Il caso Spotlight

Il caso Spotlight recensione

Il caso Spotlight recensione film di Tom McCarthy con Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, Brian d’Arcy James, Stanley Tucci, Billy Crudup e John Slattery

Il caso Spotlight fa riferimento al team giornalistico del quotidiano The Boston Globe (Walter Robinson, Mike Rezendes, Sacha Pfeiffer e Matt Carroll, interpretati rispettivamente da Michael Keaton, Mark Ruffalo, Rachel McAdams e Brian D’Arcy James), che ha realizzato una gigantesca inchiesta per portare alla luce agli occhi del mondo intero decine di casi di pedofilia perpetrati da parroci di Boston.

Diretto da Tom McCarthy, Il caso Spotlight è stato premiato come miglior film e migliore sceneggiatura agli Oscar del 2016, mentre il Boston Globe ha ricevuto il premio Pulitzer nel 2003 per l’inchiesta, pubblicata nel 2001 dopo anni di insabbiamento da parte della Chiesa cattolica e dei media. Lo stesso Globe, negli anni precedenti, pubblicò semplicemente una manciata di articoli su questi eventi raccapriccianti. Ci si chiede perché? Perché non era stata fatta prima, ma soltanto anni dopo? Non è mai facile trattare argomenti di tale peso sociale e sopratutto non è mai facile mettersi contro istituzioni dalla levatura quale la Chiesa cattolica, che oltre il suo peso puramente ecclesiastico, è portatrice di potere economico e politico.

Michael Keaton e Rachel McAdams
Michael Keaton e Rachel McAdams

Il caso Spotlight recensione
Il caso Spotlight di Tom McCarthy

La peculiarità di questa pellicola sta nella capacità di mantenere tesa la narrazione, senza cadere cadere nel cliché della moralità o limitarsi al resoconto documentaristico. La trama è coinvolgente, la musica della colonna sonora piazzata in momenti chiave, mai banale nella sua sceneggiatura. Un thriller che sembra condurre lentamente ad una conclusione scontata, ma non è questo l’obiettivo; Il caso Spotlight porta a riflettere su una tematica importante, su vicende che non si credono finché non si vedono e nonostante questo continuiamo a non voler credere.

“Bisogna credere nell’Eterno e non nell’uomo.”
(Il caso Spotlight)

Il riferimento dell’eterno è la religione nella sua espressione propria, l’uomo invece è la Chiesa, istituzione macchiata di crimini che dovrebbero invece essere combattuti. Cosa c’è di confortante? Dove sta il lieto fine? Noi affidiamo le nostre vite e le nostre speranze di salvezza alla Chiesa, abbiamo fede in qualcosa che nella sua attuazione concreta è capace di essere una bestia peggiore del male stesso. In che cosa crediamo davvero? Questa è la tematica sulla quale riflettere lungo il percorso del film.

Stanley Tucci
Stanley Tucci

L'arcivescovo Law (Len Cariou)
L’arcivescovo Law (Len Cariou)

Il caso Spotlight è un film che non cerca spettacolarizzazioni: niente virtuosismi, niente momenti clou, niente colonna sonora che cattura in modo particolare (a parte la lentezza da pianoforte nei momenti chiave). A catturare invece ci pensa proprio il vuoto attraverso le parole non dette, i silenzi e le prese di coscienza: quelle dei protagonisti e degli spettatori, entrambi messi alla prova.

Le testimonianze sono sconvolgenti, nude e crude nella loro spietata malvagità, così come sconvolgente è anche la breve intervista da parte di Sacha nei confronti di uno dei parroci coinvolti; quest’ultimo con estrema naturalezza risponde di avere commesso quegli atti, ma che non gli fecero provare alcun piacere sessuale. Questo prete era stato vittima di violenza sessuale anni prima, e ciò che spaventa è come un esponente ecclesiastico abbia potuto razionalizzare in modo naturale un abuso ai danni di un bambino.

La figura del nuovo direttore del quotidiano, l’ebreo outsider Marty Baron (interpretato da Liev Schreiber), rappresenta il punto di partenza delle indagini sull’operato dell’arcivescovo Law (Len Cariou), reo di aver insabbiato gli eventi che coinvolsero oltre settanta preti solo a Boston, con migliaia di telefonate che iniziarono ad arrivare al giornale, moltiplicando il numero delle vittime di un un orrore senza fine che assunse anche una rilevanza psichiatrica sul ruolo del sacerdozio nella Chiesa.

L’intreccio narrativo è coinvolgente, sviluppato in modo perfetto, preciso e mai superfluo, esaltando l’altra grande tematica della pellicola, ossia l’elemento giornalistico, la capacità di realizzare un’inchiesta in modo meticoloso, senza lasciare nulla di intentato, con coraggio e determinazione. Un’inchiesta, come quella del Globe, che ha peso e valenza sociale, che smuove e cambia le cose, per tanto tempo taciute. Questo è il compito del vero giornalista, non scrivere un semplice articolo che svanisce nel nulla dopo 24 ore, ma approfondire, ricostruire e sviscerare una storia, con tutti i mezzi possibili, procurandosi una documentazione (come quella insabbiata dalla Chiesa ma resa poi pubblica grazie ad un avvocato dalla parte del giornale di Boston) di proporzioni talmente vaste, da non poter più tornare indietro. Fatti e prove che vanno assolutamente scritti e diffusi in nome di un impegno morale ancor prima che professionale.

Endrio

Sintesi

Attraverso le parole non dette, i silenzi e le prese di coscienza, Il caso Spotlight mette in mostra con una narrazione tesa e coinvolgente il male della Chiesa e la forza del vero giornalismo, che agisce in nome di un impegno morale ancor prima che professionale.

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