Il mago del Cremlino

Il mago del Cremlino recensione film di Olivier Assayas con Paul Dano e Jude Law [Venezia 82]

Il mago del Cremlino recensione film di Olivier Assayas con Paul Dano, Alicia Vikander, Tom Sturridge, Will Keen, Jeffrey Wright e Jude Law

Un artista può anche soltanto illudersi di poter incidere concretamente sulla realtà? Rispondere a tale domanda occuperebbe ben più di una manciata di righe, soprattutto considerando la sostanziale impossibilità di giungere ad una risposta definitiva. Nonostante ciò, ogni artista che abbia tale velleità (quella di modificare qualcosa del proprio contesto o del proprio tempo), deve necessariamente abbozzare una sottospecie di risposta, così da agire di conseguenza.

Nel caso di Vadim Baranov – protagonista de Il mago del Cremlino ispirato all’ex consigliere di Putin Vladislav Surkov – la risposta è molto più definita e perentoria di quanto ci si potrebbe aspettare: no… Baranov, infatti, crede che facendo cultura (nel senso più stretto del termine, dunque attraverso il teatro, la letteratura ecc…) incidere sulla realtà divenga un’impresa talmente complessa da dover ripiegare su altri mezzi di propaganda. Il personaggio interpretato da Paul Dano, dunque, per apporre una profonda impronta sulla storia della propria nazione, passa dal teatro d’avanguardia alla televisione, per poi approdare alla politica.

Il mago del Cremlino recensione film di Olivier Assayas
Il mago del Cremlino di Olivier Assayas con Paul Dano, Alicia Vikander e Jude Law (Credits: Carole Bethuel)

Putin e l’arte della comunicazione: Dano e Law salgono in cattedra

Tratto dal romanzo di Giuliano da Empoli, Il mago del Cremlino non è semplicemente la didascalica rappresentazione in forma audiovisiva del malsano percorso che ha portato Vladimir Vladimirovič Putin al potere, ma, piuttosto, il regista Olivier Assayas punta a restituire allo spettatore la minuziosa arte della comunicazione messa in atto dal consigliere dell’ex KGB.

Difatti, se da una parte una piece teatrale difficilmente può cambiare il mondo nel breve termine, dall’altra saperne scrivere e dirigere una porta inevitabilmente a poter maneggiare con cura una serie di dinamiche comunicative dal potenziale sostanzialmente indefinito. Persino nell’antica Roma, infatti, senatori e avvocati prestavano particolare attenzione all’arte della recitazione, studiandone regole e caratteristiche per ottenere il più possibile dai propri interlocutori (basti pensare al De oratore di Cicerone, dove vi sono diversi riferimenti a ritmi, dizione, pathos e tanto altro).

In questo caso Putin specifica con chiarezza la sua estraneità a tali attenzioni – “non sono un attore” recita Jude Law nei panni del presidente russo -, il che carica di ulteriore responsabilità il lavoro svolto da Vadim per quanto concerne la certosina costruzione di una narrazione distorta che possa assicurare un risultato sia nei termini di un riscontro prettamente elettorale che, più in generale, sul piano geopolitico. Attraverso una serafica quiete, infatti, il personaggio di Paul Dano attiva una serie di meccanismi in grado di moltiplicare esponenzialmente il potere dell’ex agente segreto nato a San Pietroburgo.

Il film è un’affascinante ricostruzione del percorso (sia esistenziale che professionale) di Vadim e dell’ascesa al potere di Putin, impreziosito da ritmi serrati (tutt’altro che scontati in quello che è di fatto un affresco storico-politico del panorama politico russo) utili a rendere inaspettatamente accessibili i 156 minuti necessari a consumare il lungometraggio.

Paul Dano
Paul Dano nel film di Olivier Assayas presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 (Credits: Carole Bethuel)

La letteratura di Carrère prende il sopravvento sul cinema di Assayas

A disinnescare parte del nostro entusiasmo, tuttavia, interviene l’elemento più squisitamente visivo dell’opera, che risulta piuttosto scolastico e privo di immagini o sequenze in grado di parlare senza l’ausilio dei dialoghi.

Sostanzialmente ogni caratteristica contenutistica del film è infatti sciorinata dai generosissimi dialoghi scritti dal regista e da Emmanuel Carrère, il che, con l’aggiunta della voce narrante del protagonista a scandire alcuni passaggi, rende il tutto piuttosto didascalico.

Sarebbero bastate una manciata di inquadrature capaci di sfruttare il rinomato potenziale visivo della settima arte per elevare ulteriormente gli esiti dell’ultima fatica di Assayas, il quale, invece, sceglie di firmare un’opera sobria e quadrata, priva di picchi formali degni di nota.

Sintesi

Olivier Assayas dirige un’affascinante ricostruzione del percorso sia esistenziale che professionale di Vadim Baranov e dell’ascesa al potere di Vladimir Putin, impreziosito da ritmi serrati in una pellicola tuttavia piuttosto didascalica e priva di picchi formali, in parte disinnescata dai generosissimi dialoghi scritti dal regista con Emmanuel Carrère.

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