Si dispiega così la dinamica relazionale tra Mario e Neruda, in un incidere dosato e calcolato; che agisce per gradi – ora una semplice mancia, ora un piccolo accenno, una dedica. Un andamento armonioso con cui Radford e Troisi raccontano di semplici gesti, di poeti in cerca d’ispirazione con una cipolla in mano; di similitudini e metafore e di dietrologia sulla morfologia di una firma. Così facendo, Radford e Troisi traslano i contenuti degli sferzanti e delicati scambi dialogici tra Mario e Neruda; il raccontare di metafore sul “cielo che piange” diventa un’importante opportunità narrativa con cui riflettere sulla complessità della natura umana.

Massimo Troisi e Philippe Noiret
Massimo Troisi e Philippe Noiret in una scena de Il postino

Permeatosi del tutto della sopracitata dinamica, il secondo atto de Il postino si caratterizza – nelle prime fasi – di una polarità similare a quella tra un educatore e un allievo; spinto così dalla voglia di comunicare di Neruda, e del bisogno di conoscenza di Mario. Il Neruda di Noiret, ad esempio, permette a Radford e Troisi di trattare della giusta predisposizione d’animo verso la poesia:

Io non so dire quello che hai letto con parole diverse da quelle che ho usato. Quando la spieghi, la poesia diventa banale. Meglio delle spiegazioni, è l’esperienza diretta delle emozioni che può spiegare la poesia ad un animo disposto a comprenderla.

Con il crescere della dinamica relazionale, e della fiducia tra Mario e Neruda, gli elementi dialogici crescono d’intensità; incidendo, di riflesso, sugli archi di trasformazione dei protagonisti. A partire dal Neruda di Noiret che si apre al mondo e dal suo dorato esilio; ma soprattutto nella dimensione caratteriale del Mario di Troisi. Ora evolvendosi da “semplice” portalettere a poeta – nelle intenzioni, ora risvegliando la sua coscienza sociale. Così facendo Il postino alza considerevolmente la posta in gioco del suo racconto toccando in modo sensibile, impensabili corde dell’animo umano.

“Cioè il mondo intero, è la metafora di qualcosa?”

In una delle sequenze chiave del racconto de Il postino, Neruda e Mario s’incontrano sulla spiaggia. Una semplice disamina sull’arrivo mensile della nave-cisterna, diventa l’opportunità narrativa per valorizzare la componente poetica de Il postino; configurandola così, nell’Ode al mare – di cui riportiamo un estratto:

Aqui en la isla  – qui nell’isola
el mar – il mare
y cuànto mar – in quanto mare
se sale de sì mismo, – esce da sé stesso
a cada rato – in ogni momento

dice que si, que no – dice di si, di no,
que no, que no, que no, – di no, di no, di no,
dice que si, en azul – dice di si nell’azzurro
en espuma, en galope – nella spuma, nel galoppo,
dice que no, que no. – dice di no, di no.

No puede estarse, quieto – Non può stare tranquillo,
me llamo mar, repite – mi chiamo mare, ripete
pegando en una piedra – battendo su una pietra
sin lograr convencerla, – senza ottenere di convincerla.

La sequenza risulta di grande rilevanza nel’economia del racconto; con l’Ode al mare infatti, il Mario di Troisi, abbraccia la sua connotazione artistica. Determinando così un’acuta analisi poetica; tra versi “che andavano di qua e di là […] mi sentivo come una barca sbattuta da tutte queste parola.”  Espediente con cui Radford e Troisi costruiscono un racconto poetico nelle sue componenti, d’immagini vive e vibranti; come fosse una poesia. Il postino diventa quindi la metafora della sua stessa narrazione; in un processo meta-linguistico con cui raccontare della poesia come salvifica – musica per l’anima.

Massimo Troisi e Philippe Noiret in una scena de Il postino
Massimo Troisi e Philippe Noiret in una scena de Il postino

Tale componente, permette di arricchire la dinamica tra Neruda e Mario; l’amore verso la Beatrice della Cucinotta, permette infatti d’alzare la posta in gioco nella polarità relazionale tra il poeta e il postino. Così facendo, se il Mario di Troisi si evolve abbracciando la propria dimensione poetica e i suoi sentimenti; per il Neruda di Noiret invece, Radford e Troisi operano una progressiva destrutturazione della dimensione mitica – rendendolo così umano, nostalgico e vicino ai “semplici”. La componente poetica agisce così come fattore attivo; determinando ora lo sviluppo degli archi di trasformazione, ora dell’andamento del racconto.

Arrivando perfino a incidere sullo sviluppo della dinamica relazionale collaterale; quella tra Beatrice e Mario. In un corteggiamento d’altri tempi, tra atti fisici e versi d’amore; con cui Radford e Troisi cedono ancora una volta il passo alle parole dell’Autore. Stavolta l’oggetto poetico è un estratto de Il tuo sorriso:

“Toglimi il pane se vuoi, 
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso. 

Non togliermi la rosa, 
la lancia che sgrani, 
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia, 
la repentina onda
d’argento che ti nasce.”

Un racconto dallo sviluppo lineare di una solida e gentile narrazione quello de Il postino; raccontando di un’amicizia speciale, del coronamento di un’amore – e della sua assenza. La climax si concretizza così in un gioco d’immagini. Nella nostalgia nel vederlo ballare ancora una volta, in un addio senza una parola, nella dimenticanza; destrutturando l’uomo Neruda al fine di renderlo nuovamente Autore.

Così facendo Radford e Troisi preparano il saluto in attesa del ritorno, nel suono del mare, del vento, delle reti dei pescatori; del silenzio della notte, delle campane e di un cuore che batte. Nella compiutezza di una vita che finisce, come nel passaggio dal colore al bianco e nero, e va in dissolvenza.

Il saluto al cinema di Massimo Troisi

Nella ricerca di una consacrazione Oltreoceano, Troisi declina un racconto delicato e suggestivo; un coming on age atipico nella sua forma, ma capace di trattare d’amore, poesie e coscienza sociale, per mezzo di potenti immagini filmiche. E, seppur in forma postuma, il grande comico campano riesce nei suoi intenti. Il postino attirò infatti l’attenzione di tutto il mondo, superando gli incassi de Nuovo Cinema Paradiso (1988) di Giuseppe Tornatore; e in particolare del jet set, tra cui Sean Connery che lo definì “il più bel film che abbia mai visto“.

Il tutto ebbe eco anche in ottica hollywoodiana. L’opera di Radford e Troisi ottenne infatti, 5 nomination agli Oscar 1996 tra cui Miglior film e Miglior attore protagonista; vincendone uno per la Miglior colonna sonora di Luis Bacalov. Siamo nel 1994, Troisi lascia il mondo terreno, e con la sua recitazione poliedrica, si consacra come uno dei più grandi talenti della sua generazione – e (forse) di tutti i tempi.

Sintesi

Laddove tutto il mondo è la metafora di qualcosa, Il Postino (1994) è, a suo modo, una metafora della sua stessa narrazione; un'opera delicata, che parla di poesia, coscienza sociale ed amore per immagini filmiche - con cui consacrare la stella del suo magnifico interprete. Quel Massimo Troisi che da Ricomincio da tre evolve sempre più la propria dimensione attoriale - realizzando, con Il Postino, una delle più grandi opere filmiche di tutti i tempi.

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