Him

Him recensione film di Justin Tipping con Marlon Wayans [Anteprima]

Him recensione film di Justin Tipping con Marlon Wayans, Tyriq Withers e Tim Heidecker [Anteprima]

Him di Justin Tipping (Credits: Parrish Lewis / Universal Pictures)
Him di Justin Tipping (Credits: Parrish Lewis / Universal Pictures)

Con la produzione di Jordan Peele, arriva nelle sale italiane Him, una storia grottesca in cui l’horror cerca di superare il limite; a tratti fin troppo esuberante.

Quando grandi registi (e attori), in questo caso, decidono di investire in un progetto tanto ambizioso, ma con attori, registi e scrittori non ancora di fama internazionale, ci si deve chiedere cosa abbiano visto in quel film e in che modo esso rispecchi la loro visione della cinematografia.

Him è un film sportivo, innanzitutto, ma la componente horror è portata, in prima battuta, dagli effetti sonori e da una colonna sonora molto presente.

Il padre di Cam (Tyriq Withers) sogna che il figlio diventi il nuovo quarterback dei loro amati Saviors, squadra di football americano. Nel frattempo può solo ammirare l’attuale GOAT, Isaiah White (Marlon Wayans), che dopo un infortunio durissimo riesce a riprendersi e a conquistare ben otto importanti competizioni dello sport americano. Come ci è riuscito? Per il padre la risposta è una sola: sacrificio. Ma sacrificio di cosa? Del tempo libero, degli affetti, della giovinezza, tutto in nome di un allenamento instancabile sul campo?

Cameron, ormai adulto quattordici anni dopo, crede che il sacrificio consista nel dedicare tutto al suo sogno. Per questo, tiene a distanza la sua fidanzata storica per concentrarsi completamente sul suo obiettivo. Ma “sacrificio” può voler dire anche altro e lo scoprirà quando Isaiah lo inviterà nella sua enorme residenza nel deserto per una sorta di allenamento privato tra mentore e probabile successore.

Effettivamente anche in Scappa- Get Out  tornava il tema del sacrificio e della setta, dove il protagonista si sentiva diverso rispetto agli anziani bianchi. In Noi, invece, l’ambiente casalingo era inquinato dalla venuta di alcuni estranei. Tutti temi che tornano anche in Him con prepotenza. Oltretutto la regia di Justin Tipping appare moderna e dinamica, affine a quella di Jordan Peele, oltre che perfettamente adatta a un pitch molto forte. Inoltre il film è corredato da un ottimo studio di effetti sonori e presenta un look riconoscibile: elegante, ma hip hop; desertico, ma ricco di arte.

Him funziona bene sulla carta, ma rimane soprattutto un buon pitch che non riesce a trasformarsi in una storia davvero coinvolgente. Fin dall’inizio veniamo immersi nel mondo del football americano, tra sacrifici e l’adorazione familiare. Poi, con una gestione del tempo insolita e ricorrente nel film, ci ritroviamo quattordici anni dopo: Cam è ormai un campione, mentre Isaiah si ritira e lo invita nella sua lussuosa casa.

Him di Justin Tipping (Credits: Parrish Lewis / Universal Pictures)
Him di Justin Tipping (Credits: Parrish Lewis / Universal Pictures)

L’impressione è di non conoscere davvero il protagonista, le cui reazioni, da un’inquadratura all’altra della stessa scena, appaiono sconnesse e poco credibili: passa dalla noia alle grida, o dall’apatia all’allegria, senza una logica apparente. Se questa fosse una scelta registica per rappresentare un personaggio diviso tra ciò che vorrebbe essere e ciò che il destino gli impone, risulta comunque impossibile coglierla, dato il poco tempo concesso per approfondirlo.

Cam non è un personaggio agente o proattivo: resta silenzioso, ascolta e non reagisce. Anche nella grande residenza di Isaiah, dove si manifesta il vero orrore, non si tira indietro se non verso la fine del film, dopo aver oltrepassato troppi eventi — omicidi, sangue, droghe iniettate con la forza, abusi psicologici. La scrittura sincopata, in cui scene diverse e di tono variabile si intrecciano senza soluzioni di continuità, incontra una regia molto attenta ai singoli momenti ma poco alla loro legatura; anche la colonna sonora riflette questa scarsa fluidità, interrompendo bruscamente brani rap o accumulando musiche in pochi minuti.

Il patto di credibilità con lo spettatore si incrina già dalle prime scene.

A livello tecnico emergono diverse incongruenze di raccordo: Isaiah compare con il volto perfettamente asciutto in una scena e, nell’inquadratura successiva, completamente sudato, pur essendo rimasto semplicemente seduto senza compiere alcuna azione. Anche i costumi privilegiano l’estetica a scapito del realismo delle situazioni, contribuendo ad allontanare ulteriormente lo spettatore. Soprattutto nella scena finale, in cui, complice l’oggettiva bellezza dell’attore Tyriq Withers  e la ricercatezza di scenografia e costumi, si ha la sensazione di assistere a una pubblicità di un profumo, piuttosto che il catartico finale di un film.

Jordan Peele voleva sostenere un film simile ai suoi ultimi successi, senza rendersi conto che Him non poteva reggere il confronto, mancando di un’ideologia forte.

L’attenzione e la cura per il dettaglio risultano assenti nell’insieme di Him, dal reparto artistico a quello tecnico, producendo un film poco godibile, sebbene sia possibile estrarne alcune belle clip.

Him di Justin Tipping (Credits: Parrish Lewis / Universal Pictures)
Him di Justin Tipping (Credits: Parrish Lewis / Universal Pictures)

Sintesi

Him rappresenta l’horror grottesco che ambisce a essere moderno e originale, ma si perde in un estetismo vuoto e confuso.

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