GOAT: Sogna in grande recensione del nuovo film Sony Pictures Animation di Tyree Dillihay con le voci di Alessandro Florenzi, Beatrice Arnera e Pierluigi Pardo [Anteprima]
di Simone Luciani

Sin da piccolo, Will Harris, una capra alta appena un metro e 40, sogna di diventare un giocatore professionista di un folle sport, il pallaruggente. Ma quando avrà l’occasione di giocare per la sua squadra del cuore, i Thorns, e al fianco del suo idolo, Jett Fillmore, Will dovrà affrontare la realtà di essere piccolo in uno sport di grandi e feroci animali.
Non è un mistero che Sony Pictures Animation sia tra gli studios animati più interessanti e seguiti del momento. Forte di una storia fatta di grandi successi (Piovono Polpette) e clamorosi insuccessi (Emoji – Accendi le Emozioni), lo studio sembra ormai aver imboccato una direzione artistica accolta unanimemente da pubblico e critica.
Ed è proprio in questo contesto che GOAT: Sogna in grande si colloca accanto a titoli del calibro di Spider-Verse, I Mitchell contro le macchine e K-POP Demon Hunters. Il film propone una storia che, a un primo sguardo, può sembrare già vista: un mondo di animali antropomorfi, mentre nelle sale spopola ancora Zootropolis 2. Eppure, GOAT, proprio come il suo Will, dimostra che anche gli sfavoriti possono fare la differenza.
Si parte con uno splendido primo atto, quasi integralmente incentrato sul nostro Will, che lavora in un fantastico piccolo bistrot, al quale è personalmente legato, dedicato al Pallaruggente, brutale sport assimilabile al basket. Will affronta una vita di stenti, affitti non pagati e costante allenamento per avere una possibilità di vivere il suo sogno di scendere in campo.
Si apre con un primo atto straordinario, quasi interamente dedicato al protagonista. Affronta una vita di sacrifici: affitti arretrati, allenamenti incessanti e difficoltà quotidiane, tutto per inseguire un unico sogno: scendere in campo e lasciare il segno.
Nonostante la natura evidentemente metropolitana della città di Vineland, il film sceglie, intelligentemente, di non esplorare mai troppo al di fuori della comunità di Will. Ed è proprio questa scelta a distaccare GOAT da film come Zootropolis, lanciando lo spettatore in una comunità a cui si affeziona, e da cui viene accolto a braccia aperte. Una prospettiva che con poco, racconta Vineland e la sua fantastica popolazione, dove la convivenza tra specie è accostabile alla multietnicità delle grandi metropoli.
Will diventa l’ultima speranza dei Thorns, il cui arrivo non appare forzato, lasciando anche spazio a un, prevedibile ma interessante, colpo di scena. Le partite, con grande pathos, appaiono più come imprevedibili battaglie, in stadi perfettamente costruiti.
GOAT: Sogna in grande però cade non di rado in territori già ampiamente esplorati, sfociando in un finale che, per quanto divertente, risulta inevitabilmente prevedibile. Questa lacuna indebolisce l’esperienza complessiva, con cliché che emergono in una storia già di per sé piuttosto semplice.

Tuttavia, là dove la trama mostra i suoi limiti, interviene l’animazione
È sempre un piacere vedere grande animazione sul grande schermo, e Sony Animation non delude. Lo stile scelto è pop e originale, perfettamente in sintonia con il contesto della storia. Le immagini esplodono sullo schermo e l’anarchia—come dovrebbe sempre accadere nell’animazione—regna sovrana.
Il debutto cinematografico del regista Tyree Dillihay, pur non brillando per la maestria nell’uso della camera digitale, convince e porta grande dinamismo in scena. Qualche inquadratura risente però di un product placement invadente, in particolare per la PlayStation 5, sempre perfettamente posizionata a favore di camera
Ottimi anche i brani originali di Kris Bowers (Il Robot Selvaggio) e la selezione musicale che accompagna il film.
Con GOAT diventa ancora più interessante parlare di montaggio.
Spesso l’animazione odierna viene criticata per l’eccessiva frenesia – basta pensare a I Puffi, Wish o Super Mario Bros – gettando battute e colori a ritmo serrato per intrattenere i bambini, con un manierismo che ricorda troppo i social network. Montaggio e tempi cinematografici sembrano così aver perso parte del loro valore nell’animazione contemporanea.
Non è il caso di GOAT: Sogna in grande, che nei suoi 100 minuti si prende il tempo necessario. I tempi comici funzionano, le emozioni trovano spazio per emergere, e il ritmo—soprattutto durante i momenti musicali—è incalzante senza mai risultare dispersivo. Il film sembra rivolgersi a un pubblico leggermente più maturo, senza però trascurare i bambini, offrendo una storia godibile da tutta la famiglia.


