Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Il dottor Stranamore recensione

Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba recensione del film di Stanley Kubrick con Peter Sellers, George C. Scott e Sterling Hayden

Oltre che da una perfezione registica maniacale, il cinema di Stanley Kubrick (Eyes Wide Shut, Shining, Lolita) s’è da sempre distinto per il suo eclettismo. Il cineasta newyorchese è stato infatti capace d’affrontare il noir, il peplum, l’horror, il sci-fi e il bellico con una naturalezza esemplare. Non fa eccezione Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964) una black comedy connotata di un tono tra il surreale e il grottesco, con cui Kubrick affronta “l’attualità” della Guerra Fredda.

La cornice “di genere” di ogni sua opera risulta funzionale per trattare di una riflessione comune nell’opus Kubrickiano: l’ode alla ragione e il rapporto degli uomini con essa. Che sia un padre di famiglia che perde il senno in una baita come in Shining (1980), nella presa di coscienza delle macchine come in 2001: Odissea nello spazio (1968); o ancora nel perdere la ragione per un desiderio sessuale morboso come in Lolita (1962); Kubrick caratterizza lo sviluppo scenico del racconto delle implicazioni morali e filosofiche scaturenti da una simile dinamica relazionale.

Sterling Hayden in una scena de Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba
Sterling Hayden in una scena de Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Tale dinamica (e i suoi effetti scenici) è riscontrabile anche nel racconto de Il dottor Stranamore. In un’escalation generata proprio dalla perdita di senno del Generale Jack D. Ripper con cui Kubrick va a configurare un sagace – e narrativamente profetico – gioco di parole cacofonicamente anglofono con Jack-the-ripper/Lo Squartatore.

Per un cast d’eccezione in cui figurano un poliedrico Peter Sellers (Hollywood Party, Uno sparo nel buio), George C. Scott (Anatomia di un omicidio, Patton), Sterling Hayden (Rapina a mano armata, Johnny Guitar, Il Padrino), James Earl Jones (Star Wars, Il Re Leone), Slim Pickens, Peter Bull, Robert O’Neil e Tracy Reed.

Il dottor Stranamore: sinossi

Nella base aerea statunitense di Burpelson, il Generale Jack D.Ripper (Sterling Hayden) trasmette ai suoi 34 bombardieri B-52 l’esecutivo piano R; un piano di reazione nucleare ad un attacco nemico con lo scopo di scatenare una guerra nucleare verso l’Unione Sovietica. Gli equipaggi dei bombardieri ricevono gli ordini nella perplessità generale, in particolare quello di T.J. “King” Kong (Slim Pickens) che si dirige prepotentemente verso l’obiettivo senza pensare alle conseguenze.

Il dottor Stranamore recensione
Una scena de Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

La notizia si diffonde rapidamente, giungendo sino al Pentagon. Qui, il Presidente Merkin Muffley (Peter Sellers) indice una riunione d’emergenza nella sala Centro Operativo assieme ad altri membri dello Stato Maggiore; tra questi gigurano il Dottor Stranamore (Peter Sellers), l’ambasciatore sovietico Alexei De Sadesky (Peter Bull); e il Generale Turgidson (George C. Scott).

In una corsa contro il tempo, mentre il Centro Operativo cercherà di salvare il mondo dall’apocalisse nucleare; il Colonnello Lionel Mandrake (Peter Sellers) proverà a far ragionare un totalmente dissennato Generale Ripper, in preda a deliri di onnipotenza.

Il dottor Stranamore: la sessualità come motore bellico

Sullo sfondo dell’America traumatizzata dalla Crisi missilistica di Cuba, e dalla morte di JFK, Kubrick realizza un racconto – liberamente tratto da Red Alert (1958) di Peter George – fortemente dissacrante, con cui esorcizzare il potenziale scoppio della Guerra Fredda.

E Kubrick lo fa a partire dai suoi agenti scenici, ora nel sopracitato gioco di parole sul Generale psicopatico di Hayden che – di fatto – squarta il mondo a metà in un delirio di onnipotenza; ora nel Presidente Muffley di Sellers la cui morfologia fisica non può non rievocare quella di un Lyndon Johnson fortemente depotenziato caratterialmente, quasi inerme.

Una scena de Il dottor Stranamore
La cavalcata “sessuale” del missile in Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Ma non finisce qui. A partire dalla sequenza d’apertura di due B-52 il cui rifornimento in volo viene reso – dal montaggio – come fosse un rapporto sessuale sulle note de Try a Little Tenderness di Otis Redding, Kubrick connota il racconto di una serie di riferimenti sessuali. La stessa crisi di nervi del Generale Ripper, ad esempio, trova origine in un istinto sessuale inappagato. Scatenando così una crisi mondiale e dando la colpa ai Comunisti piuttosto che ammettere la sua impotenza.

La connotazione sessuale risulta evidente; ora nel cognome stesso del Generale Turgid-son di Scott, che rievoca chiaramente l’elemento fallico, ora nella cavalcata della bomba in chiusura di racconto sopra raffigurata e nel (fittizio) Playboy letto dal comandante Kong. La playmate del paginone centrale è proprio la stessa miss Scott di Tracy Reed. Vestita soltanto di un numero (stavolta reale) di Foreign Affairs, contenente al suo interno un articolo di Henry Kissinger (Strains on the Alliance), sulle alleanze in piena Guerra Fredda. Non ultimo, l’inno alla poligamia del Dottor Stranamore, in un rapporto di 10:1 per preservare la specie umana dall’estinzione.

“Peace is our profession”

La posizione ufficiale della U.S. Air Force è che la loro vigilanza impedirebbe l’accadere di eventi come quelli descritti in questo film. Inoltre è da notare come nessuno dei personaggi ritratti in questo film sono rappresentativi di persone reali, vive o morte.”  Apre così il racconto antimilitarista de Il dottor stranamore, un disclaimer solo apparentemente fittizio con cui esaltare – di riflesso – la forza narrativa di un’opera che si pone da subito come provocazione filmica a pieno titolo.

Il dottor Stranamore recensione
Gli intenti antimilitaristi de Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

C’è una frase che campeggia nella sequenza d’apertura, tra l’ufficio del Generale Ripper di Hayden e quello del Comandante Mandrake – uno dei tanti volti di un istrionico Sellers: “Peace is our profession”. La pietra narrativa su cui poggia il racconto permette a Kubrick di esaltarne il sottotesto, il mantenimento della pace per mezzo della forza. Tra giochi di carte, e l’insicurezza tra gli ufficiali, Kubrick dispiega un intreccio dal ritmo scenico netto e spedito e dal tono da black comedy dissacrante; attraverso cui imbastire una struttura narrativa a tre archi volta ridicolizzare gli Ufficiali delle forze armate.

I militari raffigurati ne Il dottor Stranamore sono pasticcioni, patriottici ma ingenui, paranoici, ignoranti e bifolchi, ma sempre con il dito sul bottone nucleare. In tal senso, le azioni del Generale Ripper di Hayden e quelle correlate del pilota “King” Kong di Pickens – e il loro sviluppo scenico – diventano funzionali per Kubrick, rivelando così la loro natura di strumento di denuncia con cui mostrarci gli effetti politico-sociali del Maccartismo nella caccia alle streghe “Comuniste”. Il Ripper di Hayden, tra le affermazioni sulla fluorocontaminazione dell’acqua potabile e lo scellerato piano di contrattacco, risulta così il simulacro scenico del militare megalomane e inetto – il perfetto americano maccartista.

L’Ordigno di fine di mondo e le implicazioni psicologiche del deterrente nucleare

Il cuore del racconto de Il dottor Stranamore è senza dubbio la macro-sequenza nella Centrale Operativa. Un raffinato kammerspiel su una partita a scacchi tra gli agenti scenici, in un’escalation progressiva della posta in gioco fatta di dialoghi rapidi, calzanti, con cui far crescere la caratterizzazione dei personaggi.

La narrazione si evolve – progressivamente – da semplice punto della situazione, a catastrofica situazione irrimediabile. Nel mezzo un comico tentativo di diplomazia via telefono e il punto finale in un deus ex-machina “in negativo”: l’Ordigno di fine di mondo. Tale espediente scenico-narrativo, permette a Kubrick di connotare la sua fantapolitica di un’acuta riflessione su come la guerra sia meno costosa della pace.

La Centrale Operativa
La Centrale Operativa de Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

La corsa agli armamenti e quella allo spazio hanno implicato uno sforzo economico largamente superiore di quello che potrebbe avere una “semplice” arma di distruzione di massa prodotta in scala. Il sopracitato e fantasioso Ordigno di fine di mondo de Il dottor Stranamore porta in seno delle implicazioni filosofico-etiche sul valore del deterrente nucleare. Il suo funzionamento irreversibile all’azione umana e i catastrofici effetti che ne deriverebbero lo rendono – in tal senso – perfetto. Tale potere distruttivo paralizzerebbe di terrore il nemico, incapace così di anche solo pensare un piano d’attacco.

La risoluzione del conflitto scenico de Il dottor Stranamore, in tal senso, ha un duplice valore. Piena espressione dell’incomunicabilità tra nazioni, dovuta dai muri posti dalla Guerra Fredda, e della depersonalizzazione del soldato nel conflitto bellico. Ne deriva, così, un’audace e nichilistica visione sul soldato sprovvisto di autocoscienza; le cui azioni sono spinte unicamente dagli ordini assegnatigli, per quanto assurdi possano risultare.

“Signori, non potete fare a botte in Centrale Operativa!”

A prescindere dal valore narrativo, la sopracitata macro-sequenza de Il dottor Stranamore viene resa grande dal talento registico del suo autore. Tra piani medi e inquadrature dal basso verso l’alto, Kubrick va a configurare scenicamente l’evoluzione della dinamiche di potere con cui raccontare – sommessamente – di un effettivo Stato da Legge Marziale. Un kammerspiel di grande impatto, portato alla luce grazie anche al talento assoluto dei suoi interpreti.

Le tante nature interpretative di Peter Sellers sono l’autentica marcia in più del racconto, specie in conclusione di terzo atto; per mezzo di in un campo/contro-campo dialogico tra due delle sue incarnazioni sceniche. Il Presidente e il Dottore omonimo che da il titolo alla pellicola. Un’opposizione anche recitativa, lavorando ora in sottrazione ora in una recitazione fisica e sopra le righe, senza per questo mai perdere un grammo d’intensità.

Peter Sellers
Peter Sellers in una scena de Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

In un vero e proprio Peter Sellers Show ad emergere è un monumentale George C. Scott. Il suo Generale Turgison urla, sbraita, piagnucola, inciampa, gigioneggia, impone la sua autorità, passa dall’ilarità alla disperazione in un millisecondo, per poi venire alle mani. Una recitazione anch’essa fisica, ma contornata da una mimica unica e difficilmente imitabile.

Dialogando e giocando con le tante anime di Sellers, i confronti scenici che ne derivano, fisici, caotici e mai banali; permettono a Kubrick di dare dinamismo a una macro-sequenza con cui consegnare Il dottor Stranamore all’immortalità cinematografica.

“We’ll meet again”

Ciò che risulta paradossale da una simile opera, è l’aspro contrasto tra il tono da black comedy e il finale “aperto” che non lascia speranza. Il racconto de Il dottor Stranamore sembra dare una possibilità per un cambiamento, per poi chiudere in un susseguirsi di esplosioni nucleari con cui Kubrick ci racconta – senza mostrarcela – della fine del mondo sulle dolci corde di Vera Lynn.

In realtà “we’ll (not) meet again“. Perché se è pur vero che Il dottor stranamore ci ha insegnato a non preoccuparci e ad amare la bomba – e il disclaimer in apertura certifica la natura “da fiction”; l’opera antimilitarista del 1964 realizzata da Kubrick risulta essere una finzione convincente. Abbastanza da chiederci quante chance ci siano che un Ordigno di fine di mondo si attivi per spazzarci via. La risposta non la sappiamo chiaramente. Quel che è certo però, è che il frastuono non sarà ovattato dalla voce di Vera Lynn in sottofondo.

Sintesi

L'opera più imprescindibile del primo periodo di Stanley Kubrick - assieme a Lolita (1962) - è una black comedy sagace, provocatoria, che pone al centro del (potenziale) conflitto bellico più critico dell'era moderna, la tensione sessuale. Con Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964), Kubrick gioca con il linguaggio filmico, in un racconto con cui esorcizzare la paura per la Guerra Fredda, reso grandioso da un formidabile George C. Scott e da un Peter Sellers allo stato dell'arte.

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