Idoli – Fino all’ultima Corsa recensione film di Matt Whitecross con Claudio Santamaria, Óscar Casas e Ana Mena
di Simone Luciani

Dopo che Warner Bros ha portato la Formula 1 al cinema, ora è il turno della MotoGP con Idoli – Fino all’ultima Corsa
Edu Serra è un giovane pilota, cacciato dal suo team a causa dei suoi problemi di rabbia. Gli viene offerta una seconda possibilità per tornare a correre, ma per farlo dovrà riappacificarsi e lasciarsi allenare dal suo distante padre, Antonio Belardi. Edu dovrà dimostrarsi degno dell’occasione e della sua nuova fiamma, Luna, facendo finalmente i conti con i propri problemi
Con Idoli – Fino all’ultima Corsa ci troviamo davanti a una co-produzione italo-spagnola che punta alle stelle, ma senza mai veramente provare a raggiungerle.
Il film non riesce a investire lo spettatore nella scena, dentro e fuori pista, nonostante alcuni buoni momenti che non bastano ad elevare la sua monotonia. La sua epica appare mondana e vuota, il suo dinamismo è paragonabile a quello provato nel guardare una replica di MotoGP in televisione.
Un’opera che, narrativamente, specie nei primi due atti, non offre novità o passione, evidenziando una forte mancanza di spettacolo. Riesce in parte a risollevarsi nel più spettacolare terzo atto, con l’arrivo alla MotoGP, ma ormai sembra essere troppo tardi per accattivare il pubblico.
Al centro della storia troviamo due storie d’amore, quella tra il nostro protagonista e la sua innamorata, Luna, e quella del suo rapporto disfunzionale col padre, Antonio. Se magari la seconda riesce ad avere un impatto migliore, non viene comunque dato abbastanza per appassionarci a questi personaggi. Specie il rapporto tra Edu e Luna, infatti, risulta scontato e prevedibile, mentre percorre strade sicure e viste ancora e ancora.
Forse il punto debole è però che in un film sportivo dal titolo “Idoli”, ci si aspetta di trovare personaggi con perlomeno un’aura che possa presentarli come artisti o sognatori. Ma la scrittura e il cast non riescono ad esprimere ciò, lasciando apparire i nostri come figure comuni e personaggi abbozzati, non lasciando mai veramente esprimere la loro passione.

Con il suo Edu, Óscar Casas non riesce proprio a reggere il film, presentando un personaggio sempre eccessivo e mai genuino. Nel ruolo di Luna invece, Ana Mena non sembra coinvolta nella storia, sembrando talvolta disorientata e non riuscendo ad integrarsi naturalmente nel film.
Il cast finisce per sorreggersi fin troppo sulla presenza di un buon Claudio Santamaria, che si erge forse anche troppo sul resto del cast. Il suo Antonio non convince troppo, specie a causa di una maldestra sequenza di guida che fallisce nel presentare il personaggio come un pilota maestro. Ma il carisma dell’attore si sente, rendendo anche i suoi più deboli momenti più piacevoli da seguire.
È così che Idoli finisce per apparire come un maldestro tentativo di marciare sul successo di F1. Ma il regista Matt Whitecross non presenta l’imponenza o la regia per riuscire a inserirsi nella stessa conversazione.
Per le gare ci si affida a immagini di repertorio, evidenti green screen e stilemi cinematografici che sanno di vecchio. Il tutto viene presentato con una fotografia statica, grigiastra e difficilmente dinamica o coinvolgente. Nelle corse si finisce per emozionarsi più per i momenti di reazione del pubblico della gara effettiva.
Funziona bene invece il sonoro, puntando, giustamente, ad esprimere l’imponenza dei motori e la caoticità delle gare. Ma anche qui il film casca in facili tranelli, confondendo possenza con rumore. Manca fin troppo spesso l’energia necessaria a tenere in vita un film come questo. A parte qualche raro momento, già dai pessimi titoli di apertura manca adrenalina e soprattutto emozione.
Oggi più che mai è importante da supportare e tenere in vita l’esperienza cinematografica. Ma Idoli fa di tutto per dimostrarsi come un’esperienza meglio goduta in televisione.


